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Urban Safari

Al cuore dei margini: in lungo e largo per il quartiere Bolognina

10 maggio 2017

Ci sono città del nord Europa, come Amburgo, che finiscono laddove inizia il fiume, confine naturale che separa un lembo di terra dall’altro. Accade lo stesso, a Bologna, con una frontiera artificiale: la stazione centrale. Guardando a sud si va verso il centro, racchiuso nell’esagono dei viali e delle porte medievali che a raggiera conducono sempre verso le due torri. A nord, invece, c’è la periferia, bistrattata rispetto al verde rigoglioso dei colli intorno e al rosso dei quartieri bene, coi palazzi fatti di tipici mattoncini rossi.

C’è altrettanta storia e altrettanto colore a Bolognina, che noi di Nuok vi portiamo a scoprire partendo proprio dall’incrocio fra via Matteotti e via dei Carracci, appena usciti dalla nuova ala della ferrovia, quella dei treni veloci e del nuovissimo “Kiss & Ride”, l’area con sosta massima di dieci minuti per salutare i propri cari prima della partenza. Prima di addentrarci nel quartiere, ci soffermiamo su un elemento nuovo, eretto solo l’anno scorso: il memoriale alla Shoah.

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Divenuto luogo di incontro per giovani bande di skater che sfruttano il dislivello della piazzetta sopraelevata per le loro acrobazie, i due blocchi di ferro richiamano i cunicoli in cui venivano costretti i deportati durante il periodo nazista. Passandoci in mezzo, si fa esperienza di un certo senso di oppressione, come attraversando una strettoia. Il monumento si rivolge in direzione dei binari da cui partirono oltre ottanta ebrei su un treno che li portava ad Auschwitz. In quella stessa stazione in cui il 2 agosto 1980, come ben si sa, la città di Bologna fu vittima del più grave attentato terroristico italiano dal secondo dopoguerra.

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Eppure sono forse gli eventi (non sempre negativi, anzi!) della quotidianità che si è modificata col passare delle generazioni quelli da ricordare a Bolognina: il quartiere è da sempre il rifugio scelto dalle famiglie di immigrati, prima degli operai del sud Italia, oggi di ogni lato del mondo. Le macellerie islamiche, infatti, si alternano ai bar dei gestori cinesi, come Pane, burro e wi-fi, di cui vi raccontavamo qualche anno fa, completamente modificato, ha purtroppo perso molto del suo fascino, ma resta l’oasi nel deserto di copertura internet, se si necessita di una connessione in attesa della partenza.

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Allo stesso modo si mescolano i veli delle donne musulmane ai ricci fitti dei capelli delle africane, in attesa alla fermata dell’autobus, proprio di fronte alla chiesa del Sacro Cuore. Mille culture convivono senza cozzare, in un arcobaleno di lingue e linguaggi. Proprio accanto alla chiesa, il cinema d’essai Galliera, ha proposte sempre molto alternative rispetto alle pellicole mainstream, con una certa sensibilità proprio verso il melting pot.

Al lato opposto c’è il Teatro Testoni Ragazzi. Intitolato al più grande commediografo bolognese, non solo mette in scena spettacoli per bambini, ma organizza qualsivoglia tipo di progetti e laboratori che coinvolgono sempre numerose scolaresche in mattinata o singoli nel pomeriggio: al passaggio, è impossibile non notare urla e risa di bambini in attesa di entrare, nonostante il traffico a tratti assordante di via Matteotti.

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Basta svoltare l’angolo per allontanarsi dal frastuono e perdersi fra le vie appena alle spalle dello stabile, specie se in direzione del Fermento, il bar tuttofare che è diventato il punto di ritrovo per gli abitanti del quartiere, ma a cui accorrono da tutta la città pur di bere il “bolognino”, lo spritz preparato col Cinar piuttosto che con l’Aperol o il Campari. In verità il Fermento è un posto perfetto per ogni momento della giornata, se si è fortunati abbastanza da trovare a sedere. Le brioches della colazione sono sfiziose tanto quanto i panini gourmet del pranzo e la focaccia barese dell’aperitivo.

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Interessante, a questo punto, è inoltrarsi fra gli stand del mercato rionale Albani, con la curiosità di chi nota che non è un posto qualunque dove fare la spesa. Il fruttivendolo, tanto quanto il fornaio, ha prodotti difficilmente reperibili altrove, dal particolare tipo di tubero utilizzato per la preparazione di un piatto nordafricano, ai baklava, i dolcetti di pasta sfoglia al miele tipici di tutto il medioriente.

