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Coolture

Un giro di valzer al Palazzo Biscari di Catania

17 maggio 2015

La sala da ballo era tutta oro (…) Non era la doratura sfacciata che adesso i decoratori sfoggiano, ma un oro consunto, pallido come i capelli di certe bambine del Nord, impegnato a nascondere il proprio valore sotto una pudicizia ormai perduta di materia preziosa che voleva mostrare la propria bellezza e far dimenticare il proprio costo; qua e là sui pannelli nodi di fiori rococò di un colore tanto svanito da non sembrare altro che un effimero rossore dovuto al riflesso dei lampadari

scala a tenaglia coldplay

Così raccontava Tomasi di Lampedusa il Palazzo Salina nel suo “Il Gattopardo”. Non potevamo che scegliere le parole di questo classico della letteratura italiana per iniziare il nostro viaggio al Palazzo Biscari di Catania. La sua edificazione fu voluta da Ignazio Paternò Castello III Principe di Biscari e i lavori ebbero inizio durante i primi anni del 1700 per finire quasi un secolo dopo. Un progetto che coinvolse i più grandi architetti catanesi dell’epoca: da Di Benedetto a Palazzotto, da Battaglia al figlio Antonino. Il palazzo è ancora oggi abitato dai discendenti della famiglia e sarà proprio uno di loro ad accogliervi al grande portale d’ingresso e ad accompagnarvi lungo tutte le stanze, i corridoi e i terrazzi che fanno di questo luogo un esempio di architettura barocca unico nel suo genere. Superato l’ingresso, vi troverete davanti una scala a tenaglia in basalto dell’Etna dal sapore familiare e vi accorgerete che ansia e fobie non sempre sono cattive consigliere: per paura che un altro terribile terremoto si verificasse, l’intera struttura è una concatenazione perfetta di vie di fuga che confluiscono nel grande cortile centrale.

affreschi

Una volta varcata la soglia un susseguirsi di saloni si fa testimone di un’epoca lontana ma di intramontabile magia. Alle grandi pareti sono ancora appesi i ritratti delle generazioni che hanno abitato il Palazzo nel corso dei secoli e il padrone di casa non risparmia dettagli sulle loro (a volte bizzarre) personalità: colorati sono gli aneddoti e il lessico familiare di questa famiglia dell’aristocrazia siciliana. Il salone delle feste toglie il fiato, ancor prima che per la sua opulenza, per brillantezza dei colori che animano le figure simboliche. Un certo sentimentalismo è difficilmente contenibile e di sicuro le note del Bellini, che come da rito accompagnano la visita, hanno un ruolo chiave.

salone delle feste

La sala è di fatto la piazza interna della casa, l’apoteosi del rococò: specchi e camini si intervallano in una continua evocazione del fuoco, le maioliche policrome di Vietri compongono infiniti ghirigori che sembrano poi, trovare la forma negli stucchi e negli affreschi. La grande cupola o loggia della musica (sul cui ballatoio un tempo si disponeva l’orchestra) è decorata dal “Consiglio degli dei”. Otto ovali con affreschi di figure allegoriche contrapposte: Forza e Giustizia, Giorno e Notte, Amore e Morte, Purezza e Vanità. Al livello più alto della cupola è raffigurato il dio vulcano che, a detta del padrone di casa, sembrerebbe riportare una vaga somiglianza con il proprietario di allora. Non meraviglia che in un simile olimpo, al posto di Giove, troneggi adornato da angeli, un dio avvolto in un regale mantello rosso, una divinità che vive dentro un vulcano. 

corridoio degli uccelli

Superando il salone a suon di valzer, si arriva alla galleria degli uccelli, un tempo anche detta galleria delle porcellane. Qui, la luce entra dalle grandi finestre, riflettendosi sulla fila di porte bianche e su un vero e proprio miracolo architettonico: la scala a chiocciola che il Principe Ignazio definì “a fiocco di neve”. Non sappiamo cosa suggerì quest’analogia all’eclettico Ignazio, perché ammirando questa scala viene in mente un’onda del mare che attraverso le finestre entra nel palazzo e si pietrifica, portando con se tutte le bellezze di un pre-mitico universo marino. Non essendo stata realizzata in cemento armato ma con i soli mezzi del XVII secolo, è quasi incredibile che sia ancora intatta. Inoltre, pare che questa scala sia stata appositamente edificata per collegare la camera da letto del Principe Ignazio con quella della consorte, la quale fra le altre cose, non lamentava la presenza di una seconda scala: collegamento fra il giardino pensile delle stanze del Principe e il Palazzo adiacente, da lui regalato all’amante Bocca di Fuoco.

fiocco di neve

La galleria degli uccelli con gli splendidi affreschi raffiguranti le quattro stagioni, conduce al terrazzo principale, che si affaccia sugli archi della marina.

i vecchi

Per secoli il viaggiatore che arrivava a Catania dal mare, veniva accolto dall’imponente prospetto barocco di Palazzo Biscari: una moltitudine di figure allegoriche in pietra calcarea, affolla in netto contrasto, i muri di basalto nero. Fichi, melograni, putti, donne gravide, vecchi, simboleggiano l’abbondanza, la prosperità, la fertilità, la saggezza, e incantano ancora oggi tutti i passanti.

angeli

Non c’è da stupirsi se le bellezze barocche di questo Palazzo affascinarono ospiti illustri come Goethe e la Regina d’Inghilterra, la quale si disse benevolmente invidiosa della boiserie francese della camera privata della Principessa.

stanza principessa

Una superficie che si accarezza con gli occhi, frutto di un minuzioso lavoro artigianale del legno che ricorda le strutture poliedriche di Escher. In questa stanza le preziose superfici fanno da contrasto alla pavimentazione greco romana e alla vasca da bagno in marmo che per l’epoca, rappresentava un accessorio di estrema rarità.

stanza

La visita di Palazzo Biscari è un esperienza di cui non si può che raccontarne solo qualche dettaglio, ci sarebbero volute numerose pagine per farvi partecipare ad ogni stanza o terrazzo, ad ogni racconto o aneddoto con cui il padrone di casa ha divertito i visitatori, all’atmosfera che il suono d’archi dagli altoparlanti ha ricreato, alla luce e all’armonia di una fusione fra arte, storia, architettura e mitologia, ancora intatta.