Terzo ed ultimo appuntamento alla scoperta del nuovo surrealismo italiano presentato fino al 7 novembre alla Strychnin Gallery di Berlino. Dopo aver conosciuto più da vicino Desiderio ed Elio Varuna, ci siamo addentrati nell’immaginario artistico dell’eclettico Franco Losvizzero.

1. Locandina della mostra APOCALISSE XXI
Andrea Bezziccheri alias Franco Losvizzero nasce nel 1973 a Roma. Vive e lavora tra Roma e New York. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, l’Istituto Europeo di Design e i corsi di regia, nel 1996 si trasferisce a Londra per approfondire gli studi presso la Thames Valley University e successivamente soggiorna frequentemente a New York. È in questo periodo che la sua ricerca subisce un rivolgimento creativo che lo conduce ad indagare i meandri dell’inconscio.

2. Franco Losvizzero e le sue creature meccaniche in mostra a Berlino
La sua arte può essere inserita in correnti espressioniste, pop-surrealism e di transavanguardia. Il disegno, la pittura e, in seguito, la scultura sono i fondamenti del suo percorso artistico. Dopo la sua prima personale a Roma, Carillon Anatomie Meccaniche, viene invitato ad esporre all’Istituto di Cultura Svizzero a Roma per la Mostra Visioni del Paradiso. Nel 2007 il Ministero degli Esteri organizza una mostra con venti artisti arabi del novecento, che a loro volta scelgono venti artisti. Marya Kazoun sceglie Franco Losvizzero e la mostra toccherà Damasco, Beirut e il Cairo. Nel 2008 espone a Davos, in Svizzera, per il Word Economic Forum una scultura in vetro soffiato di due metri. É ora alla sua terza collezione in vetro soffiato da maestri di Murano per la Berengo Fine Arts Collection.

3. Disegno di Franco Losvizzero
Losvizzero è impegnato, oltre che con mostre d’arte contemporanea, nella regia cinematografica con il suo vero nome: Andrea Bezziccheri. I suoi documentari, videoclip musicali e film di sperimentazione sono stati presentati in diversi festival, tra cui il Locarno Film Fest e il Festival Internazionale del Film di Roma, a cui nel 2009 ha mostrato al pubblico per la prima volta il suo film sperimentale N.Variazioni.

4. Girogirotondo: scultura e performance
Nel 2010 debutta a NY con la sua prima mostra personale Anima’LS, partecipa alla collettiva Apocalipse Wow! al museo Macro Future di Roma, espone un’installazione con performance a La Pelanda e al Museo Laboratorio dell’Università La Sapienza di Roma. A Ottobre 2010 è invitato alla Finale del Premio Cairo al Museo della Permanente a Milano. Dal 3 al 7 Novembre sarà a Torino per The White Cellar e dal 19 Novembre sarà a Napoli per un mese con la personale OSSA OSSIA MESSIA.

5. Dindolò: presentato al Premio Cairo 2010
:: Benvenuto su Nuok, Franco! Che cosa rappresenta Berlino oggi per un artista?
Quello che rappresentava Parigi ad inizio secolo. La fucina di idee e sperimentazioni piú importante d’Europa e forse del mondo. New York è probabilmente l’unica metropoli paragonabile, per energie contemporanee che si scontrano/incontrano, ma Berlino ha in più il fatto che non costa un granché. Tanti artisti italiani, ma anche giovani cervelli in tutti i campi si sono mossi a Berlino. Qui c’è una comunità in crescita che supera i trecentomila italiani.

6. Franco Losvizzero, Desiderio ed Elio Varuna
:: Che rapporto hai con le metropoli? Le consideri uno stimolo o una distrazione per il tuo lavoro?
Uno stimolo. New York mi fa da caricabatterie. I due mesi e mezzo che sono stato lì in occasione della preparazione e realizzazione della mostra Anima’LS (che è stata aperta per cinque mesi ed ha chiuso il 4 Ottobre) mi sono talmente dedicato a produrre che, nonostante avessi 200 mq completamente spogli da allestire, non sono riuscito ad inserire molte delle opere prodotte.

