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	<title>nuok &#187; STELLE E STRISCE</title>
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		<title>STELLE E STRISCE: Claudia Zanella</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 12:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Baglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[Claudia Zanella]]></category>
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		<description><![CDATA[Claudia Zanella è un’attrice che, durante la sua carriera, ha lavorato con grandi nomi del cinema italiano: da Rubini a Salvatores, passando per Bellocchio e Veronesi. Tra i suoi lavori televisivi, ricordiamo i film tv: Briciole e Troppi equivoci della serie Crimini. Recentemente l’abbiamo vista nella miniserie tv Fidati di me, al fianco di Virna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudia Zanella </strong>è un’attrice che,  durante la sua carriera, ha lavorato con grandi nomi del cinema  italiano: da Rubini a Salvatores, passando per Bellocchio e Veronesi.  Tra i suoi lavori televisivi,  ricordiamo i film tv: Briciole e Troppi equivoci della serie <a title="Crimini (serie  televisiva)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crimini_%28serie_televisiva%29" target="_blank">Crimini</a>. Recentemente l’abbiamo vista nella miniserie tv Fidati di me, al fianco di <a title="Virna Lisi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Virna_Lisi" target="_blank">Virna Lisi</a>, <a title="Flavio Montrucchio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Montrucchio" target="_blank">Flavio Montrucchio</a> e <a title="Martina Colombari" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Martina_Colombari" target="_blank">Martina Colombari</a>. Claudia ha da poco finito di girare il film “Tutti al mare”,  per la regia di Matteo Cerami. Nel film dividerà la scena con Ambra  Angiolini in una storia dal risvolto amoroso imprevisto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-12082" title="claz" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/08/claz.png" alt="" width="440" height="290" /></p>
<p><strong>:: La prima volta che hai messo piede a New York cosa hai pensato?</strong></p>
<p>La prima volta che sono stata a N.Y. avevo 15 anni ed ho pensato che era la città dove &#8216;da grande&#8217; avrei voluto vivere.  Amo follemente New York, è l&#8217;unica città al mondo che sa regalarmi energia, adrenalina, esperienza, sembra che il giorno non voglia mai finire! New York è un quadrato di luci e respiri dove prima o poi chiunque passa. Adoro la sua gente stravagante, le strade che sanno di vita vera, l&#8217;amore per l&#8217;arte che si respira. Una cosa di questa città me la ricordo bene: quanto costa un dentista! Due anni fa, ho avuto un problema ad un dente e per un root canal ho speso 2500 dollari, invece dei 100 che avrei speso in Italia! Vista la ricevuta mi misi a piangere e il dentista mi fece, grazie al cielo, un grande sconto!</p>
<p><strong>:: Il posto del cuore nella Grande Mela, quello dove vai sempre?</strong></p>
<p>Tribeca e Soho sono i miei quartieri preferiti, mi piacciono le lunge passeggiate primaverili al Central Park, quando gli alberi in fiore ti tolgono il respiro e i brunch nelle vie di Brooklyn. E poi c’è il MoMA dove trovi cultura, arte e novità.</p>
<p><strong>:: A livello culinario, c&#8217;è un ristorantino o qualcosa di simile nel quale torneresti?</strong></p>
<p>A pranzo vado da Whole food, dove trovo un ottimo cibo biologico. In verità sono spesso da Whole food, in mezzo alla mia giornata passo di lì a comprarmi degli incredibili succhi di frutta ai cranberries!</p>
<p><strong>:: Parliamo di te. Come hai cominciato la carriera attoriale?</strong></p>
<p>Ho cominciato a lavorare nella pubblicità quando ero una bambina poi, crescendo, mi sono messa a studiare seriamente recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma.  Tre anni di vera scuola: recitazione, canto, ballo, acrobazia, scherma, educazione alla voce&#8230; faticoso, ma quanta soddisfazione! Il mio primo lavoro da protagonista è stato Briciole, un film sull&#8217;anoressia. La bellezza di girare film a tema sociale, è l&#8217;aiuto che puoi dare a molti spettatori che hanno quei determinati problemi. Non si sentono più soli, e capiscono che ne possono parlare con qualcuno, che possono confrontarsi.</p>
<p><strong>:: Quali saranno gli altri progetti lavorativi imminenti?</strong></p>
<p>Ho appena finito di girare &#8216;Tutti al mare&#8217;. Ho un ruolo molto divertente. Un bionda svampita e animalista. Il personaggio si chiama Sara ed è una hostess di volo. Con me recita Ambra Angiolini. Anche lei nei panni della hostess.</p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Giulio Perrone</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Baglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Perrone Editore]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulio Perrone è l’editore di Giulio Perrone Editore casa editrice romana che ha fondato, nel marzo 2005, insieme a Mariacarmela Leto, con lo scopo di creare una nuova realtà letteraria e culturale, sulla scia delle case editrici indipendenti capitoline affermatesi negli ultimi dieci anni. Punti cardine del progetto sono l’attenzione estrema per la qualità dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giulio Perrone</strong> è l’editore di Giulio Perrone Editore casa editrice romana che ha fondato, nel marzo 2005, insieme a Mariacarmela Leto, con lo scopo di creare una nuova realtà letteraria e culturale, sulla scia delle case editrici indipendenti capitoline affermatesi negli ultimi dieci anni. Punti cardine del progetto sono l’attenzione estrema per la qualità dei testi proposti, la cura per la veste grafica e una contaminazione fra arti e linguaggi che esplori le molteplici possibilità del fare cultura.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11972" title="gp" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/gp.png" alt="" width="441" height="290" /></p>
<h3>:: Com&#8217;è stata la prima volta a New York?</h3>
<p>Ci sono stato nel giugno del 2007 per il Bookexpo America. L&#8217;idea era quella di passare tre/quattro giorni chiusi in fiera per stabilire rapporti con gli editori americani, acquistare e vendere diritti di libri; alla fine però si è trattato soprattutto di una scusa per girovagare quasi dieci giorni nella Grande Mela. La cosa sorprendente di New York è che sogni tutta la vita di andarci e poi ti rendi conto che per certi versi questa città così folle, convulsa e accesa 24 ore su 24 è proprio come te l&#8217;eri immaginata. Se cammini sulla 5° Avenue sembra di essere in una puntata di Sex and the city, se giri la notte in certi quartieri temi di trovarti in una di CSI o di LAWandORDER. Insomma ti senti quasi al centro di un film pur camminando in una città che è, forse, l&#8217;unica dove in fondo è difficile essere notati perchè tutto è concesso e non fa più scalpore.</p>
<h3>:: Il posto che ti ha maggiormente colpito?</h3>
