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Urban Safari

Le bellezze di Ancona dal Porto Antico a Piazza del Papa

02 giugno 2016

Scoprire e ammirare le bellezze di una città come Ancona, non è mai stato del tutto facile. La conformazione del suo territorio è caratterizzata da pendii più o meno dolci, per cui i monumenti e i luoghi di interesse sono localizzati da un punto all’altro della città: in cima a colli, tra vicoli e stradine, al visitatore non è permesso di avere un impatto di immediata sorpresa e stupore. Ci correggiamo subito, e con grande piacere, ora, possiamo constatare che qualcosa è cambiato. Il porto antico, che è il vero cuore pulsante della città, è tornato al suo originale splendore, frutto di alcuni lavori di rifacimento e ristrutturazione. Oggi, pertanto, decidiamo di portarvici a fare una meravigliosa passeggiata. Il nostro percorso inizia a ridosso del teatro delle Muse, che segna il confine tra Corso Giuseppe Garibaldi, il principale della città, e l’inizio dell’area portuale, che comprende il porto vero e proprio, adibito a scalo passeggeri e traffico merci, e quello antico, verso il quale ci dirigeremo noi prendendo la grande curva che si apre sulla nostra destra. A fare da sfondo, qui, un meraviglioso alternarsi di bar, locande, insieme all’andirivieni dei turisti appena sbarcati dalle grandi navi da crociera, o dai traghetti che partono per la Grecia o la Croazia.

palazzo_senato

Proseguiamo per qualche centinaio di metri, e giungiamo alla prima nostra fermata dell’itinerario: l’arco di Traiano. Venne eretto dal Senato e dal popolo romano del 116 d.C. a opera dell’architetto siriano Apollodoro di Damasco in onore dell’imperatore che, più di tutti, credendo nella strategica posizione della città di Ancona verso oriente, aveva fatto ampliare a sue spese il porto della città. Questo è ciò che si legge infatti nella stessa iscrizione dell’arco. La famosissima colonna traiana di Roma, poi, narra un’impresa di Traiano nella vittoria contro i Daci, ultimo popolo ancora non conquistato dall’esercito dell’impero romano; pochi sanno che l’imperatore partì proprio da Ancona. La scalinata di accesso che vediamo ora, è stata costruita intorno al 1859, unica testimonianza ancora intatta prima delle guerre mondiali: entrambe infatti distrussero quasi completamente i dintorni del monumento. L’arco, tra l’altro, è una delle testimonianze dell’impero romano più preziose e meglio conservate. La sua forma slanciata ed elegante contribuisce ad arricchire di fascino l’intera passeggiata.

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Nel corso degli anni, poi, diversi lavori di ampliamento, soprattutto dello scalo portuale, hanno sempre più alterato la posizione originaria dell’arco e la sua ragione d’essere: doveva infatti essere la porta di accesso della città dalla parte del mare. Questi ultimi lavori di ristrutturazione hanno invece riportato la posizione dell’arco al suo antico splendore, vicinissima al mare. Da qui il panorama di cui si può godere è davvero meraviglioso: dietro di noi, in alto, si erge la cattedrale romanica di San Ciriaco ( di cui vi avevamo parlato già qui), e davanti troviamo un altro bellissimo arco, opera di qualche secolo più avanti rispetto a quello di Traiano. Si tratta dell’arco Clementino. Le mura che separano quest’ultimo con l’arco di Traiano, sono di epoca anch’esse romana, e dietro le quali sorgono i piazzali dei cantieri navali.

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La meravigliosa struttura che si staglia di fronte a noi è appunto l’arco Clementino, chiamato così perchè eretto per volere di Papa Clemente XII ( lo stesso di cui vi abbiamo parlato qui). Papa Clemente, fu un vero e proprio mecenate per la città, e adottò un provvedimento di grande risonanza: istituì, infatti il porto franco ad Ancona. Tale provvedimento venne richiesto a gran voce dai mercanti anconetani, in grande competizione con il commercio veneziano. L’istituzione del porto franco produsse immediatamente enormi risultati, rendendo la città di Ancona un punto di riferimento per mercanti provenienti da oriente e occidente, ripopolò la zona del porto, creò un’atmosfera di prosperità, di commistioni di culture e permise ingresso in città di materiali pregiati provenienti da terre lontane. Con i cospicui ingressi di denaro grazie a questa ritrovato benessere, in città venne anche fatto costruire un grande Lazzaretto, disegnato dall’ingegnere Luigi Vanvitelli, all’interno del quale, oggi, sorge il Museo Statale Tattile Omero (se siete interessati, qui c’è un intero nostro articolo che ne parla).

duomo_ancona

L’arco Clementino, invece, venne eretto a simbolo della città, e posto alla fine del molo nuovo, fatto costruire appositamente da Papa Clemente, nell’ambito del rinnovo di tutta l’area portuale anconetana. Vanvitelli, però, non riuscì a completare l’opera, e così l’arco rimase incompiuto fino a quando il progetto venne ripreso in mano dall’architetto Filippo Marchionni, per volere di Papa Benedetto XIV. Osservando l’arco con alle spalle quello di Traiano, l’opera, costruita in pietra d’Istria, appare fin troppo semplice e completamente liscia, sembrando quasi incompleta o poco raffinata, non è vero? Proseguendo la passeggiata, affacciandoci ad ammirare l’altra facciata, però, tutto appare diverso.

