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Day Trip

Un castello sul mare tra Catania e Aci Trezza

12 luglio 2016

Catania sorge sulla costa orientale della Sicilia e, vista la sua storia e le sue dominazioni, di certo non mancano musei, chiese, palazzi e ville da visitare. Ma diciamo che avete un poco di tempo, anche solo una mezza giornata, per fare un giro lontano dal centro caotico e snervante. Qualunque sia la ragione e la stagione, proprio non dovreste perdervi i dintorni che noi di Nuok stiamo per raccontare.

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Infilatevi in macchina – dal centro di Catania ci vorranno soltanto dieci/quindici minuti – e raggiungete il lungomare, una scogliera a perdifiato che da sempre ha dominato il panorama scoglioso e scorbutico. Sorpassate il porticciolo di Ognina e la sua parrocchia, percorrete la salita che avete davanti e tirate dritto fino a quando il comune di Catania non diventa quello di Aci Castello. La strada è piuttosto semplice da seguire, una serie di curve larghe sul confine di un panorama blu spumeggiante.

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Arriverete, in breve, fino al centro del paesino. Aci Castello sorge tra Catania e Aci Trezza (patria dei Malavoglia, anche qui fare un giro vale davvero la pena), ed è un comune di 18.000 anime. “Aci” è il prefisso che possiedono vari comuni in provincia di Catania e che, secondo la tradizione, deriverebbero dall’antica città greca di Xiphonia. Virgilio e Ovidio raccontano che la città fu fondata dalla ninfa Galatea e dal pastorello Aci (pronuncia latina aki), quest’ultimo venne ucciso da Polifemo per gelosia, e una volta morto divenne un fiume dall’acqua pura che ancora zampilla in mezzo a queste terre. La strada principale del paesino, via Re Martino, raccoglie alimentari, bar, fruttivendoli, negozi, tabaccai, panifici e giunge fino alla piazzetta dove sorge la Parrocchia di S. Mauro Abate, chiesa principale del paese. Due traverse dietro un’ottima pizzeriaDietro Le Mura – e in direzione del mare un porticciolo dove stanno sopite barchette colorate sulla riva lavica. Le onde del mare danzano invadenti, sono visibili da qualsiasi angolo, e non si fatica a immaginare storie di pescatori e tramonti sul mare da togliere tutto, ma proprio tutto il fiato.

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La scoperta del paesino potrebbe finire qui, e forse non varrebbe la pena venire a ficcare il naso fin qui. In realtà Aci Castello non ha mai deluso nessuno, dunque rubate del tempo ai vostri programmi per passeggiare sulle stradine strette e ciottolose e le casette colorate. Bevete un calice di vino e, se dovete rifocillarvi, fate un salto nella trattoria storica La Bettola.

Poi, cercate Piazza Castello.

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La piazza è un balcone a strapiombo sul mare, la distesa blu scuro la circonda e si abbatte feroce sulla riva fatta di scogli lavici che d’inverno sembrano forme mostruose e d’estate scomodi sedili dove turisti di ogni nazionalità si spalma ad abbronzarsi. La piazza è grande: a riempirla qualche bar, villette antiche, un giardinetto centrale, la gente a passeggio e i bambini che scorrazzano liberi. Un quadretto idilliaco, forse non troppo distante a tante altre realtà… E dunque cosa, invece, la rende unica?

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Alzando il naso vi troverete faccia a faccia con il Castello normanno. Imponente, saldo, dalle curve mastodontiche e stranamente aggraziate. È come un guardiano del mare, e proprio con questa funzione venne costruito, intorno al 1076. Fatto di basalto, roccia lavica proveniente dalle antiche eruzioni dell’Etna, ha una posizione strategica che lo ha reso, per molto tempo, inespugnabile. I normanni modellarono la sua pietra quando conquistarono il territorio agli arabi e poi convissero con questo popolo in modo pacifico. Si dice che a corte, a quel tempo, si parlassero più lingue; franco-normanno, latino, greco, arabo. Poi, col trascorrere del tempo, si sono scontrate e incontrate altre genti, altre culture, altre religioni, dominazioni diverse.

Il Castello fu centro e simbolo di numerosi poteri, venne ceduto, preso con la forza, venduto, e poi nel 1297 venne conquistato da Federico II di Aragona. Con gli anni perse la sua funzione difensiva, per un breve periodo divenne caserma militare e prigione, fino a divenire ciò che è ancora oggi; un’istituzione esclusivamente simbolica. Nonostante le eruzioni, le conquiste, il passaggio infame del tempo sulla sua roccia a volte calda altre ghiacciata, il castello è in buone condizioni. Durante la seconda guerra mondiale fu persino usato come rifugio antiaereo. Delle strutture interne rimane ormai ben poco; al centro della fortezza il «donjon», torre quadrangolare fulcro del maniero, i resti dell’impianto del ponte levatoio, il cortile con un piccolo orto botanico e una cappella (secondo alcuni bizantina). Ciò che vale la pena andare a scoprire, nonostante il faticoso percorso di scale per raggiungerla, è la terrazza panoramica sul golfo antistante.

Se avete bisogno di rilassarvi, di ritrovarvi, di recuperare pensiero e cuore, forse è questo lo splendore di cui avete bisogno; la terrazza sovrasta tutto il paesaggio vista la sua notevole altezza, a strapiombo sulla pietra nera e buia, il mare ribolle sotto, agitato d’inverno, oppure quieto in una giornata calda di sole. L’orizzonte immenso riempie gli occhi e l’odore fortissimo di sale pizzica le narici. I pescatori sulle barchette colorate sono in equilibrio, davanti a voi, sul confine di cielo e acqua.

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Il Castello, inoltre, ospita un museo civico con sezioni di mineralogia, paleontologia e archeoogia. Il 23 maggio 2012 il comune ha scelto di intitolare a Jean Calogero una sala del Castello, pittore di rilievo internazionale che attraverso la sua arte ha reso noti al mondo i paesaggi del territorio di Aci Castello. La Sala Jean Calogero, già nota come la Cappella bizantina, ospiterà in permanenza i dipinti a olio Riviera dei Ciclopi, Aci Trezza e Aci Castello, donati dalla famiglia stessa al comune.

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Questa fortezza, forse poco conosciuta, non è solo una meraviglia per gli occhi; la storia di cui è impregnata, quella di chi l’ha costruito, le peripezie di chi l’ha conquistato, la forza di chi l’ha dominato, la molteplicità delle origini diverse, le radici forti, popolazioni agli antipodi che si sono inerpicate su questa roccia lasciandole qualcosa di magico a rivestirla.

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Un miscuglio di storie, favole e vita che l’hanno resa un simbolo d’integrazione e bellezza. Questa stessa forza e potenza, se veniste a farvi un giro nei dintorni, non potrà non scorrervi sulla pelle, e inebriarvi.

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