<p>Per ragioni profondamente diverse mi hanno colpito Ellis Island e Broadway. Nel primo caso mi sono sentito profondamente immerso nella tragedia che ha colpito migliaia e migliaia di persone e ho riflettuto profondamente su quanto è ridicola la posizione di certi politici (del NORD) nei confronti dell&#8217;immigrazione. Sembra quasi che si vogliano vendicare, risultando però anacronistici, di una storia che ci ha visti invasori prima ancora che invasi. Tra l&#8217;altro è stata molto particolare la sensazione di entrare in quei luoghi così perfettamente descritti dal romanzo Vita di Melania G. Mazzucco. Un caso veramente eccezionale di capacità di trascrivere sulla pagina scritta sensazioni, visioni, odori addirittura di un mondo apparentemente così lontano da noi.<br />
Brodway invece è qualcosa di indescrivibile se non ci si è mai stati. Non credo che in Italia ci sia qualcosa di paragonabile e se per puro caso, come tra l&#8217;altro è capitato a me, si inizia a vedere New York partendo da lì c&#8217;è il rischio di pensare ad una città profondamente diversa da quello che è realmente. Però penso che quella confusione di luci, movimento, immagini che si sovrappongono sia al tempo stesso una cosa impossibile da dimenticare.</p>
<h3>:: Quello dove tornare sicuramente?</h3>
<p>Se tornassi a New York penso che mi piacerebbe soprattutto viverla nel suo scorrere normale di città. Per questo credo che mi stabilirei al Village che è il quartiere che mi ha colpito di più e che mi sembra più in movimento per quello che riguarda non solo l&#8217;arte, ma anche la vita sociale delle persone. Prenderei quello come punto di partenza per girovagare qua e là cercando di percepire le atmosfere e i ritmi, parlare con le persone e provare quindi ad essere newyorkese per un po’.</p>
<h3>:: Come hai cominciato i primi passi nel mondo editoriale?</h3>
<p>Il mio passato pre-editoriale appartiene alla radio dove, grazie ad una rubrica dedicata ai libri, ho potuto conoscere scrittori, giornalisti, uffici stampa e anche editori. La passione si è accesa così anche se l&#8217;incontro decisivo è stato quello con Mariacarmela Leto che sarebbe diventata poi mia moglie e con cui ho deciso di iniziare questa sorta di piccola follia: aprire una casa editrice. Da allora, ovvero dal marzo del 2005, sono successe tantissime cose che è quasi impossibile riassumere. Penso che, in fondo, come in ogni altro settore, contino soprattutto gli incontri con persone che ti stimolano, ti aiutano a crescere e per certi versi ti cambiano la vita. Penso a Walter Mauro, a Dacia Maraini, a Ugo Riccarelli, a Julia Baird e a Paolo Poli tanto per fare dei nomi. In modo diverso sono stati tutti artefici di qualche cambiamento importante, di qualche passo che ci ha consentito di diventare quello che siamo oggi.</p>
<h3>:: I traguardi più soddisfacenti?</h3>
<p>Ce ne sono stati tanti in realtà. La prima volta che il Venerdì ci ha dedicato cinque pagine per un libro (la biografia di Maria Callas), Paolo Poli intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa e il libro la settimana successiva nella classifica dei più venduti, i premi letterari e i riconoscimenti ottenuti da alcuni autori, il primo nostro libro in vetrina da Feltrinelli. Tante emozioni diverse anche se poi la soddisfazione più grande te la danno gli scrittori che scopri. Scovare il talento e cercare di farlo maturare, emergere e poi conoscere; in fondo è questo uno dei punti fondamentali del nostro lavoro. Un esempio? Giuseppe Aloe che considero uno dei migliori autori italiani e che, piano piano, sta raccogliendo molti consensi. Per fortuna ancora per un po’ avrò il privilegio di leggere i suoi libri prima degli altri.</p>
<h3>:: Quali sono i tuoi progetti futuri?</h3>
<p>Il progetto più ambizioso è quello di continuare a crescere e a soddisfare un pubblico di lettori, si spera, sempre più grande. Per fare questo lavoriamo tutti i giorni cercando in Italia e all&#8217;estero romanzi di qualità, biografie, libri che possano raccontare storie, ma anche lasciare qualcosa di profondo in chi li legge. Vecchie sfide che continuano nel tempo, ma anche nuove avventure come quella di Perrone LAB, marchio editoriale creato due anni fa, con cui cerchiamo di dare spazio ai migliori autori esordienti in circolazione. Una casa editrice che fa dello scouting e della ricerca incessante di talenti il suo principale obiettivo. Non contenti, poi, dall&#8217;autunno ci occuperemo anche di saggistica universitaria con la collana SAGUNI diretta dal nostro autore e collaboratore, Giorgio Nisini.</p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Piero Alciati</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 21:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Avallone</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[eataly]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Alciati]]></category>

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		<description><![CDATA[Piero Alciati, responsabile ristorazione Eataly di Torino :: Gentilissimo Piero, benvenuto su Nuok! Abbiamo seguito con piacere il lancio dell&#8217;iniziativa Chef per un giorno: esattamente, come è nata questa idea originale? Chef per un giorno è stata un idea per far divertire i nostri clienti, dando loro la possibilità di cimentarsi in cucina con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-11630" title="piero" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/07/piero.png" alt="" width="440" height="290" /><br />
</em><span style="color: #888888;"><strong>Piero Alciati</strong></span><em><span style="color: #888888;">, responsabile ristorazione Eataly di Torino</span></em></p>
<h3>:: Gentilissimo Piero, benvenuto su Nuok! Abbiamo seguito con piacere il lancio dell&#8217;iniziativa <em>Chef per un giorno</em>: esattamente, come è nata questa idea originale?</h3>
<p><em>Chef per un giorno</em> è stata un idea per far divertire i nostri clienti, dando loro la possibilità di cimentarsi in cucina con il loro piatto preferito. Ormai è più di un anno che ogni lunedì un cliente propone in un ristorantino di Eataly la propria ricetta: la cosa divertente e sicuramente esperienziale è che la proposta è in diretta, senza rete, ai clienti occasionali della serata senza filtri.</p>
<h3>:: A brevissimo, finalmente Eataly arriverà a New York. Qual è la prima cosa che le viene in mente se pensa alla Grande Mela?</h3>
<p>NY è unica e  speciale, non ci sono altre Mele paragonabili.</p>
<h3>:: Luogo comune vuole che in America non si mangi bene. E&#8217; poi così vero? Oppure semplicemente cambiano i sapori e gli accostamenti?</h3>
<p>in America si  mangia molto bene invece, e non da oggi. Ho viaggiato molto in passato negli Stati Uniti e ho mangiato molto&#8230; e bene a San Francisco, Napa Valley, Los Angeles, San  Diego, Berkeley, Boston, Santa Fè, Las Vegas, Seattle, Portland, Washington, e naturalmente a New York. E mi sento a casa nei ristoranti dei miei amici <a href="http://www.mariobatali.com/restaurants.cfm">Bastianich e Batali</a>,  ora  anche partner di Eataly NY.</p>
<h3>:: Qual è il suo piatto del cuore? Ed il vino?</h3>
<p>La pasta fatta in casa e il Barolo.</p>
<p><strong>Link</strong><br />
<a href="http://www.eataly.it/">www.eataly.it</a><br />
<a href="http://www.twitter.com/eatalytorino/">twitter.com/eatalytorino/</a></p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Filippo La Mantia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 14:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[cucina italiana]]></category>
		<category><![CDATA[cuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo La Mantia]]></category>

