Fra i vari tipi di teatro tradizionale giapponese quello più peculiare, almeno per noi occidentali, è senz’altro il teatro Bunraku (文楽). Si tratta di spettacoli caratterizzati dai forti toni drammatici, la cui caratteristica principale è quella di essere interpretati non da attori in carne ed ossa ma da burattini.
Si tratta di un’arte che ha origini antiche: fin dal periodo Heian (794 – 1185) le città giapponesi venivano attraversate da burattinai da strada, i cosiddetti kugutsu-mawashi (傀儡廻). Dei veri e propri cantastorie viaggiatori che si esibivano in cambio di denaro, intrattenendo i passanti con storie d’amore o di intrepidi duelli.

Successivamente questo tipo di teatro da strada si raffinò, fondendosi con l’arte del Jōruri (浄瑠璃), ovvero un tipo di narrazione musicale in cui il canto dell’esecutore (太夫, tayū) è accompagnata dal suono dello shamisen (味三線, strumento musicale giapponese a tre corde).
Il teatro Bunraku, anche chiamato Ningyō Jōruri (人形浄瑠璃, letteralmente “dramma musicale delle bambole”), rischiò di scomparire più volte durante il periodo Edo (1603 – 1867) poiché con l’apertura del Giappone all’estero i gusti del pubblico andavano via via occidentalizzandosi. Tuttavia, agli inizi dell’800 il Bunraku venne portato al successo da un marionettista di nome Uemura Bunrakuken (1737 – 1810, 植村文楽軒), che costruì il primo teatro dedicato a questa forma d’arte (il Bunrakuza) e fondò una compagnia stabile, cui fecero seguito molte altre. Iniziò così una nuova epoca per questo genere di spettacolo, che visse la sua epoca d’oro ad Osaka, il cuore pulsante della cultura e dello spettacolo in quel periodo.


Noi di Nuok ci siamo recati nell’isola di Awaji (淡路島, Awaji-shima), a sud della città di Kobe. Si tratta del luogo dove l’arte dei burattinai giapponesi ebbe inizio e dove ancora oggi vengono messi in scena spettacoli di Bunraku. Il teatro di Awaji Ningyō Jōruri (淡路人形浄瑠璃館) mette in scena quotidianamente numerosi spettacoli tradizionali per le centinaia di turisti che arrivano da ogni parte del Giappone.

L’influenza della tradizione teatrale di Awaji si diffuse rapidamente in tutto il Giappone, e ancora oggi il nome stesso dell’isola è associato al Bunraku. Durante il periodo d’oro del teatro dei burattini, fra il 17° e il 18° secolo, l’isola di Awaji fu la meta principale dei maestri burattinai. Nonostante si tratti di un’isola relativamente piccola (poco più vasta di Malta per intenderci), all’epoca sorgevano ben 44 teatri di burattini attivi. Le compagnie di burattinai tappezzarono letteralmente l’isola di palchi per i loro spettacoli. Si trattava di strutture provvisorie ma estremamente elaborate, che venivano generalmente costruite sui santuari scintoisti o sulle coltivazioni lasciate a maggese. Questo genere di teatro era dunque strettamente legato al ciclo della vita agricola, e offriva inoltre un po’ di sano svago per i contadini e le loro famiglie. Gli spettatori erano soliti organizzare ricchi banchetti e assistevano agli spettacoli seduti su cuscini portati dalle proprie case.


In contrasto con l’immaginario occidentale dei burattini concepiti come un tipo di spettacolo dedicato principalmente ai bambini, il pubblico giapponese dell’epoca era composto esclusivamente da adulti. In particolare gli abitanti di Awaji, oltre ad essere grandi amanti del genere, erano spesso grandi conoscitori delle tecniche di manipolazioni dei burattini, della recitazione drammatica e della musica d’accompagnamento; pertanto il rapporto fra artisti e spettatori era in grado di creare un’atmosfera in cui sembrava quasi che tutti i presenti fossero attivamente partecipi dell’evento.


Sfortunatamente, a causa della Seconda Guerra Mondiale, i tour delle compagnie teatrali si fecero sempre più rari. Anche i teatri più fiorenti incontrarono gravi problemi finanziari e molti di essi furono costretti a chiudere i battenti permanentemente. Nonostante i devastanti bombardamenti e il tragico declino economico dell’immediato dopoguerra, i burattini di Awaji furono miracolosamente conservati e in tempi recenti sono tornati in auge esibendosi in numerose tournée di successo in tutto il mondo.

I burattini del teatro Bunraku consistono in una testa smontabile (かしら) e un corpo. La testa dei burattini è un’ingegnosa opera d’arte: le pupille, le palpebre, la mandibola e le sopracciglia si muovono in maniera realistica ricreando espressioni facciali di grandissimo impatto. Esistono addirittura burattini che possono modificare il loro volto in pochi istanti, trasformandosi da una graziosa bambina ad una volpe, da un samurai ad un dragone, da una vecchietta ad un Oni (鬼, mostri della mitologia giapponese). Questo genere di metamorfosi tanto rapide quanto spettacolari sono estremamente difficili da realizzare e richiedono un’elevata esperienza nella manovrazione dei burattini.

Composte da legno ed argilla, le marionette del Bunkaku pesano all’incirca 10 kg, per questo ognuna di esse richiede ben tre manovratori. Essi sono coperti dalla testa ai piedi (per essere notati il meno possibile durante le scene) in un abito tradizionale completamente nero (kurogo, 黒衣): uno controlla le gambe, uno la mano destra e la testa, mentre l’ultimo si occupa della mano sinistra e degli oggetti di scena.

A quanto pare ci vogliono 7 anni di allenamento solo per controllare le gambe delle marionette, mentre per braccia e testa occorre una vita intera. Muovere manichini così pesanti in maniera armonica e delicata è un lavoro difficilissimo, ed è un peccato che siano rimaste ormai pochissime scuole in grado di insegnare quest’arte.

La voce narrante e le voci di tutti i personaggi presenti in scena sono eseguite da una sola figura, il Gidayu-bushi (義太夫節), le cui parole vengono armoniosamente accompagnate dalla musica dei due Shamisen hiki (三味線, letteralmente “suonatori di shamisen”).

Tutte queste figura operano perfettamente all’unisono, facendo dimenticare allo spettatore che quello a cui stanno assistendo è uno spettacolo recitato da oggetti inanimati.



[...] il genere ha origine dal più antico teatro giapponese, nello specifico il teatro Kabuki e ilteatro Banraku (che già faceva utilizzo di marionette e rudimentali effetti [...]