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Il pozzo di San Patrizio: il trionfo dell’ingegno a Orvieto

Orvieto è una città incredibile: costruita su una rupe di tufo, domina la valle del fiume Paglia con tutta la sua maestosa bellezza. Le prime tracce di insediamento risalgono al periodo preistorico, ma Orvieto deve il suo fascino soprattutto al periodo Romano e alto Medievale, quando gran parte dei suoi edifici vennero costruiti. E, in effetti, camminare per le sue vie fa tornare indietro nel tempo, come se tutto intorno si fermasse e restasse solo da ammirare ogni pietra che si calpesta. Questa sensazione di straniamento rispetto al presente diventa particolarmente evidente quando si entra nel Pozzo di San Patrizio

Circa 58 metri scavati nella roccia, con una scala elicoidale a 248 gradini, progettata in modo che si potesse scendere e salire sia a piedi che con i muli per prendere l’acqua senza incrociarsi. Il pozzo è diventato famoso per la sua profondità ma, soprattutto, per essere una mirabile opera di ingegno. Nel 1527, infatti, Clemente VII si rifugiò proprio a Orvieto a seguito del Sacco di Roma e chiese ad Antonio da Sangallo il Giovane di costruire un pozzo abbastanza profondo da garantire l’approvvigionamento idrico alla rocca.  

Il pozzo, però, prese il nome odierno solo nell’Ottocento quando i frati dei Servi, a cui era affidato, lo dedicarono al Santo che, secondo la leggenda, era il custode della grotta senza fondo da cui, passando per l’inferno, si poteva accedere al Paradiso. Scendere nelle profondità del pozzo, a tutt’oggi, è un’emozione e, in mezzo al caldo estivo, anche un’esperienza refrigerante.

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Questa segnalazione è stata curata da Luisa Casanova Stua.
In “arte” Castarlu, è un’appassionata scrittrice, una vorace lettrice e un’avventurosa viaggiatrice.
Ama Dante e New York (quasi) allo stesso modo. La curiosità è il motore di tutto, per il resto, basta scegliere sempre le parole giuste.

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