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Sulle tracce della Comunità ebraica di Ancona

09 febbraio 2015

Il termine ebraico “rùakh” significa “vento”, ma se applicato alla sfera delle persone diventa “respiro”. Ed è proprio di un respiro presente e di un vento tacito, capace di valicare mura e amalgamarsi al terreno da cui nascono le radici, che noi di Ankona vogliamo parlarvi. Il respiro di una delle più antiche Comunità ebraiche d’Italia. La sua importanza socioculturale e la forza propulsiva che ha esercitato sul territorio sono tali che è stato realizzato dal Comune di Ancona, assieme all’Assessorato alla Cultura, un itinerario che ne ripercorre le testimonianze, un museo a cielo aperto che prende il nome di Chayim (Vita)

Collage via astagno ancona

Ad Ancona c’è un quartiere detto Capodimonte, arrampicato in salita [. . .] che morde la china ripida del colle Astagno. [. . .] Nel salirvi guardavo con curiosità le piccole case; l’erba incolta qua e là sulle macerie che ancora restavano della guerra; i panni stesi; le comari che chiacchieravano sedute davanti alle porte; il verdeggiare d’una cupola di rame ossidato — quella della sinagoga, così m’avevano detto — e nell’inoltrarmi mi tornava alla mente l’enigma dei cancelli del ghetto che restavano, pur non essendoci più, chissà dove.” Il passo, tratto da La casa sul colle Guasco, romanzo a cui l’anconetana Simonetta Giungi dà luce nel 1972, ci regala qualche istantanea su come si presentava questa zona della città dopo la seconda guerra mondiale.

Collage ex ghetto capodimonte ancona

Ma facciamo un passo indietro: la Comunità ebraica ad Ancona ha origini antichissime, emette i suoi primi respiri intorno al X secolo. Il porto, calamita di mercanti, tra i quali molti ebrei italiani, levantini, marrani e portoghesi ha permesso l’innesto della Comunità e la sua crescita e affermazione, grazie al peso delle attività che questa esercitava sull’economia cittadina. Ci riferiamo soprattutto agli scambi con l’estero e al prestito di denaro.

Collage via lata ancona

La sua esistenza è una vera boccata d’ossigeno per una città chiusa come Ancona, che impara a poco a poco ad aprirsi verso l’esterno. A partire dal XVI secolo però, con l’annessione della città allo Stato della Chiesa, forti costrizioni vengono applicate nei confronti degli ebrei. Già dal 1427 sono costretti come a trattenere il respiro: gli viene imposta la residenza dentro un’area separata, che si ipotizza si estendesse dalla vecchia Via del Bagno (l’attuale piazza di fronte al Teatro delle Muse) fino a Piazza Kennedy. Area che, con l’avvento del papa Paolo IV, nel 1555 viene trasformata in un vero e proprio ghetto.

Collage via bonda ancona

Ed è per volontà di questo papa e dell’Inquisizione che i marrani, ebrei spagnoli e portoghesi, vengono perseguiti nel 1556. Gli arrestati sono novanta, di questi sessantacinque decisero di abiurare. I restanti venticinque vengono bruciati nel Campo della Mostra, oggi Piazza Malatesta, nella quale ritroviamo una lapide in loro memoria.

lapide commemorativa ancona

Negli anni successivi e fino al 1700, le dimensioni della Comunità ebraica variano a seconda dei papi governanti. Nel 1763 vivono ad Ancona 1290 ebrei e la frattura creata dai secoli di emarginazione è profonda. Ma è con l’arrivo delle truppe francesi che la Comunità può finalmente tornare a respirare. I confini del ghetto assieme ai suoi portoni, vengono abbattuti nel 1861, quando le Marche vengono annesse al Regno d’Italia. È con questo che la nuova borghesia entrerà a far parte della vita pubblica cittadina. Nel Novecento, la migrazione di molte famiglie e le deportazioni nazi-fasciste riducono la grandezza della Comunità, che oggi consta di circa duecento persone. Anconetani raccontano che durante la Shoah la città si è come ritirata, in conseguenza della mancanza di un “vento” importante come quello che questi abitanti portavano.

ingresso sinagoga ancona

È proprio nel cuore dell’ex ghetto che sono situate, al numero 14 di Via Astagno, le due sinagoghe. L’edificio dove risiedono viene costruito nel 1876 per ospitare la sinagoga levantina. Viene aggiunto in seguito, al piano di sotto, il tempio di rito italiano. I due luoghi sono oggi comunicanti grazie a un ingresso comune. La prima traccia di una sinagoga italiana ad Ancona, risale al 1458, fuori dal ghetto. La seconda è nella già citata Via del Bagno e le successive saranno entrambe in Via Astagno. Della sinagoga levantina, si hanno indizi di una prima sede del 1549, in Via dei Levantini, a ridosso delle mura a difesa del porto. Venne tuttavia demolita per aprire il nuovo accesso al porto e trasferita nel 1876 in Via Astagno, dove si trova tuttora.

campo ebrei ancona

Visitiamo ora l’ultima parte del nostro museo a cielo aperto: il Campo degli Ebrei, uno dei più grandi e suggestivi cimiteri ebraici d’Europa. C’è chi lo ha definito la Spoon River ebraica e un pochino lo è perchè vivi e morti vi convivono, e il mare fa da sfondo alla collina. Le lapidi sono fogli scritti, ancorati alla terra… alcuni tornati ad essere bianchi. Che stiano aspettando di essere segnati dagli occhi di chi arriva?  Una tradizione religiosa definisce il cimitero “Bel Hachaim” ovvero “Casa dei viventi”. Immerso nella splendida cornice naturalistica del Parco del Cardeto, si estende lungo il declivio del colle dei Cappuccini. Il suo terreno, come da tradizione, è inclinato verso Gerusalemme e le scritte sono tutte rivolte a est. Vi sono più di mille lapidi di cui 735 si trovano ancora nella collocazione originale. Alcune si sono spezzate o sono state sradicate dal terreno, altre erano così attratte dal rumore del mare che sono precipitate a riva o lungo la falesia. L’intervento del Comune ha consentito la catalogazione di numerose stele e la traduzione di svariate epigrafi.

collage Lapide intera ancona

Dai cippi a forma cilindrica, alle strutture a sarcofago ognuna vive come una vecchia carta d’identità plasmata dalla natura circostante. Una sorta di archivio su pietra, utile anche a ricostruire la storia della Comunità ebraica. Il primo documento che testimonia l’esistenza del Campo risale al 1428. In epoca napoleonica, l’importanza strategica del luogo, fa si che il terreno venga conteso tra militari e Comunità. Tutto si risolve nel 1863, quando gli ebrei cedono parte del terreno del Campo acquisendo il diritto a seppellire i propri cari in un’area del nuovo cimitero di Tavernelle. Sepolture finalmente amalgamate oltre il respiro, agli altri abitanti di Ancona.

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