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		<description><![CDATA[Filippo La Mantia, cuoco siciliano, titolare dell&#8217;omonimo ristorante presso l&#8217;Hotel Majestic di Roma. :: Come ha influenzato il suo modo di pensare e lavorare l&#8217;America? Appartengo alla generazione degli anni &#8217;60. La mia generazione è stata influenzata tantissimo dall&#8217;America e dal sogno americano. La musica, lo stile, la motocicletta, gli atteggiamenti e i miti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #808080;"><strong>Filippo La Mantia</strong>, cuoco siciliano, titolare dell&#8217;omonimo ristorante presso l&#8217;Hotel Majestic di Roma.</span></p>
<h3><img class="alignleft size-medium wp-image-11083" title="Immagine 40" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-40.png" alt="" width="308" height="462" />:: Come ha influenzato il suo modo di pensare e lavorare l&#8217;America?</h3>
<p>Appartengo alla generazione degli anni &#8217;60. La mia generazione è stata influenzata tantissimo dall&#8217;America e dal sogno americano. La musica, lo stile, la motocicletta, gli atteggiamenti e i miti del cinema americano. Molto meno la cucina. Tutti i miei coetanei hanno mangiato hambuerger e patatine fritte. La Coca Cola o la Pepsi Cola. Io sono siciliano e ho vissuto sempre con il concetto della tradizione a tavola, la famiglia e la convivialità. Il cibo come denominatore comune per sfatare stenti ed esaltare il gruppo, la fede e le tradizioni che ci accompagneranno sempre e ovunque. Vivo ancora oggi nel mito americano, ma senza distaccarmi dalla fede siciliana. Sono sempre stato affascinato dalle storie americane, da chi ce l&#8217;ha fatta senza avere nulla, chi ha vissuto in un territorio ampio dove creare qualcosa di importante. Gli italiani e i siciliani hanno contribuito tantissimo nella crescita di questa nazione. Nel bene e nel male. E quindi, per il mio pensiero, quella  nave che scaricava emigranti negli States non si è mai fermata!</p>
<h3>:: Come si concilia la voglia di mantenere vive le tradizioni della propria terra, nel suo caso la Sicilia, e la spinta a innovare?</h3>
<p>Per innovare non bisogna mai dimenticare da dove siamo partiti. La considerazione, per quelli che hanno rappresentato il nostro passato, deve essere massima. I nostri nonni ci hanno insegnato a mangiare con pochi ingredienti, il loro pensiero puro deve essere una guida fondamentale per il nostro futuro. L&#8217;innovazione deve essere tradizione e fondamento nello stesso tempo. Io sono totalmente ispirato dalla Sicilia e ho portato con me il meglio che offre. L&#8217;ingrediente della mia cucina e la realizzazione dei miei piatti, ogni giorno, è dedicato ai contadini e ai pescatori &#8211; cioè a tutta quella gente che con il proprio lavoro, fatto di momenti meditativi &#8211; a contemplare l&#8217;alba e il tramonto, a lottare con le intemperie, a combattere la fatica fisica &#8211; ci ha regalato degli elementi che definisco immortali.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11084" title="Immagine 42" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-42.png" alt="" width="388" height="387" /></p>
<h3>:: La cultura passa anche attraverso il cibo? Come si possono educare le nuove generazioni a una gastronomia più consapevole?</h3>
<p>La cultura è cibo. Ogni qual volta che mi trovo in viaggio, in paesi lontani e realtà sconosciute, il mio primo approccio è il mercato. Solamente stando a contatto con la materia prima capisci il carattere di un popolo. L&#8217;educazione delle nuove generazioni passa attraverso un rapporto educativo che i genitori impartiscono con i loro figli. Se i ragazzi ricevono e soprattutto vivono un contesto dove i profumi e la presenza costante del genitore passa attraverso la cucina, la loro educazione gastronomica sarà migliore. Ovviamente, ogni tanto, bisogna nutrirsi anche male per capire. Lo abbiamo fatto tutti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11085" title="Immagine 43" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-431.png" alt="" width="391" height="388" /></p>
<h3>:: Qual è la lezione più importante che ha imparato in cucina?</h3>
<p>Il gruppo, lo scambio di idee, la fratellanza in una brigata. Da soli non si fa nulla. E&#8217; importante essere un buon capo, duro ma ragionevole. Mai tirarsela ed essere consapevoli che i grandi progetti non si fanno mai da soli. Bisogna riconoscere i meriti e combattere i demeriti.</p>
<h3>:: Secondo lei, come sarà l&#8217;alimentazione del futuro?</h3>
<p>La cucina, attraverso i numerosi interpreti, ha provato tantissime strade. Ma alla fine è tornata sempre alle origini. Il cuoco deve essere portatore sano di una buona cucina. Non dimenticarsi mai che il commensale va rispettato e va coccolato. Il cliente deve sempre trovare, in un ristorante, quello ch non ha più a casa. Il relax, il buon servizio e un sorriso. Il cibo non deve essere aggressivo e deve lasciare ampio spazio alle interpretazioni personali. Il piatto deve essere replicabile a casa da chi lo ha mangiato. Il cibo deve avvicinare, non allontanare il commensale. L&#8217;alimentazione del futuro sarà con un occhio al passato e con un occhio alla leggerezza e alla digeribilità. Mai dimenticarsi che il nostro fisico è cambiato rispetto a cinquanta anni fa. Il cuoco deve interpretare le esigenze e avvicinarsi alle numerose allergie che fanno evitare tanti ingredienti. Il futuro in cucina è la creazione personalizzata del piatto.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11086" title="Immagine 44" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-441.png" alt="" width="391" height="391" /></p>
<h3>:: Che cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole andarsene dal proprio paese e tentare la fortuna all&#8217;estero?</h3>
<p>Incontro ogni giorno ragazzi che viogliono avvicinarsi a questo meraviglioso mondo. La cucina, oggi, è vista come una meta ambita. I media hanno pompato tantissimo la figura del cuoco. Ma non dimentichiamoci mai che il cuoco cucina e va anche in televisione, in radio e nei giornali. Non dobbiamo mai distaccarci da dove veniamo. La cucina è passione, arte, cultura. Il cuoco deve anche essere un ottimo interlocutore e deve essere informato su tutto. La gente ha bisogno sempre più di informazioni. Il cuoco deve essere sempre propositivo, allegro e deve sempre dare la sensazione che tutto va bene. I problemi si discutono in altre sedi e le tensioni si scaricano a fine serata. I giovani che si avvicinano a questo lavoro devono sapere che non si tratta di un lavoro ma di una missione. Fare la gavetta è importantissimo tanto quanto imparare la tecnica. Ma la tecnica senza esperienza pratica è nulla. Ho conosciuto tanti teorici ma alla fine il cliente vuole fatti e cibi da mangiare senza troppi fronzoli intellettuali. Se mia figlia mi dicesse: papà mi trasferisco all&#8217;estero per provare nuove esperienze, per imparare la lingua, per confrontarmi con la vita, per conoscere nuove culture e ritrovarmi con me stessa &#8211; da sola &#8211; ovviamente ne soffrirei ma non la terrei mai con la forza. L&#8217;ho fatto io ed è giusto che lo faccia anche lei. Mi rendo conto che i tempi sono diversi. Nel mondo, oggi, ci sono tantissime cose che quarant&#8217;anni fa non esistevano o forse non ne sentivamo parlare. Quindi le preoccupazioni crescono. Ma la vita appartiene a ognuno di noi, quindi è giusto lasciare che ogni scelta faccia il suo decorso naturale.</p>