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In lontananza si intravedono i neo palazzoni del comune di Bologna, che dal centro si è spostato proprio qui dall’inizio degli anni duemila, nelle finestre di quei grattacieli dove il vecchio si specchia nel nuovo e sembra, tutt’a un tratto, di essere a Milano.

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Ma torniamo verso via Matteotti, camminando fino a Piazza dell’Unità, un microcosmo dove c’è sempre qualcuno che gioca a basket, circondati dai vecchietti che portano a spasso il cane e i bambini che aspettano il loro turno sull’unica giostrina dell’aiuola.

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Guardando a destra intravediamo il complesso indistriale, ormai trasformato in un centro commerciale poco frequentato, delle ex Officine Minganti, un tempo celebre fabbrica di macchine utensili. Si sfruttano questi scheletri anonimi per mandare messaggi: Bolognina è un perenne covo di street art, scelto da progetti di spessore come il Cheap Street Poster art festival che proprio qui ha dato la sua versione di Guernica, tutta incentrata sulla riqualificazione urbana ed il processo di gentrificazione che tanto si sente nel quartiere e verso cui gli abitanti, quasi sempre, storcono il naso.

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A tal proposito, c’è chi rischia la chiusura, come il centro sociale XM24, che vi avevamo già mostrato qui, c’è chi ha appena aperto, come Met-BO Cantieri Meticci, il cui spazio è sempre parte di una Coop, sostenitrice essa stessa dell’iniziativa. Qui si è da poco inaugurata la sede dell’omonima compagnia teatrale, Cantieri Meticci, appunto, che come lo stesso nome lascia intuire, è fatta di italiani, ma soprattutto di migranti richiedenti asilo e rifugiati. Met-BO si trova più propriamente nel quartiere Corticella, che assieme a Bolognina e Lame forma, amministrativamente, il più esteso quartiere Navile. Per chi ci vaga attorno, cambia poco, se non un obbligato breve spostamento coi mezzi pubblici. Vale la pena raggiungere il posto per godere delle sue le luci soffuse, occupare una delle sedie tutte diverse poste davanti al piccolo palco che mette in scena monologhi, concerti e spettacoli di artisti indipendenti. Oltre il bancone del bar, un enorme tavolo in legno spinge a sedersi tutt intorno per dialogare, scambiarsi punti di vista, lavorare insieme, ed è quello che spesso già accade a Met-BO con workshop e laboratori.

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Torniamo indietro e nuovamente nei pressi di Piazza dell’Unità, stavolta cerchiamo il  Parco della Zucca, scenario di iniziative come il Finger Food Festival, specie nella bella stagione, e di una delle più famose sale concerti della città, il Locomotiv. ma soprattutto del Museo per la memoria di Ustica, ad ingresso gratuito. Aperto dal giugno 2007, un anno dopo l’arrivo del resti del DC9 Itavia che partito da Bologna con destinazione Palermo, esplose e cadde ad Ustica nel 1980, poco prima dell’attentato alla stazione. Il museo è piccolo, ma l’impatto è forte.

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Lo stanzone principale ospita il relitto, circondato da 81 specchi neri, tante quante le vittime, che sembrano parlare al visitatore, raccontando le loro storie. Dal tetto calano altrettante lampadine, a tratti molto luminose, a volte estremamente fioche, seguendo, si spiega letteralmente, “il ritmo di un battito cardiaco, un respiro collettivo”.

Proprio in virtù di questo passato, Bolognina è un posto pieno di sogni, che, come dicevamo, si leggono sui muri.

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Accade fra via Serra e via Niccolò dall’Arca, e si concretizza più estesamente lungo il ponte di Stalingrado. Poche altre città al mondo conservano ancora nomi dal retaggio sovietico. Qui la periferia si riconnette al centro, incontrando porta Mascarella.

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All’orizzonte, infatti, si riconosce già la torre degli asinelli, a destra, il panorama delle rotaie sulla cupola verde acqua del Sacro Cuore. Sui muri c’è posto per tutti: dai salmi, alle riproduzioni di Bansky, da Rumi a Lucio Dalla.

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Attraversato il varco si passa, effettivamente, a un’altra dimensione, quella di tutti, dei turisti e dei tortellini, eppure guardandosi indietro si capisce che sì, a Bolognina c’è un cuore che batte più che altrove.

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