coolture, koshi

Il castello della città di Kochi e il ciliegio segnatempo

Al primo sguardo, un castello giapponese sembra un castello di carte: l’architettura degli edifici e i tetti spioventi ricordano infatti le linee oblique di due carte appoggiate l’una all’altra, come base della costruzione di un bambino. Questa grazia non deve però essere confusa con fragilità: la bellezza di quelle pareti candide e quelle tegole di metallo lavorato nasconde in realtà conoscenze belliche e ingegneristiche che li rendevano luoghi difficilmente espugnabili.

A Kochi, capitale dell’omonima prefettura nell’isola di Shikoku, è presente uno dei pochi castelli che conserva gran parte della struttura Edo: fondato all’inizio del ‘600 e raso al suolo da un incendio un secolo dopo, è stato ricostruito e da allora conserva gli edifici originali, sia nella parte difensiva che in quella di residenza del signore locale. Superando il fossato esterno, formato deviando le acque dei due fiumi che bagnano la città, si entra in un percorso di salite spezzate da curve a gomito, che avevano lo scopo di impedire un attacco frontale che potesse sfruttare la spinta propulsiva di una rincorsa lineare. In cima alla collina di Otakasa è il palazzo del daimyo, più sotto invece si trovano i quartieri in cui erano alloggiate le milizie.

In primavera, al tramonto, i giardini sono meta di gruppi di colleghi e amici che arrivano qui per celebrare l’hanami. Sul terrazzamento di Sannomaru c’è un ciliegio chiamato “Yoshino”, che è il riferimento per l’Agenzia Meteorologica nel determinare l’inizio ufficiale della stagione: i fiori di sakura, una coperta stesa sul prato, la birra che scorre, le risate.

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Questa segnalazione è stata curata da Laura Cerioli.
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