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Let's Eat

Yuzuya: mangiare come in Giappone a Bologna

13 luglio 2017

Non solo sushi e soprattutto si salvi chi può dall’all-you-can-eat di involtini collosi ed insapore: due imprenditrici giapponesi, Takako e Tsuruko, aiutate da Tomoko, Mika, Yuri e Andrea, da un anno a questa parte, stanno tentando di rivoluzionare l’idea del cibo orientale vista dagli occidentali, almeno nel capoluogo emiliano, promulgando il Washoku, la cucina giapponese autoctona, considerata patrimonio dell’Unesco dal 2013. Lo fanno silenziosamente, con cura, dedizione e cortesia, secondo la loro cultura, scatenando quello che in verità è un gran rumore.

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Perché, in effetti, il successo di Yuzuya che ha da poco festeggiato i suoi primi 365 giorni con un affollatissimo buffet offerto a tutti i clienti, è conclamato in tutta la città, nonostante le piccole dimensioni del locale e la posizione, accanto alla stazione centrale, nel quartiere Bolognina in cui vi abbiamo già guidati qualche tempo fa. Quasi impossibile trovare un posto a sedere nonostante l’inconsueto orario di apertura, almeno per la cena, anche perché è vietato prenotare, se non per grandi gruppi. Noi di Nuok abbiamo fatto molti tentativi, e stavamo per perdere ogni speranza, prima di accomodarci, finalmente, per una “cenetta” (come da loro stessi definita) e capire che il tripudio di sapori ripaga qualunque attesa, che, in ogni caso, può essere spesso trascorsa al bancone dell’ingresso, iniziando a spiluzzicare.

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Solo a tavola, circondati da colori caldi tendenti al seppia e lavagnette colme di disegni e legende che spiegano il menu, abbiamo capito che, per far sì che i piatti siano autentici, la cucina di Yuzuya ha bisogno di tempo: apre a pranzo dalle 12:00 alle 14:30 con una formula simile al bento (consigliatissima anche take-away per chi sta per prendere il treno!) secondo il principio dell‘Ichi-ju San-sai, come spiegato sul loro dettagliatissimo sito web. Per cui ci sono un certo numero di piccole portate servite su un vassoio, accompagnate da zuppa di miso, ciotola di riso (il bis è gratuito!) gli tsukemono, ovvero i sottaceti e due contorni di verdure.

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A cena, invece, Yuzuya apre alle 18:30 e chiude alle 22:00, ma la cucina smette di lavorare già alle 21. Solo il venerdì si concede un’ora in più, fino alle 22:00, con chiusura del locale alle 23:00. Orari a cui non siamo assolutamente abituati, ma che invece rispecchiano le abitudini della cena giapponese, semplice e frugale, per evitare di appesantirsi troppo prima del riposo notturno. Le porzioni quindi devono essere ridotte, in linea con la filosofia del teishoku, “un pasto dal nutrimento equilibrato, vario e salutare”. Non stupisce, quindi, che i giapponesi siano il popolo più longevo al mondo.

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Sarete ormai curiosi di sapere cosa abbiamo mangiato. Siamo partiti dagli antipasti: un’insalata di patate, che detta così è riduttiva: due palline a cavallo fra un purè freddo e un gelato salato, servite su una foglia di lattuga, con cetriolo, uova sode, e uvetta, tutti impercettibili, tagliati finissimi per regalare un sapore unico e rinfrescante.

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Abbiamo proseguito con le famigerate polpette fritte di polpo, gli otsumami, i ravioli al vapore ripieni di carne di maiale, ovvero i gyoza e, siamo pure sempre in un giappo, il sushi. Anche qui, la definizione non rende: si tratta, nello specifico, degli yuzuyamaki: un cuore di funghi shitake, gambero cotto, insalata, cetrolo, zenzero, sashimi di salmone e frittata di uova ricoperto di riso ed alga. Una festa per le papille, si può quasi evitare di intingerlo nella salsa di soia.

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Arrivato il momento della portata principale, abbiamo optato per gli yakisoba kaisen, spaghettoni di riso saltati con verdure e pesce fresco la cui chicca è il tonnetto secco, grattugiato sul piatto come fosse parmigiano. Le scaglie sono così sottili che il calore le fa ondeggiare tanto da farle sembrare… esseri dotati di vita propria! Un po’ inquietante all’inizio, divertente poi, semplicemente delizioso in bocca.

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Il tutto bagnato da té oolong freddo, un mix di tè neri e té verdi, non zuccherato, quindi difficilmente apprezzato da chi non se ne intende, a cui consigliamo di andare più sul sicuro con una birra Asahi o un soft drink.

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Inevitabile concedersi anche la tentazione del dolce. Abbiamo scelto di assaggiare il daifuku mochi, un pasticcino gommoso di pasta di riso, ricoperto di sesamo, con un cuore di marmellata di fagioli anko, proprio quella del film ‘Le ricette della signora Toku che la protagonista cucinava ogni giorno per preparare i dorayaki, una specie di pancake.

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Per omaggiare il menu estivo abbiamo sperimentato anche il gelato, ad un gusto particolare e dolcissimo, lo yuzu, l’agrume giapponese simile al chinotto che dà il nome al ristorante.

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Da Yuzuya non si va per abbuffarsi, ma non si esce neppure a pancia vuota, come secondo lo stereotipo della cena di sushi à la carte, col portafogli che piange e lo stomaco che brontola. Si tratta di una scelta di qualità rispetto alla quantità, e il rapporto con il prezzo resta estremamente conveniente. Il conto è nella media di un qualunque ristorante che non sia un fast food né tanto meno il covo di uno chef stellato: 20-25€ a testa per l’intera cena. Solo 12,50€ invece, per la formula del pranzo, bevande escluse. Appena messo piede fuori dal locale, avrete già voglia di ritornarci per assaggiare quello che non avete ordinato.

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E le occasioni non mancheranno, perché sono numerose le iniziative lanciate, dal concorso di fotografia sul Giappone ai festeggiamenti per la Tanabata, in cui il locale adornato di rami di bambù, ha accolto i bigliettini colorati dei desideri dei clienti, come tradizione vuole, e li ha spronati a vestirsi in abiti tipici.

Insomma, chi non può permettersi un volo per Tokyo, almeno per ora, è il benvenuto a Bologna dove “la cucina giapponese è di casa”!

 

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