7. Art Fair in Berlin with the performance by Franco Losvizzero
:: Qual è l’immaginario di riferimento alla base della creazione delle tue sculture meccaniche?
L’immaginario di riferimento è il mio. Da bambino ero appassionato di mostri e di “variazioni” su bambole e animali di gomma: trasformare un uomo in animale o un animale in essere umano è sempre stata una mia deviazione. Scarabocchiare, trasformando bambini felici di pubblicità accattivanti in sanguinosi nani deturpati ha, in più occasioni, indotto mia madre a consultarsi con psicologi infantili. Il mio film Il grande sogno di un nano – firmato nel 2006 a quattro mani con Matteo Basilè – è probabilmente una delle avventure cinematografiche più ardite degli ultimi anni! Contaminare un’opera con un giocattolo, trasformare rassicuranti giocattoli in inquietanti meccanismi malinconicamente sofferenti, stridenti, colorati e pop allo stesso tempo, mi esalta. Unire Bosch con Kitano, Basquiat con Nauman, Max Ernst con Lynch, Cucchi con Playmobil, Calder con Pazienza, Tinguely con il Coniglio di Alice… è la mia strada.
Dove e quando posso mi autolimito col bianco. Questi sono gli ingredienti e le passioni che veicolano il mio percorso sin dall’ accademia. La “limitazione” è come il ring per un pugile, la tela bidimensionale è ancora il ring per antonomasia per un artista. Il mio ring è il foglio A4 con i disegni a olio e grafite. Lì mi lascio andare di più e porto avanti la mia ricerca più pura e questo fa emergere in modo più evidente il “mio” immaginario più inconscio. La limitazione è necessaria perché sul ring per annientare un avversario puoi ricorrere a mille stratagemmi: puoi portarti una pistola o salire su un carro armato, ma la tua vera forza si può misurare solo quando sei da solo dentro quel quadrato con un altro del tuo stesso peso; lì puoi capire quali sono i tuoi punti di debolezza.”Scolpire” le forme e renderle pure col bianco fa uscire l’essenza del lavoro, così come il foglio base A4 rappresenta per me il ring ideale.
:: Come definiresti il “Nuovo surrealismo italiano”?
Lo definirei pop. Mi piace quando una corrente come il pop surrealismo viene contaminata dal nostro passato artistico italiano e non rimane solo un imitare o un ispirarsi ai maestri americani. La mostra al Museo Macro Future a Roma Apocalipse Wow! ha evidenziato proprio questo ed è in quell’occasione che, da esperienze diverse, ci siamo incontrati io, Varuna e Desiderio.
Il peso della nostra storia dell’arte si deve intravedere nelle opere di un italiano che si vuole definire pop – surrealista, altrimenti è un bluff! Io credo di essermi confrontato con il peso dei nostri musei e di non essere rimasto schiacciato, o almeno è quello che provo a fare. L’opera Girogirotondo, ad esempio, è stata considerata una rielaborazione contemporanea di un Marco Aurelio (l’imperatore a cavallo che si può trovare al centro della piazza del Campidoglio a Roma), solo che il mio cavaliere è il coniglio bianco, una donna nuda dipinta di bianco; questa è l’opera di repertorio che ho presentato alla finale del Premio Cairo il 27 Ottobre 2010 (Museo della Permanente); l’opera in concorso invece è Dindolò ed è la mia prima scultura meccanica che supera i due metri d’altezza – a parte le sculture in vetro a Murano!

10. Franco Losvizzero durante la sua residenza newyorkese
Dal 3 al 7 novembre ci sarà, invece, la mostra The White Cellar negli ex Palazzi Fiat di Torino curata da Chiara Canali (con una mia performance il 7) ed un unico denominatore comune: il bianco. E poi il mio debutto a Napoli con una personale il 19 Novembre 2010: la mostra si chiama Ossa Ossia Messia, un viaggio nei sotterranei di Napoli, oltre che nei miei.
:: Che tipo di opere presenti alla mostra Apocalisse XXI e a cosa sono ispirate?
Oltre il disegno con olio e grafite su fogli A4, ci sono robot semoventi. Sin dalla mia prima mostra, Carillon-Anatomie Meccaniche, essi hanno contraddistinto il mio lavoro, così come l’uso di applicazioni in materiale plastico ceroso su carta e su legno, per lo più testine che si vanno ad inserire in un disegno pittorico. Questo tipo di forme gommose è un segno riconoscibile dei miei bassorilievi ed una tecnica di resine e cera che sto sviluppando da un po’ di tempo. Da un punto di vista tecnico questi sono i tre ambiti su cui mi sono mosso, da un punto di vista concettuale, invece, non ho fatto altro che dare sfogo alle mie visioni apocalittiche. M’interessa molto il mito, non solo nella cultura mediterranea, e credo che sia palpabile nelle immagini, almeno quanto la cultura pop del consumo. Le figure semplici di un animale, meglio se domestico, ispirano tenerezza al pubblico e quello che cerco di fare è di tradire quel rassicurante senso di equilibrio.