<h3>:: Qual è il cibo del cuore?</h3>
<p>Il mio cibo del cuore si chiama &#8220;mamma&#8221;. Ancora oggi, quando mangio le sue cose, ritrovo per intero la stessa intensità di tanti anni addietro. Trovo la casa, l&#8217;allegria, l&#8217;amore della nutrizione.</p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Alvin</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 16:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[VIP]]></category>
		<category><![CDATA[Alvin]]></category>
		<category><![CDATA[star]]></category>

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		<description><![CDATA[:: Ciao Alvin, benvenuto su Nuok. Prima di tutto raccontaci un ricordo della tua prima volta a New York. Qual è il tuo luogo del cuore? La mia prima volta a NY è stata non molto tempo fa nel febbraio del 2005. La prima cosa che mi ha propriamente shockato della Grande Mela, è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignnone size-full wp-image-9891" style="border: 0pt none;" title="-11" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/06/11.jpg" alt="" width="536" height="300" /></h3>
<h3>:: Ciao Alvin, benvenuto su Nuok. Prima di tutto raccontaci un ricordo della tua prima volta a New York. Qual è il tuo luogo del cuore?</h3>
<p>La mia prima volta a NY è stata non molto tempo fa nel febbraio del 2005. La prima cosa che mi ha propriamente shockato della Grande Mela, è stato l&#8217;arrivo a Manhattan dall&#8217;Aeroporto di Newark! Sono arrivato di sera e lo skyline di New York è stato un vero e proprio tuffo al cuore. Tutti quei grattacieli illuminati… era come se mi chiamassero: mi hanno fatto battere il cuore sempre più forte. Più mi avvicinavo alla città, più entravo gradualmente in un film visto tantissime volte in tv. Con la differenza che il protagonista, quella volta, ero io! Non vorrei sembrare eccessivamente romantico, ma i miei luoghi del cuore a New York, sono più di uno ovviamente: l&#8217;Empire-Fulton State Park (dove si canalizza tutta l&#8217;energia della città); Central Park (l&#8217;ombelico, il polmone, il cuore di NY) e Harlem (praticamente un film di Spike Lee).</p>
<h3>:: Alvin, tu sei un uomo-multitasking: sei conduttore televisivo e radiofonico, ma anche attore, musicista, regista e fotografo. Sul tuo sito alvinville.com ci sono moltissimi tuoi scatti: paesaggi, ritratti, foto artistiche: come è nata questa passione? Cosa ami della fotografia? Cosa preferisci fotografare? Quali i tuoi maestri di riferimento?</h3>
<p>Grazie per avermi definito multitasking, ma di tutto quello che faccio, non c&#8217;è una cosa che mi venga bene! Ah! Ah! Ah! La mia passione per la fotografia nasce non molto tempo fa, purtroppo dopo il viaggio a NY&#8230; (infatti nel mio sito <a href="http://www.alvinville.com">Alvinville.com</a> non ci sono foto di questa città!)</p>
<p>Diciamo che sono sempre stato un grande osservatore, e proprio per questo pensavo che la fotografia mi avrebbe portato via tempo dall&#8217;&#8221;osservare le cose&#8221;, quindi ho sempre categoricamente rifiutato l’idea di avere una macchina fotografica. Per fortuna si cambia. Venutami l&#8217;esigenza di portare a galla delle immagini viste durante i miei viaggi &#8211; ma non avendone &#8211; l&#8217;istinto di imitazione di immagini viste quà e la su libri, mostre, documentari, mi portò ad iniziare a fotografare.</p>
<p>Non so cosa amo della fotografia. In realtà adoro la sensazione che mi dà il vedere una foto &#8220;bella&#8221;: la luce, l&#8217;espressione, le forme delle cose, le curve, i bilanciamenti dei colori e spesso i messaggi nascosti nelle immagini stesse. Non adoro fotografare cose in particolare, vado a periodi. Ora per esempio mi dedico ai ritratti. Non ho maestri particolari ai quali mi ispiro, diciamo che tra tutti in questo periodo cito Steve McCurry.</p>
<h3>:: New York è molto probabilmente la città più fotografata e filmata del mondo: ci suggerisci un posto inedito da fotografare nella Grande Mela?</h3>
<p>Purtroppo non saprei dove dirvi di andare a fotografare perché, ripeto, purtroppo non ero ancora colto dalla passione quando andai a NY!</p>
<h3>:: Tu sei riuscito ad affermarti e a dare risalto alle tue passioni artistiche in un Paese non sempre facile, come l&#8217;Italia. Cosa pensi della situazione attuale e dei tagli alla cultura? Tu che hai vissuto all&#8217;estero, quali differenze noti?</h3>
<p>Wow che domandone impegnativo.</p>
<p>Mi ritengo molto fortunato ad aver la possibilità di fare il lavoro che ho sempre sognato, qui in Italia, sapendo quanto sia difficile. All&#8217;estero (mi riferisco all&#8217;Inghilterra in particolare che forse conosco un po&#8217; meglio) è complicato allo stesso modo, o forse maggiormente perché c&#8217;è ancora più concorrenza e le persone sono davvero molto preparate (vedi mondo della musica per esempio).</p>
<p>L&#8217;unica cosa che invidio delle società estere, come quella americana e inglese è che già a 30 anni puoi diventare il conduttore del programma in prima serata del sabato. Dopo inizi a diventare vecchio. Qui in Italia se non hai almeno 50 anni, non sei abbastanza maturo! Vedrai che quando avrò 50 anni io, la tendenza sarà invertita e io sarò già troppo vecchio! Ah! Ah! Ah!</p>
<h3>:: Per finire: quali sono i tuoi prossimi impegni lavorativi?</h3>
<p>A settembre ricomincerò <em>Verissimo</em> e continuerò <em>Music &amp; Cars</em> su Radio 105. Grazie ragazzi e complimenti ancora per NUOK. La prossima volta che torno a New York prendo tutte le informazioni dal vostro sito!</p>
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		<title>STELLE E STRISCE: The Niro</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 16:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Combusti]]></category>
		<category><![CDATA[The Niro]]></category>

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		<description><![CDATA[foto tratta dal sito ufficiale www.theniro.com Davide Combusti, in arte The Niro, classe 1978, è un cantautore italiano. Il suo ultimo album si intitola Best Wishes. :: Ciao Davide! Benvenuto! Sul tuo sito www.theniro.com dici che il titolo del brano Best wishes è anche una frase detta in modo ironico da qualcuno che è insofferente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8012" title="The Niro" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/04/foto7.jpg" alt="" width="540" height="360" /><br />
<span style="color: #c0c0c0;"><em>foto tratta dal sito ufficiale www.theniro.com</em></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><em><strong>Davide Combusti</strong>, in arte The Niro, classe 1978, è un cantautore italiano.<br />
Il suo ultimo album si intitola </em>Best Wishes.<em><br />
</em></span></p>
<p><strong>:: Ciao Davide! Benvenuto! Sul tuo sito <a href="http://www.theniro.com">www.theniro.com</a> dici che il titolo del brano <em>Best wishes</em> è anche una frase detta in modo ironico da qualcuno che è insofferente verso un’altra persona. Augurio e ironia che si adattano molto bene alla situazione lavorativa e culturale del nostro paese, oggi.</strong></p>
<p>In effetti la mia idea ironica di Best Wishes si può benissimo adattare a diversi contesti legati a questo strano periodo storico italiano. C’è però da dire che nel testo di Best Wishes me la prendo con una persona sola, che non è neanche italiana.</p>
