barselo

Urban Safari

L’altro Gaudí: la Torre Bellesguard a Barcellona

27 marzo 2017

La maestosità della Sagrada Familia, i colori di Parc Güell, le linee sinuose di Casa Battló e Casa Milá hanno tutte un aspetto in comune: la firma d’autore di Antoni Gaudí. Specialmente in Catalogna, non lo si può considerare un architetto qualunque. Qui ha lasciato il segno, il modernismo stesso si incarna con la sua figura.

Di lui ormai si sa tutto o quasi, le sue opere più famose sono conosciute in tutto il mondo. Già, le più famose. Accanto a ciò che suscita da tempo l’attenzione del pubblico, c’è una serie di opere rimaste poco note ai più ma che aspettano solo di essere scoperte.

Noi di Nuok vi portiamo a visitare una di queste: la Torre Bellesguard.

Facciata Torre Bellesguard

Sarrià–Sant Gervasi, la terrazza di Barcellona

Ci troviamo a nord-ovest di Barcellona nel distretto di Sarrià–Sant Gervasi, il secondo per estensione del capoluogo catalano. Secondo i dati diffusi dal Comune, si tratta del quartiere con il tenore di vita più elevato della città. Il nome forse non vi dirà molto ma, per intenderci, è il quartiere del Tibidabo e del Parco del Collserola.

Tranquillo, signorile, ricco di verde, qui diverse famiglie borghesi hanno stabilito molti anni fa la loro residenza, ne sono una prova ancora visibile i numerosi palazzi modernisti.

Dà gusto camminare per le sue vie, magari ricorrendo l’Avenida del Tibidabo sul Tramvia Blau, facendo una passeggiata per i giardini della Tamarita o per il parco Turó così come godersi il panorama della città da uno dei tanti belvedere.

Sarrià-Sant Gervasi

Dal povero cervo al pesce coronato

La Torre di Bellesguard nasce sulle rovine dell’omonimo castello medievale, fatto erigere nel 1408 dal re Martino I d’Aragona. Secondo i racconti, per stabilire quale fosse il luogo più salubre dove costruire la fortezza, il sovrano fece uccidere e tagliare in quattro parti un cervo, dopodiché ne fece sotterrare ciascuna in un punto diverso. Trascorse alcune settimane, fu scelto il punto più alto, dove lo stato di conservazione dei resti dell’animale era migliore. Decisamente altri tempi.

La committente dell’opera fu Maria Sagués Molins, vedova del commerciante Jaume Figueres (da qui l’altro nome dell’edificio, “Casa Figueres”). La torre fu completata nel 1908 e fu provvista anche di un viadotto per deviare il corso del torrente Betlem quando veniva ingrossato, nei giorni di piena, dalle acque discendenti dal Tibidabo.

Durante gli anni della guerra civile spagnola, Bellesguard fu impiegata come orfanotrofio e molti dei mobili e porte in legno furono bruciati per riscaldare la casa. Anche queste storture di eventi drammatici come una guerra. Sarebbero state le monache clarisse del monastero di Santa Maria di Gerusalemme a gestire la torre in quegli anni.

Dettaglio Torre Bellesguard

Nel dopoguerra, iniziò la rinascita della Torre Bellesguard grazie a un medico appassionato dell’arte di Gaudí, Luís Gonzaga Guilera Molas, che la restaurò per farne una clinica ginecologica. Qualche anno più tardi, complice anche la struttura angusta della casa che non rendeva agevole il trasporto dei pazienti, Bellesguard fu trasformata nella residenza di famiglia, funzione che continua fino a oggi.

Tra il 2008 e il 2009, la torre Bellesguard è stata sottoposta a ulteriori lavori di recupero in molti dei suoi elementi come la croce che sormonta la costruzione o i mosaici con i pesci coronati accanto al portone d’ingresso.