11. Locandina di CIRCONUDO
Il risultato sono oltre venti opere che ben si sposano con il simbolismo di Varuna e la post-atomicità di Desiderio. La mostra è davvero perfetta negli equilibri tra pittura, scultura, istallazioni e poetica della Galleria e questo è merito di Julie Kogler che ha curato la mostra e seguito la realizzazione della performance d’apertura. La performance del coniglio bianco (NdR: avvenuta durante il vernissage) si è conclusa con la consegna di un libro/bibbia nelle mani di un professore universitario anziano che in tedesco leggeva il passo dell’Apocalisse XXI di Giovanni. Eravamo tutti immobili ad ascoltare come in chiesa…
“Apocalisse 21:1 ^
Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non era più.
Apocalisse 21:9 ^
E venne uno dei sette angeli che avevano le sette coppe piene delle sette ultime piaghe; e parlò meco, dicendo: Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello.”
(Solo ora, rispondendo a queste domande, mi accorgo che tra le opere che ho esposto c’è una sposa in disegno, un angelo luminoso/sposa e umanoidi robotici urlanti)
“Apocalisse 21:11 ^
Il suo luminare era simile a una pietra preziosissima, a guisa d’una pietra di diaspro cristallino.”
(L’angelo bianco si muove lento in una teca di vetro e brilla di luce propria perché c’è fibra ottica che si colora ad intermittenza nelle ali e nel bouquet da sposa che porta in mano)
:: C’è stato un viaggio fatto negli ultimi anni che ha lasciato delle tracce profonde nei tuoi lavori?
Nel 1998 sono andato per uno scambio-gemellaggio con artisti locali in Egitto e ho preparato una mostra all’Accademia di Luxor. Visitare da vicino le tombe dei faraoni nella valle dei Re e il museo del Cairo mi ha fatto aprire gli occhi sui veri messaggi di quella cultura, che solo in superficie avevo trattato a scuola; storie e miti che sono giunti sino a noi e che sono stati tradotti dal cristianesimo e che ancora oggi popolano il nostro inconscio collettivo. Arrivare alle origini di tante iconografie spirituali e religiose mi ha fatto approfondire le simbologie e la mitologia a cui attingevano i popoli antichi, per poi ritrovare forme e mostruosità (non per forza intese in senso negativo) che ancora oggi riemergono in me e negli spettatori che apprezzano i miei lavori.
:: Che consiglio daresti a un giovane artista italiano che sta tentando di emergere?
Di aggiornarsi costantemente sull’evoluzione dei codici contemporanei, di visitare due o tre fiere d’arte contemporanea l’anno, in quanto esse offrono la possibilità di ricevere un massimo carico di stimoli nel minor tempo e dispendio di risorse possibili. Consiglio l’Arte Fiera di Bologna e Art Basel a Basilea e idealmente anche Miami Art Basel con tutti gli eventi collaterali che queste grandi fiere dell’arte comportano.
Il secondo, forse il più prezioso consiglio che posso dare, è di indagare le proprie ossessioni, senza paura di scavare a fondo, né di mettere le mani nella propria merda che, vuoi o non vuoi, tutti ci portiamo dentro; solo affrontando i nostri mostri possiamo ritenerci sinceri e l’artista che non è sincero è come una moneta falsa: può imbrogliare qualcuno ma è destinato al macero. Come dice la mia amica Marya Kazoun (una delle artiste che più stimo): “Franco, sono due anni che fotografo la mia merda” …E l’ha fatto davvero!
:: Sei nato e vivi a Roma. Che differenze riscontri tra il suo panorama artistico e quello di Berlino?
A Roma c’è troppo immobilismo, tutto il contrario di New York; per quanto riguarda Berlino, ancora devo capirla bene, ma quello che posso dire è che i talenti sono tutti fuori o tentano di fuggire. Sentire il Ministro dell’Economia italiana che dice:”…con la cultura non si mangia” fa venire voglia di prendere un mazzo di banconote e servirglielo su un letto di rughetta!
Amo Roma, ma bisogna confrontarci con chi non si conosce per raccogliere lezioni ed impressioni capaci di farci crescere. Il panorama berlinese è carico di artisti che si concentrano nel lavoro di ricerca, Roma è meno costruttiva o forse meno produttiva. O forse sono io che a Roma mi adagio come una torta di gelatina tra party e aperitivi troppo ricchi di parole.
:: Consiglia ai lettori di NUOK un posto speciale che hai scoperto a Berlino.
La Strychnin Gallery!
…E il Treptower Park, dove c’è un Luna Park abbandonato della ex DDR: un luogo squallido e allo stesso tempo divertente, triste e colorato, basico come sono i giochi per bambini (in particolare nell’ex Unione Sovietica) e nostalgico come la nostra infanzia, infestato di piante e con una grande ruota panoramica… È esattamente come vorrei essere io.
Vorrei essere un parco giochi per gli occhi di chi guarda i miei lavori, forse è questo che mi spinge a fare film come CIRCONUDO, (di cui firmo la regia col mio vero nome: Andrea Bezziccheri). Il circo è tutto questo e i clowns, come dice Alejandro Jodorowsky, sono filosofi!