<p><strong>:: Tu sei stato notato prima all’estero che in Italia, dove forse c’è una maggiore attenzione verso le novità e la creatività. La fuga dei cervelli italiani quindi non ci dovrebbe sorprendere. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>Sto vivendo ancora la fase in cui sogno di poter riuscire ad affermarmi anche nel nostro amato paese. Per ora le cose stanno andando bene, anche se sento che l’apprezzamento estero, prima o poi, mi porterà lontano dall’Italia.</p>
<p><strong>:: Lasciare inizialmente l’Italia per suonare all’estero è stata una necessità o un caso?</strong></p>
<p>Un caso. Nel febbraio del 2006 un’organizzatrice di eventi di Tucson mi invitò a partecipare ad alcune serate nella sua città. Accettai, e da quel momento non smisi più di girare per il mondo per suonare dal vivo.</p>
<p><strong>:: Da pochi giorni, il 16 aprile, è uscito il tuo secondo album Best wishes a 2 anni di distanza dal tuo primo omonimo album, che ebbe un grande successo. Agitato?</strong></p>
<p>Sono emozionato, e felice per aver pubblicato ancora una volta per una major un lavoro così poco commerciale.</p>
<p><strong>:: In un’intervista dici che gli undici pezzi che compongono questo album sono dei pesi massimi, perché?</strong></p>
<p>Perché sento che non ci sono pause dalla prima all’ultima traccia. Ogni brano è emotivamente molto ricco, non ci sono pezzi messi lì tanto per riempire. Per certi versi è quasi un concept.</p>
<p><strong>:: Nel 2007 hai suonato in due club di New York davvero di culto per gli appassionati di musica, il Pianos e il Sidewalk: come ti ha accolto il pubblico newyorkese?</strong></p>
<p>Benissimo! In generale suonare negli States è molto appagante, c’è sempre un pubblico meraviglioso e appassionato.</p>
<p><strong>:: Qual è il tuo primo ricordo di New York? E quale il luogo del cuore?</strong></p>
<p>Febbraio 2006. Faceva freddissimo. Ero così felice ed elettrizzato che il primo giorno camminai dalla 57° strada fino a Brooklyn a piedi. Il luogo del cuore è Central Park.</p>
<p><strong>:: Per la cover del tuo primo album The Niro, hai collaborato con l’artista newyorkese Mark Kostabi, che si è occupato dell’artwork di artisti del calibro di Guns’N’Roses e Ramones. Nell’era digitale ormai booklet e confezioni passano spesso in secondo piano, se non addirittura vengono accantonati. Come mai quindi la decisione di coinvolgere Kostabi?</strong></p>
<p>Kostabi entrò a contatto con la mia musica per caso, se ne innamorò, e fece tre quadri ispirati alla mia musica dicendomi che avrei potuto utilizzarli come copertina. Fu un gesto così speciale che non smetterò mai di ringraziarlo.</p>
<p><strong>:: Tra le tue influenze musicali ci sono Tim Buckley, Elliott Smith, Morrisey e hai condiviso il palco con Deep Purple, Isobel Campbell, Badly Drawn Boy: per concludere questa intervista, ci dai qualche consiglio su quali sono le band da tenere d’occhio in questo 2010?</strong></p>
<p>Due band che mi hanno colpito al South by Southwest di Austin lo scorso marzo sono state gli Spoon e i Man Man. Se è uscito, o se uscirà qualcosa di loro nel 2010, fatelo vostro!</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/marianna-martino"><strong>Marianna Martino</strong></a></p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Linea 77</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 13:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[VIP]]></category>
		<category><![CDATA[Linea 77]]></category>

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		<description><![CDATA[Linea 77, band alternative metal, ha appena pubblicato il nuovo cd 10. Abbiamo parlato con NItto. www.linea77.com :: Ciao a tutti e benvenuti su Nuok! Molti dei vostri album, compreso l’ultimo “10” in uscita il 16 aprile, sono stati registrati negli Stati Uniti: cosa vi piace degli States? C’è una differenza con l’Italia a livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #808080;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7347" title="0linea1" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/04/0linea1.jpg" alt="" width="340" height="447" />Linea 77</strong>, band alternative metal, ha appena pubblicato il nuovo cd 10. Abbiamo parlato con NItto. <a href="http://www.linea77.com">www.linea77.com</a></span></em></p>
<p><strong>:: Ciao a tutti e benvenuti su Nuok! Molti dei vostri album, compreso l’ultimo “<em>10</em>” in uscita il 16 aprile, sono stati registrati negli Stati Uniti: cosa vi piace degli States? C’è una differenza con l’Italia a livello professionale?</strong></p>
<p>A livello professionale credo che non ci siano grosse differenze. Sicuramente si può contare sull&#8217;esperienza delle persone che lavorano in quegli studi: questo perché  in Italia certe sonorità sono entrate nell&#8217;ascolto quotidiano, o quasi, da poco più di 10 anni, mentre negli States sono ormai 40 anni che si ascolta rock più o meno duro, e certi trucchi si conoscono solo con l&#8217;esperienza.</p>
<p>Inoltre non è da sottovalutare il fatto che uno studio americano, con tutto quello che solitamente chiede un produttore, costa in media un terzo in meno di uno studio italiano a parità di condizioni.</p>
<p><strong>:: Esiste ancora il sogno americano? La fuga di cervelli italiani si spiega con la voglia di rincorrere quel sogno o ci sono altri motivi?</strong></p>
<p>Non so se si può  parlare ancora di sogno americano. Una cosa è certa però: mentre in Italia ci si basa pressoché su un sistema clientelare, negli States vale ancora il principio che il merito è la base di giudizio e di successo.</p>
<p>Il nostro paese ormai è assolutamente vittima del “<em>se conosci qualcuno riesci a fare le cose</em>”. E questo è avvilente. Soprattutto per tutte le persone che magari hanno lavorato o studiato una vita, per poi non riuscire a mettere in pratica e a godere dei frutti di tanti sforzi e sacrifici.</p>
<p><strong>:: Parlateci di <em>10</em>, il vostro decimo album: cosa dobbiamo aspettarci?</strong></p>
<p>È difficile sapere cosa si aspetta un ascoltatore di questo disco. Prima di tutto è cantato interamente in italiano, e per noi questa è assolutamente una novità.</p>
<p>In secondo luogo non è un CONCEPT album, anzi ogni brano è un episodio a sé, e da qui anche il titolo<em> 10</em>.</p>
<p>Abbiamo sperimentato molto nell&#8217;arrangiamento e, per la prima volta, abbiamo utilizzato chitarre acustiche. In teoria avremmo voluto sperimentare molto di più, ma purtroppo i tempi di registrazione sono stati molto serrati e non ne abbiamo avuto il tempo. Sicuramente non è un disco come Horror Vacui dove si voleva trasmettere il nostro impatto live anche in registrazione. 10 è un disco più intimo e sicuramente richiede più tempo nell&#8217;ascolto, ma sono sicuro che abbia molte più potenzialità dei dischi precedenti.</p>
<p><strong>:: <em>10</em> come 10 anni dal vostro primo album: è difficile lavorare insieme per così tanti anni? Ci sono mai momenti di “<em>stanca</em>”, anche creativa? E come si superano?</strong></p>
<p>A volte è difficile lavorare insieme dopo tutti questi anni.</p>
<p>Immagina di avere 4 ragazze tutte con gusti diversi e con modi diversi di lavorare o confrontarsi. Però è anche questa la forza dei Linea77. Ormai ci si capisce con uno sguardo o poco più, e sappiamo fin dove si può spingere una propria idea.</p>
