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La statua di Uccialì: il pascià turco-calabrese di Le Castella, Calabria

L’inaspettato dietro l’angolo: noi di Nuok abbiamo appena trascorso un’estate di viaggi brevi, ma a caccia di storie apparentemente lontane in luoghi del tutto familiari.  È il caso di Le Castella, famosa località di mare in provincia di Crotone, nei pressi di Isola Capo Rizzuto. Tra un bar, un ristorante e un negozio di souvenir che precedono la celeberrima vista sulla fortezza aragonese (da qui l’ovvio toponimo) c’è una piazzetta come un’altra, con al centro un busto, quello di “Uccialì”.

Uccialì è la storpiatura dialettale di Kılıç Ali Paşa, corsaro e combattente ottomano le cui esequie si trovano nell’omonima moschea sul Bosforo, nel quartiere di Karaköy, sul lato europeo di Istanbul. Uccialì, infatti, si chiamava Giovanni Dionigi Galeni e, come dimostrato dall’iscrizione sotto il monumento a lui dedicato, nacque proprio a Le Castella, nel 1519. Con lo sbarco dei turchi sulle coste ioniche, fu catturato e costretto a convertirsi, diventando uno dei migliori ammiragli della flotta ottomana e, addirittura, comandante supremo dopo la battaglia di Lepanto combattuta proprio contro i cristiani. Il titolo di “pascià” veniva attribuito ai figli dei sultani o ai funzionari e ai militari di più alto grado: nel caso di Uccialì se lo guadagnò per aver governato Tripoli ed aver riconquistato Tunisi.

Tra le molte leggende nate attorno a questa figura, tra cui un suo presunto ritorno verso le coste calabresi per riabbracciare la famiglia che, però, l’aveva ripudiato, ad oggi si pensa che la statua sia simbolo di fertilità e che sfiorarla aiuti eventuali concepimenti. 

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Questa segnalazione è stata curata da Eleonora Masi.
Pugliese doc, il suo cuore è un puntaspilli a forma di mappamondo.
Insegna inglese a un centinaio di piccole canaglie, i viaggiatori di domani.
Per ora vive a Bologna, ma teme non sia finita qui.

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