“cosa consigli al giovane artista che sta cercando di emergere”
perchè Franco LoSvizzero quando sarebbe emerso? non ha curatore che lo segue e non ha alcuna galleria seria di riferimento, non è in fiera mai (appunto non avendo una galleria) oltre ad avere un “lavoro” discontinuo e senza motivo di esistere. Un’altra intervista ad un “artista” inventato, grazie probabilmente alla sue conoscenze.
Effettivamente Franco Losvizzero non ha un curatore ma più curatori che lo seguono e sono probabilmente tra i più bravi in Italia. Sappiamo che avere gallerie che sostengono un artista non significa sempre qualità ma nella maggior parte dei casi manovre commerciali e artifizi mafiosi, perciò questo semmai è simbolo di una qualità e di un rigore che va oltre le fiere e le speculazioni del mercato. E’ chiaro che ci sono gallerie e gallerie e 3 gallerie comunque non mi sembrano poche! l Il suo lavoro (per chi lo critica senza conoscerlo) ha come caratteristica essenziale di essere totalmente omogeneo e continuo proprio perchè ha una “poetica” o “concetto” talmente ben delineati che può permettersi l’uso di vari mezzi espressivi (ma chiaramente individuare questa cosa richiede un minimo di conoscenza artistica e di capacità ad andare oltre la materialità pura delle cose).
Poi può anche non piacerti il suo lavoro… Ma davvero ti piace l’arte ? ..E ne sai qualcosa ? In questa critica vedo più gelosia ed ignoranza che voglia di proporre qualche proposito portatore di un minimo di contenuto sul quale si potrebbe discutere in modo costruttivo…
Se pensi che sia arrivato dove sta ora grazie alle sue conoscenze ti sbagli perché chi sposa l’arte come lui ha fatto al punto di sacrificare e rinunciare a tutto cio’ che puo allontanarlo della sua strada è più sincero di qualsiasi persona. E questo lo sò perchè ho avuto l’onore di conoscerlo.. e forse non lo sai… il pubblico non si compra… e basta vedere la faccia e i commenti degli adulti, uomini e donne, quanto dei bambini di fronte alle sue opere. Vatti a vedere la mostra di Napoli Ossa Ossia Messia e poi magari ne riparliamo. Nelle collezioni che contano lui c’è e questo è decisivo per un artista che ha fatto la sua prima personale appena 5 anni fa. Ti consiglio il sito http://www.francolosvizzero.com perchè ignorare è il peggior disvalore per chi ama l’arte.
..effettivamente lo vedo poco nelle fiere. E questo si che è un problema, anche perchè il suo lavoro è di gran lunga piú interessante del 70% di quello che si vede in giro..
Soprattutto in queste fiere dove ce n’é di mandezza!
Bravo Franco continua così!
Adorabile la tua incursione ad X-Factor con Mike Buongiorno che commentava il tuo cavallo/istallazione!
Credo che Losvizzero sia l’artista sotto i 40 più interessante sul mercato.
Bell’articolo. Però che brutto quando la gente rosica! Anzi quando Luca Boni rosica!