<p>Per i momenti di “stanca”, invece, devo dire che possono capitare, ma al massimo ci sediamo in studio e iniziamo a parlare del più e del meno, senza spingere troppo sull&#8217;acceleratore e a volte lasciamo che sia il caso a guidarci. L&#8217;ispirazione viene spesso durante una session di improvvisazione.</p>
<p><strong>:: A quando una vostra “puntata” a New York?</strong></p>
<p>Per quest&#8217;ultimo disco e per i due precedenti abbiamo scelto, come meta per la registrazione, Los Angeles, proprio perché il nostro produttore, Toby Wright, lavora e vive li. Sinceramente mi piacerebbe molto invece, magari per il prossimo disco, cambiare costa e venire nella Grande Mela.</p>
<p><strong>:: Pensate che gli States e una città come New York possano offrire di più agli artisti e ai creativi rispetto al nostro Paese?</strong></p>
<p>Non conosco bene New York ma, dal punto di vista artistico l&#8217;America offre sicuramente di più dell&#8217;Italia. C’è da sottolineare il fatto che, mentre in America la tua “arte” può diventare il tuo lavoro, o meglio la tua fonte di reddito, rispettabile e accettata da tutti, in Italia se sei un artista devi quasi sempre occuparti anche di altro per vivere. Sono rari i casi in cui da artista “amatoriale” riesci a fare quel magico passaggio ad artista professionista con tutto ciò che ne comporta.</p>
<p><strong>:: Il 16 aprile non è uscito soltanto 10 ma avete inaugurato anche il social network OOZER, sito che metterà in contatto tra loro artisti e manager: ci parlate di questo progetto e di come siete coinvolti?</strong></p>
<p>L&#8217;incontro con OOZER è stato molto naturale e semplice. Sono anni che come Linea 77 proviamo a promuovere gruppi e musica che normalmente non riesce a oltrepassare il “limite ” dell&#8217;indipendenza, non riesce ad arrivare ai grossi network, o magari non riesce neanche a trovare spazi per farsi ascoltare. Quindi, con questo nuovo portale, abbiamo dato la possibilità a gruppi emergenti, scelti esclusivamente da una giuria interna al sito, di aprire i nostri concerti, un gruppo diverso per ogni città. Può non sembrare molto ma almeno proviamo a smuovere un po&#8217; le acque.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #888888;"><a href="http://www.nuok.it/team/marianna-martino"><span style="color: #000000;"><strong>Marianna Martino<br />
</strong></span></a><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-1598" style="border: 0pt none;" title="esclusiva" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/esclusiva.jpg" alt="" width="100" height="100" /><em><br />
</em></span></p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Perturbazione</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 12:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
		<category><![CDATA[gallery]]></category>
		<category><![CDATA[inglese]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Perturbazione]]></category>
		<category><![CDATA[studiare inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[I Perturbazione sono una indie band nata a Rivoli (To). Il loro ultimo cd si intitola Del nostro tempo rubato ed è uscito a maggio. Il loro tour comincia il 28 maggio da Roma. Trovate tutte le info sul loro sito www.perturbazione.com :: Avete pubblicato un cd, dal titolo Enlarge your English, che raccoglie le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;">I Perturbazione sono una indie band nata a Rivoli (To). Il loro ultimo cd si intitola <em>Del nostro tempo rubato</em> ed è uscito a maggio. Il loro tour comincia il 28 maggio da Roma. Trovate tutte le info sul loro sito <a href="http://www.perturbazione.com/">www.perturbazione.com</a></span></p>
<h3><img class="alignnone size-full wp-image-9440" title="-4" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/05/41.jpg" alt="" width="500" height="366" /></h3>
<h3>:: Avete pubblicato un cd, dal titolo <em>Enlarge your English</em>, che raccoglie le canzoni composte per la casa editrice di libri scolastici Loescher, pubblicate finora all’interno di libri didattici volti a insegnare l’inglese nelle scuole: un lavoro davvero meritevole. Specie in un paese in cui la conoscenza delle lingue straniere, e dell’inglese in particolare, è molto trascurata.</h3>
<p>La storia è abbastanza semplice: Tommaso, il nostro cantante, è quasi madrelingua. Ha studiato per un po’ in lingua inglese al “<em>Collegio del mondo unito</em>”; sua madre ha fatto per una vita l’insegnante d’inglese. Ha scritto diversi libri di testo: a un certo punto lei e il suo l’editore ci hanno chiesto, per un suo libro, di scrivere alcuni canzoni (ed eseguire alcune cover “classiche”: Beatles, Queen etc) che avessero dei testi facilmente comprensibili per chi doveva imparare l’inglese a scuola. L’operazione oltre ad andare oltre le nostre più rosee aspettative è stata molto più divertente del previsto: avendo preso il lavoro con piglio leggero e adolescenziale non ci siamo dati barriere compositive e tutto è filato liscio. Quanto all’inglese qui in Italia, come disse Rutelli con impeccabile accento cockney: <em>visit our website, but please, visit our country! </em>Eccome come stiamo messi…</p>
<h3>:: Tra le vostre pubblicazioni ci sono vinili (come il cd <em>Città viste dal basso</em>) ma anche offerte via streaming: come convivono supporti così diversi? Nel futuro ci sarà spazio per tutti quanti o si passerà totalmente al digitale?</h3>
<p>Il futuro, almeno per quanto ci riguarda, è probabile che vada verso una formula cosiddetta mista: difatti al momento è difficile discostarsi dal sistema che Chris Anderson (direttore della rivista americana <em>Wired</em>, nel suo saggio dal titolo <em>Free</em>) definisce “freemium”: ossia un sistema economico che incrocia gratuito (free, come il nostro <em>Enlarge Your English</em> è stato per gli utenti del web) e “premium”: ossia prodotti, dischi nel nostro caso, a pagamento, più tradizionali. Questo anche perché, nonostante tutto, noi abbiamo ancora grande fiducia “narrativa” nei confronti dell’oggetto disco (vinile, cd o cos’altro sia) come testimonia la durata “enciclopedica” de Del nostro tempo rubato.</p>
<h3>:: Parlateci del vostro prossimo cd, Del nostro tempo rubato che esce nella seconda metà di maggio: com’è nato? Come mai la scelta di un “quasi-doppio” album di 24 canzoni?</h3>
<p>Ogni musicista dichiara che il suo ultimo disco è il migliore. Ci accodiamo al luogo comune, ma questo lo sentiamo davvero così. È il “nostro” disco più ambizioso e rischioso; è pieno di tutto ciò che farcisce le nostre vite: amore, morte, sesso, paura, partenze, giochi, prese in giro, stagioni, notti che sembrano coltelli. Risente di quella magia propria del rock classico, quando gli album così lunghi (Beatles, Husker Du, minutemen, Clash, XTC etc.) di fatto erano doppi. L’album è nato in un momento di grande difficoltà: alla fine del 2007 il nostro bassista storico decide di mollare, e noi al contempo decidiamo di lasciare la EMI, con cui non abbiamo mai veramente legato. A quel punto siamo stati a un passo così dal farla finita. In un bar, discussioni, e tristezza. E invece no, visto che abbandonare è sempre più facile che insistere. Con pazienza, isolamento, scazzi e molta passione abbiamo ripreso a scrivere. Prima in acustico ed elettronico, poi tutti assieme. Abbiamo “rubato” un sacco di tempo alle nostre famiglie per fare questo disco, ci siamo rubati un mucchio di tempo vicendevolmente ed eccoci qui, più decisi che mai. Il sacrificio è valso la pena, o almeno così ci sembra.</p>