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La facciata rivolta verso il mare, infatti, è completamente adornata di ricche decorazioni e abbellimenti.Tenendo in considerazione il rapporto viscerale che ha Ancona con il mare, non ci sembrerà del tutto bizzarra la scelta di esaltare la facciata dell’arco rivolta verso di esso. Le testimonianze che Ancona conserva, che sono espressioni di periodi e stili diversi, hanno tutte in comune l’inevitabile, insostituibile e profonda connessione con l’elemento del mare.

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La nostra passeggiata non è ancora finita, vi consigliamo infatti di procedere verso quei grandi scogli che troverete alla vostra destra. Proseguendo per un centinaio di metri, attraversando anche la torre di guardia della guardia costiera, giungerete ad un camminatoio recentemente ristrutturato, alla fine del quale si trova un’immensa lanterna rossa. Nel corso degli anni la sua funzione civile cedette il posto a quella militare, e proprio qui, una grande battaglia del 1860, segnò il definitivo passaggio di Ancona dallo Stato Pontificio in favore del nascente Regno d’Italia. La Lanterna Rossa è il punto più verso Oriente della città, ed è un luogo davvero caro agli anconetani che non si lasciano spaventare dal forte vento che soffia ad ogni ora del giorno: le navi che passano qui vicino e che sembrano quasi toccarci, la costa marchigiana che si scorge fino alla zona di Pesaro, e l’aria salmastra e penetrante, rendono questo luogo unico.

lanterna_rossa

Anche se rilassante e piacevole, la passeggiata è stata impegnativa e abbiamo percorso tanta strada; Il momento ideale per fare questa camminata è il tardo pomeriggio, verso l’ora del tramonto; i colori che si alternano sono talmente magici, che hanno ispirato anche una famosa frase di Dino Garrone: “Ad Ancona bisogna arrivarci alle tre del pomeriggio, e con il sole. La città sembra allora una zebra; strisce fonde e scure di vicoli si alternano con fasce abbaglianti e trasversali. Un paio di finestre dal riflesso stralucente fanno gli occhi. Poi se passa una nube, la zebra si muta in un cammello inginocchiato, e si aspetta di vederlo alzare da un momento all’altro, col baldacchino di San Ciriaco sulla gobba, il santo che si sporge vestito di rajah”.

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Se, poi, siete alla ricerca di un posto gradevole per fare una cena/aperitivo, vi consigliamo quello che fa per voi. La nostra terza e ultima tappa, infatti, ci porta in Piazza del Plebiscito, detta più comunemente Piazza del Papa (sì sempre lui! Quello di quest’articolo qui, e quello a cui è dedicato l’arco che abbiamo visitato pochissimo fa!). La piazza è davvero grande, ed è il punto di ritrovo per la sera di molti giovani. I locali che popolano il luogo sono davvero tanti, ma noi ci dirigiamo verso il più piccolino e defilato: il Ravaletto. Si tratta della versione mignon del ben più grande Raval, di cui vi abbiamo già parlato qui. Il Ravaletto in pochi anni si è saputo imporre nell’ambito della cucina anconetana, per la freschezza e la semplicità offerte. Il locale non dispone di coperti all’interno, ma di soli tavoli all’esterno.

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La caratteristica principale è che non esiste il servizio al tavolo: si ordina da mangiare e bere al bancone e si ritira un numero; si aspetta così il proprio turno in un ambiente rilassato e particolarmente schietto. Il Ravaletto propone piatti e offre vini esclusivamente del territorio, e il menù cambia settimanalmente: indice di grande freschezza e genuinità. Questa sera decidiamo di ordinare delle seppie con i piselli, una ricetta tipica della tradizione marchigiana. Proviamo anche il cosiddetto “fricchiò”, una specie di ratatouille all’anconetana, composta dalle più svariate verdure di stagione.

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Ad accompagnare il tutto un ottimo vino Verdicchio di Matelica, bianco di passo pajano della cantina Prima di Esanatoglia. In estate, poi, imperdibile è la padellata di moscioli (ricordate? Vi avevamo già spiegato che cosa sono in questo articolo), diventata un vero e proprio must del locale, una specialità che attira sempre tanti clienti. I prezzi di ogni piatto si aggirano intorno ai 5/6 Euro; il Ravaletto, perciò, è molto adatto per trascorrere in tranquillitàuna piacevole serata, sia durante l’ora dell’aperitivo, che per l’ora di cena. La nostra passeggiata alla ri-scoperta di alcune delle bellezze, alcune anche molto nascoste, di Ancona finisce qui, certi che questa è solo la prima di una lunga serie. Alla prossima!

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