by night, venessia

Lo spritz dell’Osteria alla Ciurma di Venezia

Passando il primo di innumerevoli ponti – quello, contestatissimo, di Calatrava – si arriva a Venezia col cuore che già batte per piazza San Marco e il cervello che pensa al portafogli. La Serenissima ha una regola ferrea: rivela la sua faccia migliore solo ai visitatori più attenti. Ciò vale soprattutto per le sue osterie, piccole perle nascoste dove è concesso mangiare bene spendendo il giusto. Basta aver pazienza e osservare.

L’Osteria alla Ciurma, locale angusto a due passi dal Ponte di Rialto, è proprio uno di questi posti elusivi, lontani dai ristoranti affollati di tedeschi e giapponesi. Si mangia bene qui, lo si capisce subito: ci si accalca in una ventina sulla vetrina ricolma di cicchetti, si parla in veneziano di pesca – con entusiasmo – e dei turisti – con livore. E poi lo spritz, che si colora di un arancione diverso. Qui costa solo tre euro, ne vale almeno il doppio. La sua frizzantezza non è invadente, l’amarezza calibrata al punto giusto: terminato il primo, stai già immergendo la cannuccia nel secondo.

Difficile, poi, resistere alle sirene dei vari baccalà, e poco importa se mantecato, fritto, alla vicentina o su crostini croccanti. Accanto alla tradizione non sfigurano però i fiori di zucca in pastella con alici, alcune fantasiose bruschette e polpette di tonno, giusto per aprire la porta anche a sapori lontani: Venezia è sempre stato un porto di scambio e contaminazione, no? Usciti di qui, eccovi per la Laguna col sorriso in faccia e la cintura slacciata.

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Questa segnalazione è stata curata da Gabriele Sebastiani.
Giornalista classe ‘93, ama i cieli nuvolosi, l’accento inglese e il cibo thailandese.
Fermamente convinto che chi nasca del Toro sia destinato a fare grandi cose.

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