<h3>:: A quando il vostro tour? Farete mai un salto negli States?</h3>
<p>Il tour partirà  in coincidenza con l’uscita del disco, due settimane dopo. Speriamo sia lungo, stancante, pieno di chilometri e canzoni. Moriamo dalla voglia di portare in giro le canzoni vecchie e quelle nuove assieme, abbiamo grande desiderio di tornare a suonare più stabilmente dal vivo dopo anni intermittenti. Quanto agli States, naturalmente rimane un sogno. Abbiamo esplorato un pochino l’Europa (Lussemburgo, Germania) ed è ovvio che la barriera linguistica rispetto alle nostre canzoni sia un problema. Ma Tommaso, come detto, ha un ottimo inglese ed è quindi bravissimo, sul palco, anche a “switchare” da una lingua all’altra per spiegare meglio chi siamo. E cosa cantiamo. Chissà, magari, in futuro, speriamo…</p>
<h3>:: Il vostro rapporto con NY. Il luogo del cuore che volete consigliarci?</h3>
<p>New York è tutti i film che abbiamo visto, una fetta del nostro immaginario: non necessariamente <em>Manhattan </em>o tutto Woody Allen, ma basta prendere per esempio anche alcune delle più belle pellicole uscite di recente, tipo <em>L’ospite inatteso</em> o <em>Two Lovers</em>. Basta l’inquadratura di una fermata della metropolitana, di una piazza, di una strada notturna illuminata ed ecco che tutto sembra ritornare. Le mille luci di New York della nostra adolescenza (Jay McInerney), il CBGB’s (quel che fu…), Ramones, Sonic Youth e Patti Smith ieri; Interpol, National, Strokes etc oggi. Che dire per evitare le banalità? Nulla. È una città pazzesca. E proprio perché è tale viene da consigliare, se costretti, un luogo semplice ma che vale da perfetto punto d’osservazione: Union Square, con un caffé lungo da una parte e un bagel nell’altra, seduti per terra, lì: la maniera migliore per interpretare e vedere la città e forse un pezzo di mondo.</p>
<h3>:: Dalle vostre interviste si intuisce un rapporto davvero stretto con Torino: non avete mai voglia di scappare, magari all’estero, magari a NY?</h3>
<p>Umberto Eco ebbe a dire che è facile immaginare Torino senza l’Italia, ma non l’Italia senza Torino. Questo spiega molto. Rimane uno di posti migliori d’Italia dove vivere, giusto compromesso tra sud (del mondo, per via dell’immigrazione di ieri e di oggi) e nord (nel senso migliore di efficienza e fermiamoci qui). Tra metropoli e provincia. Rimane una città con cui fare i conti quotidianamente, non sazia e per molti versi anche dura. Ciò detto, da qui come da qualsiasi altro posto uno vorrebbe sempre scappare. Per poi ritornare. New York è un posto incredibile, “il” posto dove tutto pare accadere (parlando naturalmente di arte, cultura, spettacolo, moda etc.), chi non vorrebbe viverci? Si ha questa idea, come per Londra, tipo, che sia frenetica e invivibile. La sensazione è piuttosto che sia vero il contrario: che è proprio in quel meticciato globale, in quella velocità e carica di vita continua che filtri lo spirito dei tempi.</p>
<h3>:: Sul vostro sito <a href="http://www.perturbazione.com">www.perturbazione.com</a> dite: “E’ l’epoca dell’i-pod, dello skip, degli ascolti distratti e della disattenzione, del tutto-e-subito (…) Poi, nella vita di tutti capita prima o poi un trasloco. Ed è allora che scopriamo il peso delle cose di cui siamo circondati. Del loro effettivo valore e di quanto questo conti o meno nelle nostre vite. (…) E’ venuto il momento di un bel trasloco collettivo?”.</h3>
<h3>Ce lo chiediamo anche noi di Nuok, estendendo la metafora, visto che la maggior parte dello staff è emigrata a New York: voi cosa pensate di questo fenomeno?</h3>
<p>Chi ha avuto la necessità  e la forza di emigrare ha tutta la nostra ammirazione e supporto, ben sapendo che poi è facile fare ironia nei confronti di chi invece resta. Chi si trasferisce incontra nell’immediato dei problemi spaventosi, chi resta li lascia lì sul campo per tutta la vita, ed è duro il doppio. Nel nostro nuovo disco c’è una canzone che si chiama <em>La fuga dei cervelli</em>. E con questo è tutto!? C’è una valenza doppia, ironizziamo su uno dei grandi tormentoni italici attuali (drammaticamente veri, ossia la fuga di chi non ha chance in Italia oppure non ne può più: come biasimarlo?), ma è anche un momento per scherzare sul fatto che molti nostri connazionali hanno perso di vista il proprio, di cervello. Noi abbiamo traslocato letteralmente (cambiando case per via di famiglie che si allargavano e insofferenza nei confronti di luoghi abitati a lungo) e metaforicamente. Siamo tornati indipendenti dopo cinque anni, abbiamo deciso che era ora di metterci tutto il coraggio e le energie del caso. Anche per noi nell’immediato è stata dura, ma si dice che la fortuna aiuti gli audaci, speriamo quindi che questo “trasloco” artistico ci porti dove desideriamo. Ossia a poter continuare a fare al nostro meglio ciò che già facciamo da anni. Sapendo che in mezzo c’è stata una mezza rivoluzione (trasloco!) con noi stessi: ora siamo molto più consapevoli.</p>
<p>A voi vanno i nostri migliori auguri, sperando di poter incrociare le nostre strade (a New York, però). Mettiamola così: noi siamo i vostri cugini che resistono. Non abbiamo alcuna fiducia nell’Italia, come abbiamo detto più di una volta, ma continuiamo ad averne molta nell’italiano (nel senso della lingua, sperando di essere all’altezza). E forse è questo che ci frega: voler continuare a raccontare storie, emozioni, sogni, fette di quel che ci sta attorno, con questa nostra maltrattata lingua. Questo disco nuovo, soprattutto, è un gazzettino emotivo dell’Italia di oggi. Del nostro tempo rubato, appunto.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/marianna-martino"><strong>Marianna Martino</strong></a></p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Valentina Gigli</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 22:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN UN BOCCONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Valentina Gigli, Chef e pasticcera, lavora per Alice tv e collabora con La prova del Cuoco. Il suo sito è questo: www.valentinagigli.com :: Nelle tue apparizioni tv parli spessissimo di NY e del tuo desiderio di andarci a vivere presto. Quando è nata questa passione? Ci racconti la prima volta a NY? La passione per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-6886" title="DSC_0014" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/04/DSC_0014-687x1024.jpg" alt="" width="481" height="717" /></p>
<p><span style="color: #888888;"><em><strong><a href="http://www.valentinagigli.com/">Valentina Gigli</a></strong>, Chef e pasticcera, lavora per Alice tv e collabora con La prova del Cuoco. Il suo sito è questo: <a href="http://www.valentinagigli.com">www.valentinagigli.com</a></em></span></p>
