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La Bologna cantata da Lucio Dalla

21 maggio 2017

Lucio Dalla ha sempre omaggiato Bologna. Le ha dedicato canzoni, le ha fatto la corte per tutta la vita. Ha parlato di lei, non attraverso quelle opere e quei simboli immediatamente associati alla città, ma cantando degli angoli più piccoli, più nascosti, che sono poi quelli che rendono Bologna così speciale. Noi siamo andati a scoprire i luoghi della sua vita, abbiamo attraversato le strade dove si può ancora ascoltare la sua musica e ci siamo calati nella Bologna delle sue canzoni.

Cominciamo dalla canzone Piazza Grande. Dalla cantava “una famiglia vera e propria non ce l’ho, la mia casa è Piazza Grande”. Ci sono due opinioni diverse su quale sia la piazza descritta nella canzone. Alcuni sostengono che si tratti di Piazza Cavour, dove il cantautore ha abitato da giovane, un luogo di forte ispirazione per lui, che si trova nel centro storico di Bologna.

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L’opinione più diffusa ritiene invece che si tratti di Piazza Maggiore, situata al centro della città all’inizio di via Indipendenza, e da cui partono altre due strade importantissime: via Rizzoli e via Ugo Bassi. Alla morte di Dalla i cittadini si sono riuniti qui per dirgli addio, perché a prescindere da quale fosse la Piazza Grande della canzone, i bolognesi sono sempre stati una famiglia per il cantautore.

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È proprio in una via che parte da Piazza Maggiore, via D’Azeglio, che troviamo la casa e lo studio dell’artista. Attraversando questa stradina fino al numero civico 15 arriviamo davanti al portone dell’appartamento dove Lucio scrisse i suoi ultimi dischi e che ora è un museo in suo onore. Sul citofono non troviamo il nome del cantautore ma lo pseudonimo usato da lui per tenere lontano i fan più curiosi e insistenti, Commendator Domenico Sputo, diventato poi titolo di una sua canzone. In realtà tutti sapevano dove vivesse e tutti potevano passare liberamente sotto la sua casa. Perché Dalla per i bolognesi era sopratutto un amico, un insolito vicino. Proprio qui ogni quattro marzo, giorno del compleanno di Lucio (proclamato “Dalla Day”), gli altoparlanti vengono accesi e la musica del cantautore risuona ancora una volta nella sua via.

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Camminiamo ancora per qualche metro e arriviamo alla fine dell’edificio, a piazza de’ Celestini. Di fronte alle scalinate, su una facciata del palazzo, troviamo un piccolo omaggio all’artista: la sagoma di Lucio che suona il sax. L’opera, realizzata tramite una rete di metallo, è chiamata “L’ombra di Lucio” perché proietta un’ombra vicino al balcone del suo studio, affacciato appunto sulla piazza.

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Ci spostiamo poi appena fuori dalle mura, alle spalle dei Giardini Margherita, tanto a Bologna non si perde neanche un bambino. Qui, al centro di Piazza Trento e Trieste, c’è Agnese delle Cocomere, un celebre chiosco dove è possibile assaggiare gustosi piatti, frullati, drink e molto altro, tutto a base di frutta. Il chiosco, che ha oltre quaranta anni di attività alle spalle, è immerso nella natura, vicinissimo a quelli che sono i giardini più importanti di Bologna. Le facciate del chiosco sono ricoperte di immagini, fotografie, pezzi di giornale e citazioni di Lucio. Agnese ricorda con orgoglio di essere l’unico locale al mondo a cui il cantautore bolognese ha dedicato una canzone: Agnese delle Cocomere, dall’album Luna Matana.

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È sera, è calato il sole e adesso siamo in una Dark Bologna. E allora per prima cosa mangiamo una pizza da Altero, situato nella via principale della città, via Indipendenza. La pizzeria Altero ha una lunga tradizione, dal 1957 sforna pizze utilizzando ingredienti di alta qualità. Anche qui, su un muro del locale, spicca la frase sopracitata che Dalla ha dedicato alla pizzeria. Perché per tutti questi luoghi gli omaggi del cantautore restano il vanto più grande, un ricordo da esporre con orgoglio.

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Camminiamo sotto i portici di Bologna, che anche se piove molto forte tanto non ci bagniamo, e arriviamo di nuovo fuori porta. Concludiamo la serata con una tappa obbligatoria: la Trattoria da Vito, in via Mario Musolesi. Si tratta di un’osteria simbolo di Bologna, un luogo dalla forte storia artistica legata sopratutto agli anni settanta-ottanta. La trattoria da Vito era una delle preferite di Dalla, ma frequentata anche da Gaber, De Andrè, Guccini e tanti altri. Questo locale rappresenta un’epoca ormai conclusa, ma riesce a riproporla e restituirla tramite un’atmosfera spartana e rustica e con piatti che, allora come oggi, sono quelli tipici della tradizione bolognese. Ci siamo fermati a parlare con Vito, il proprietario, che ci ha raccontato moltissime cose su Dalla: i due avevano un bellissimo rapporto di amicizia. Ci ha raccontato che Lucio rimaneva in osteria fino a tardi a parlare con tutti, dalle cameriere ai clienti. Bevevano, chiacchieravano, si scattavano fotografie che ancora adesso si possono trovare appese sui muri del locale.

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Insomma, Bologna appartiene a tutti quelli che la amano. Per questo motivo, dalla scomparsa di Dalla, ogni giorno si continua a ricordarlo, omaggiandolo e provando a restituirgli l’affetto che lui ha sempre dimostrato alla città. D’altronde Bologna è una città fantastica, e quando non ci siamo, ci manca un casino.

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