Quando neogotico e modernismo si intrecciano

La struttura della torre è quadrata. A una prima vista, forse non diremmo che la Torre di Bellesguard sia un’opera di Gaudí: non sfugge neanche all’occhio più distratto la prevalenza di tratti rettilinei, decisamente inusuali nella produzione dell’architetto di Reus. La spiegazione si trova nell’intenzione di richiamare una costruzione medievale e, in particolare, l’antico castello di Martino I. Anche l’impiego dell’ardesia, roccia facilmente reperibile a livello locale, va in questa direzione: il grigio chiaro ricorda tanto quello tipico della tradizione medievale, epoca in cui ha avuto la sua massima utilizzazione.

Particolare Torre Bellesguard

Una delle peculiarità della torre è il pinnacolo che corona la struttura con la sua croce che rappresenta i quattro punti cardinali, tratto distintivo di molte opere di Gaudí. Le decorazione fu realizzata seguendo la tecnica del trencadís, che ritroviamo in altre realizzazioni di Gaudí come Parc Güell e che consiste nell’utilizzo di frammenti di scarto di ceramica e di vetro colorati messi insieme con l’obiettivo di creare un mosaico.

Sotto la croce è posta una corona che, a sua volta, sormonta quattro strisce rosse e gialle che richiamano i colori della corona d’Aragona.

Pinnacolo Torre Bellesguard

Fa parte della facciata uno splendido rosone chiamato “Stella di Venere”, dea dell’amore e della fertilità. A completare il quadro, i mosaici che sormontano le panchine accanto alla porta d’entrata, raffiguranti pesci coronati. Sul significato, torneremo tra poco.

Se guardando da fuori la torre si avessero dubbi sulla paternità dell’opera, basta accedere all’atrio interno per rimuoverli completamente. Qui Gaudí si manifesta nelle sue forme, negli effetti di luci e ombre. Nel tetto dell’atrio dominano le forme irregolari, un chiaro richiamo all’imperfezione della natura.

Atrio Torre Bellesguard

Se fuori è il grigio a farla da padrone, all’interno il colore predominante è il bianco. La sua scelta non è un caso: permette di sfruttare al massimo la luce naturale proveniente dall’esterno e di proiettare sulle pareti i giochi di colori delle vetrate. Il contrasto con la facciata è evidente.

Le piastrelle in ceramica gialle e blu completano il quadro cromatico di colori di questo spazio, raffigurando il leone rampante e il gallo. Questi sarebbero i simboli della casata di Margarita de Prades, la seconda sposa di Martino I a cui il sovrano “si affidò” per continuare la propria discendenza ma senza successo, a causa della morte l’anno successivo.

Piastrelle Torre Bellesguard

Il bianco predomina sia nell’atrio che nella “stanza del fumo”, il secondo spazio a cui si accede con la visita guidata. Questa era destinata all’intrattenimento degli ospiti e, appunto, al consumo di tabacco: l’altezza del tetto e la fitta rete di piccole volte dovrebbe essere stata pensata per garantire che il fumo rimanesse in alto.

Solo in un ambiente della casa non prevale il bianco, la Sala del Maons (Sala dei mattoni). La famiglia Figueres decise di interrompere il finanziamento dell‘opera, considerando il progetto terminato a differenza di quanto prevedesse l’idea iniziale di Gaudí. Così, è rimasta spoglia: pareti, tetto e colonne mancano di intonaco ma forse non è un male. Ci dà la possibilità di apprezzare maggiormente lo scheletro della struttura. Alzate lo sguardo e fissate l’attenzione sulla trama di archi e volte, forse dal sapore un po’ rustico ma efficace. Capire la trama forse è più complicato che apprezzarla tanto che Juan Rubió, uno dei collaboratori di Gaudí, anni dopo la costruzione si chiedeva “come facessero certi elementi della torre a sostenersi”.

Sala dei mattoni Torre Bellesguard

Un aspetto accomuna la Torre Bellesguard alle altre case realizzate da Gaudí: se colpisce in tutte il disegno e gli aspetti architettonici, risultano decisamente poco pratiche per la vita di tutti i giorni. Bellesguard è, probabilmente, quella che da questo punto vista presenta le difficoltà maggiori. Basti pensare che l’atrio e la scala da soli occupano metà dello spazio della casa.