<p><strong>:: Nelle tue apparizioni tv parli spessissimo di NY e del tuo desiderio di andarci a vivere presto. Quando è nata questa passione? Ci racconti la prima volta a NY? </strong>La passione per New York è nata dopo la passione per&#8230; <em>Sex And The City</em>! Amo quella serie televisiva e quando mi è capitato di andare a New York la prima volta mi è sembrato di trovarmi a casa! La prima volta è stata due anni fa in occasione della maratona, in quanto mio marito è un maratoneta. E&#8217; stata un&#8217;esperienza bellissima! A parte il freddo, un po&#8217; inaspettato per una romana come me, è stato tutto bellissimo. Tra l&#8217;altro eravamo proprio sotto il periodo elettorale: il giorno che siamo tornati, all&#8217;aeroporto di Roma, abbiamo visto le prime pagine dei giornali e abbiamo scoperto della vittoria di Obama. Ovviamente ci sono state delle tappe obbligatorie durante il mio viaggio e fra queste c&#8217;è stato il mio passaggio da Tiffany&#8230;</p>
<p><strong>:: Hai sempre saputo che saresti stata una pasticcera? C&#8217;è stato un momento in cui hai detto: &#8220;Sì ce la posso fare!&#8221;? </strong>A dire il vero sono cresciuta con l&#8217;idea di fare la veterinaria&#8230; e ci ho anche provato per due anni. Poi ho scoperto che potevo amare gli animali ma che non riuscivo ad interagire con loro in determinate occasioni. Ovviamente, quando ho mollato l&#8217;università, ho avuto un periodo della mia vita in cui non sapevo cosa avrei fatto della mia vita. Fortunatamente in quel periodo ho incontrato il  mio principe azzurro: mio marito Stefano. E&#8217; stato proprio lui a consigliarmi di far diventare la mia passione anche la mia professione. Così ho cercato una scuola professionale di pasticceria e alla fine ho trovato la Scuola<em> A Tavola Con Lo Chef.</em> Proprio lì ho mosso i miei primi passi e, grazie ai miei preziosi insegnanti, ho capito che potevo farcela!</p>
<p><strong>:: In che modo NY ha influenzato il tuo lavoro di pasticcera?</strong> La pasticceria prevede degli orari molto duri: per la classica pasticceria italiana, che prevede i cornetti, bisogna attaccare a lavorare la mattina presto&#8230; moooolto presto! Dopo poco ho sentito la necessità di trovare un ramo della pasticceria che andasse più d&#8217;accordo con la mia&#8230; pigrizia! Così la scoperta della tecnica dello Sugarcraft ha dato una bella svolta alla mia carriera. Il primo libro sulla materia che ho acquistato era stato scritto dalla più brava pasticcera di tutta New York&#8230; ovvero Colette Peters. Così dopo avere sfogliato il suo libro ho capito subito che New York era la mia città!</p>
<p><strong>:: Ci consigli un posto dove mangiare dolci strepitosi a NY?</strong> Sicuramente vi consiglio le cupcakes di Magnolia Bakery: se andate nel locale al Greenwich Village, magari trovate Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte che ne mangiano uno! Però lasciatevi un po&#8217; di spazio anche per i suoi brownie che sono deliiiiiiiziosi!</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nuok.it/team/marianna-martino"><strong>Marianna Martino</strong></a></p>
<p style="text-align: right;"><img class="alignnone size-full wp-image-1598" style="border: 0pt none;" title="esclusiva" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/esclusiva.jpg" alt="" width="100" height="100" /></p>
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		<title>STELLE E STRISCE: Paolo Cognetti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 01:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[STELLE E STRISCE]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Cognetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Paolo Cognetti, scrittore italiano. E&#8217; autore di New York è una finestra senza tende, Laterza, guida letteraria alla città di New York. :: Carissimo Paolo, benvenuto su Nuok! Ma come mai tutti sognano New York? Io la sognavo perché sono cresciuto leggendo la narrativa americana. Percorrendola in lungo e in largo con l&#8217;immaginazione, New York [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6314" title="paolocognetti" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/04/paolocognetti.png" alt="" width="557" height="417" /><br />
<span style="color: #888888;"><strong>Paolo Cognetti</strong><em>, scrittore italiano. E&#8217; autore di New York è una finestra senza tende, Laterza, guida letteraria alla città di New York.</em></span></p>
<p><strong>:: Carissimo Paolo, benvenuto su Nuok! Ma come mai tutti sognano New York?</strong> Io la sognavo perché sono cresciuto leggendo la narrativa americana. Percorrendola in lungo e in largo con l&#8217;immaginazione, New York nella mia testa aveva smesso di essere una città vera, ed era diventata il luogo delle storie. Come quel mondo parallelo, appena più scintillante di quello reale, in cui veniamo catapultati quando leggiamo le parole &#8220;C&#8217;era una volta&#8221;. Poi invece sono arrivato a New York, e sono stato investito dalla realtà come un treno in corsa.</p>
<p><strong>:: Qual è il tuo posto preferito della città?</strong> Certi angoli di Brooklyn, specialmente quelli sull&#8217;acqua. New York è un enorme porto dismesso e camminando verso i moli ti dimentichi dei grattacieli per ricordarti dei vascelli inglesi, dei transatlantici pieni di emigranti, del veliero da cui Giovanni da Verrazzano avvistò queste isole cercando il passaggio a nord-ovest. Adoro il piccolo parco di Dumbo, chiuso tra i pilastri dei ponti di Manhattan e di Brooklyn. I vecchi moli di Williamsburg e Red Hook. E il lungomare di Coney Island.</p>
<p><strong>:: Come è stato (e viene tutt&#8217;oggi) influenzato il modo di narrare in Italia dall&#8217;America?</strong> Non credo esista uno stile americano. Nei miei scrittori preferiti ho trovato davvero di tutto, dall&#8217;umorismo ebraico al realismo nudo e crudo del noir, dalla prosa ridotta all&#8217;osso di Hemingway e Carver a quella barocca dei postmoderni. Forse l&#8217;elemento d&#8217;unione è la centralità della storia. Lo scrittore europeo nel romanzo fa spesso filosofia: dei nostri classici ricordiamo le idee politiche e religiose, la visione del mondo, studiandoli più come intellettuali che come cantastorie. Ma raccontare una buona storia è il primo e unico compito di uno scrittore, e io cerco di ricordarmelo continuamente.</p>
<p><strong>:: Che cosa importeresti in Italia da New York? E viceversa?</strong> In Italia da New York: oltre agli scoiattoli e al cheeseburger del Corner Bistro, forse la libertà intellettuale. Che si traduce in accoglienza verso le persone, tolleranza verso le idee, possibilità di vivere come ti pare. Dall&#8217;Italia a New York ben poco, nemmeno i soliti luoghi comuni come il cibo e il clima (a New York si mangia benissimo e io sono di Milano, perciò quando arrivo là comincio a respirare). Ah ecco, ho trovato: vorrei poter bere una birra in un parco senza essere considerato un criminale.</p>
<p><strong>:: Abbiamo visto New York in tutte le salse nei film e nei serial. C&#8217;è qualcosa che non ti aspettavi e che ti ha sorpreso?</strong> Chi l&#8217;ha vista al cinema non ha idea di quello che si prova a New York. Che effetto fanno i grattacieli nei giorni di nuvole basse, come si sta sotto un portone mentre fuori diluvia? Per quanto siamo bravi a riprodurla e simularla, la realtà è sempre un&#8217;altra cosa. E&#8217; la realtà che mi ha sorpreso, come potrei spiegarmi? E&#8217; la stessa differenza che corre tra guardare Guerre Stellari e fare l&#8217;astronauta.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1598 alignright" style="border: 0pt none;" title="esclusiva" src="http://www.nuok.it/wp-content/uploads/2010/01/esclusiva.jpg" alt="" width="100" height="100" /></p>
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