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Nelle Cicladi percorrendo la strada delle colombaie di Tinos

Quando sentiamo parlare delle Cicladi pensiamo subito a baie pittoresche, mare cristallino e meltemi. Noi di Nuok abbiamo gettato l’ancora a Tinos, non per tuffarci bensì per avventurarci nell’entroterra e farvi scoprire un motivo ricorrente nel panorama dell’isola di Eolo: le colombaie veneziane o peristeriones.

Sarebbero tra i 600 e i 1000 e si presentano come piccole torri bianche ricamate di merletti e decorate con rombi, triangoli, soli. Sono state costruite con l’ardesia, pietra locale. Il piano terra era adibito ad uso cantina per i prodotti agricoli mentre la parte superiore dell’edificio ospitava il nido delle colombe. La loro funzione era doppia: ornamentale e sociale. La cura delle colombe è una tradizione antica ma sotto il dominio veneziano, tra il 1390 e il 1715, il droit de colombier venne tramandato e l’allevamento divenne sistematico. Il possesso era riservato ai nobili che ostentavano il proprio status. La carne di piccione era molto nutriente e veniva anche esportata verso Smirne o Costantinopoli.

Trovarle è una caccia al tesoro impareggiabile. Alcune sono in rovina ma contano fra le più autentiche, molte sono state restaurate o ristrutturate e sono abitate. La condizione importa poco: tutte queste colombaie sono l’espressione della preziosità architettonica unica e delle abilità dei loro costruttori e hanno la capacità di farvi dimenticare che siete venuti qui per il mare. Arrivati al villaggio di Tarambados potrete facilmente seguire le indicazioni per il sentiero che ve li farà osservare da vicino, ma anche nelle vicinanze di Agapi o Kambos sarà possibile ammirarle.

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Questa segnalazione è stata curata da Ornella Vaiani.
Ornella è franco-italiana. Ha una passione sconfinata per l’arte, le persone, i viaggi e gli incontri “ahaaa”.
Cerca sempre la chicca anche quando rimane in città. Pessoa la riassume alla perfezione “Ah se potessi essere tutte le persone di tutti i posti”.

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