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Il treno tra le dune di Costa de Caparica in Portogallo

Sono poche le città in cui, lasciatisi alle spalle palazzi e cemento, in venti minuti ci si ritrova tra dune di sabbia soffice, pettinata dal vento, e i piedi in acque limpide. Scavalcato il vastissimo letto del Tago, si stende Costa de Caparica, famosa meta di villeggiatura estiva alle porte di Lisbona.

Gli alti casermoni, sui cui balconi ondeggiano teli mare colorati, a prima vista possono tradire l’animo turistico, senza pretese di questa costa piacevolmente ventosa. Basta però percorrere il lungomare per appena un chilometro per imbattersi nel Transpraia, piccolo treno scoperto in attesa, al capolinea, sulla sabbia. Tre vagoncini arrugginiti, dalle sedute improvvisate, accanto a cui giovani dal fare sbrigativo stipano bagnanti su ogni fila. Meno di dieci euro, andata e ritorno, ed eccovi trasportati verso angoli intimi e silenziosi di paradiso oceanico.

Il tettuccio scrostato incornicia, mentre il convoglio sobbalza sulle rotaie invase dalla sabbia, istantanee di casette di legno blu, rosa, bianco sporco, sparse incerte e struggenti a due passi dalla riva. Dietro le dune, più alte, soffici e invalicabili ad ogni metro, ecco l’oceano nel suo imperturbabile e veemente moto. A ogni piccolo stabilimento – minuscoli ristorantini in mezzo al nulla, dove affittare per due soldi ombrellone e sdraio – il cartello indica la prossima fermata del trenino, intruso nella natura selvaggia. Una volta scesi, è inevitabile attendere che i vagoni spariscano alla vista prima di sospendere, onda dopo onda, abbandonati sotto un sole clemente, il caos malinconico di Lisbona, i ritorni, i riti quotidiani venuti a noia.

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Questa segnalazione è stata curata da Gabriele Sebastiani.
Giornalista classe ‘93, ama i cieli nuvolosi, l’accento inglese e il cibo thailandese.
Fermamente convinto che chi nasca del Toro sia destinato a fare grandi cose.

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