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La montagna delle incisioni rupestri a Grosio in Valtellina

Siamo sul finire degli anni Sessanta. Un archeologo si convince che proprio lì, sulle montagne della Valtellina, devono trovarsi dei segni della presenza più antica dell’uomo, quella della Preistoria, quando l’unico strumento per lasciare volontariamente traccia era l’incisione. Passa in autobus Davide Pace, l’archeologo testardo, sta andando verso Bormio e guardando la montagna dal finestrino nota un’ampia rupe lucente ai bagliori del sole e intravede delle incisioni. Aveva ragione. Ha dovuto ripulire i muschi e convincere la marchesa Margherita Pallavicino Mossi Visconti-Venosta a donare quel terreno, ma Davide Pace ha regalato al mondo la Rupe Magna.

La più estesa roccia alpina incisa dall’uomo, ben 84 metri, si trova in quel di Grosio (in provincia di Sondrio), dove si stringe l’abbraccio tra la montagna e la valle. Un parco che regala emozioni davvero uniche: tra il Neolitico e l’età del ferro degli uomini, probabilmente attirati dalla roccia che rifletteva i raggi solari, vi incisero ben 5000 figure. Le più simpatiche, agli occhi di noi moderni visitatori, sono i cosiddetti “oranti saltici”, ossia, come li definì Pace ““oranti”   “danzanti” la cui religiosa eccitazione sembra essersi fermata in estatica stasi captante l’eterno divino”.

Il sito è uno di quelli che hanno attirato gli uomini di tutte le epoche: sul picco della montagna, a fianco alla rupe, si ergono, infatti, due castelli. Il castello di San Faustino, eretto dal vescovo di Como intorno al X secolo e quello costruito dai Visconti nel 1300. Una passeggiata in montagna può essere rigenerante, questa è anche decisamente una bella scoperta.

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Questa segnalazione è stata curata da Luisa Casanova Stua.
In “arte” Castarlu, è un’appassionata scrittrice, una vorace lettrice e un’avventurosa viaggiatrice.
Ama Dante e New York (quasi) allo stesso modo.
La curiosità è il motore di tutto, per il resto, basta scegliere sempre le parole giuste.