by night, dablin

Al Temple Bar Pub di Dublino con la statua di James Joyce

Dopo una lunga giornata a spasso per la capitale irlandese, una birra – possibilmente una Guinness – al Temple Bar Pub ci sta tutta. Gli occhi sono ancora pieni di bellezza: le vetrate policrome della cattedrale di San Patrizio, gli scaffali zeppi di libri nei maestosi corridoi del Trinity College, le sfumature di verde dei giardini Iveagh, le illusioni ottiche del Museo del Leprechaun, il calzolaio delle fate. E poi lo spirito di questi irlandesi che sono così friendly, calorosi e pieni di fantasia: simboli celtici ce n’è ovunque e in qualsiasi forma, dal portachiavi alle insegne dei negozi.

Miti, leggende, canzoni e proverbi: le parole in questa parte di mondo scorrono come fiumi in piena e creano mondi affascinanti e senza tempo.Mica per niente questa è la patria di grandi scrittori, quelli con l’iniziale maiuscola: le loro effigi sono sparse qua per le vie del centro e nei parchi pubblici perciò non è raro imbattersi in Oscar Wilde o George Bernard Shaw. C’è addirittura un QR code attraverso il quale è possibile ricevere una telefonata e ascoltare un monologo dell’illustre letterato recitato da un attore rigorosamente airisch.

Ma se cercate un momento più intimo e riservato, un attimo di riflessione quasi meditativa, lontano dagli occhi altrui, bisogna andare al Temple Bar Pub: lì c’è una statua di James Joyce posta in un angolo corredato di sgabelli e tavolino, dove potrete sedervi e gustare il vostro drink mentre confidate i vostri pensieri all’autore dell’Ulisse senza che nessuno ci faccia troppo caso.

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Questa segnalazione è stata curata da Cristina Cassese.
Tarantina e tarantolata, è appassionata di libri, teatro e scienze umane.
Il suo è uno spiritonomade: oggi vive a Roma, domani chissà.
Da qualche anno insegna ma soprattutto impara.

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