Capitolo a parte merita il simbolismo di quest’opera.

Un’opera per la Catalogna: il simbolismo identitario

Gaudí era amico intimo di Jaume Figueres, marito della committente dell’opera. Con lui condivideva diversi interessi tra cui dei forti sentimenti identitari catalani. Fu Gaudí, a quanto pare, a convincere il ricco commerciante a costruire la torre ma Figueres morì prematuramente lasciando alla moglie l’onere del progetto.

Le intenzioni dell’architetto erano precise: Gaudí voleva fare di Bellesguard un omaggio alla Catalogna e alla sua storia, riallacciandosi al glorioso passato di Martino I, ultimo sovrano della dinastia catalana.

Dettaglio balcone Torre Bellesguard

I simboli di questo link con il passato sono vari. Innanzitutto, i mosaici all’entrata. I pesci coronati rappresenterebbero la forza raggiunta nelle acque del Mediterraneo da Martino I che riuscì a diventare re d’Aragona, Valencia, Maiorca, Sardegna e Sicilia. Sul lato destro dell’entrata, è raffigurato il sorgere del sole dietro a una nave con vele bianche, simbolo a quell’epoca dell’arrivo di cattive notizie. Le cattiva notizia sarebbe stata la morte dell’unico figlio del re, Martino il giovane, morte che di fatto privò la dinastia dell’unico erede alla corona.

Sul lato sinistro, invece, è rappresentato un tramonto sul monte Montserrat, individuato dagli studiosi come il declino della Catalogna dopo la fine del Casato di Barcellona.

Mosaici Torre Bellesguard

Ancora, il pinnacolo. La corona sotto la croce gaudiniana sarebbe evidentemente quella di Martino I mentre le quattro strisce sottostanti gialle e rosse non possono che essere i colori della corona d’Aragona.

Il simbolismo religioso

Non solo simboli secolari ma anche religiosi. I tre balconi della facciata, di cui uno è posizionato più in alto rispetto agli altri due, rappresenterebbero la Santissima Trinità; sempre nella facciata, troviamo la scritta in catalano “Ave Maria Purissima senza peccato concepita”; l’altezza della torre è di 33 mesi esatti, chiaro riferimento all’età di Cristo; lo stesso pinnacolo si conclude con la croce che indica i quattro venti, tipica di molte opere di Gaudí.

Altro elemento simbolico di discussione è la “Stella di Venere” raffigurata nel rosone della facciata e che, secondo alcuni, potrebbe essere la stella seguita dai re Magi la notte della nascita di Gesù; per altri, è da considerarsi un riferimento all’interesse di Gaudí per l’astronomia, indicando la posizione di Venere nel cielo.

Particolare facciata 

Info pratiche

La casa è aperta al pubblico appena dal 2013. Data la sua ubicazione, la Torre Bellesguard non è un posto in cui ci si imbatte facendo una passeggiata per le via della città ma ci si viene di proposito.

I mezzi di trasporto pubblici offrono varie soluzioni. In ogni caso, in base al vostro punto di partenza, è probabile che dobbiate prendere due mezzi. Una delle migliori soluzioni è la combinazione metro L3 fino alla fermata Vall d’Hebron e autobus 60 che vi lascerà a pochi passi dalla torre.

Sono disponibili due tipologie di visita: visita libera con audioguida dal costo di 9€ e visita guidata per il prezzo di 16€. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale della torre.

La vista, una bella vista

Vista Torre Bellesguard 

Cercate un altro motivo per visitare la Torre Bellesguard? Siamo in uno dei punti più alti della città. L’ultima tappa della visita della casa permette di salire fin sulla terrazza. Lì, il gioco è fatto: godetevi lo splendido panorama che si apre davanti a voi. La città è ai vostri piedi così come l’azzurro del Mare Nostrum.

Fu il poeta di corte di Martino I, Bernat Metge, a suggerire il nome “Bellesguard”, letteralmente “Bella vista”. Aveva ragione, non credete?

, , , , , ,