LANNON – Oggi a Londra: Chiara Meattelli
Chiara Meattelli è nata nel 1978 a Perugia, dove si è laureata in Scienze Politiche (indirizzo internazionale) con una tesi intitolata: “John Lennon, la stampa e l’FBI“. Per tre anni ha lavorato come traduttrice per diverse istituzioni italiane e poi ha vinto una borsa di studio con cui ha studiato fotografia e musica nel Colorado. Nel 2006 è tornata a Londra ed ha gradulamente iniziato a lavorare come fotogiornalista freelance. Oggi è corrispondente per il Rolling Stone Italia, il Secolo XIX, Buscadero, oltre ad avere pubblicato per altre testate come La Repubblica e Vanity Fair.

Durante il photoshoot ai Phinx ad Hampstead Heath, un parco immenso a North London, tra i più belli della città. 2009
Chiara lavora inoltre in uno studio fotografico a West Hamstead e con il suo socio, Dominic Lee, si occupa di campagne pubblicitarie e di progetti artistici personali con il nome di Chi-Dom. Per hobby suona la chitarra e canta con il trio More Bad Times e con Former Utopia. Gira solo in vespa o in bici e non si sposta di due metri senza il suo Ipod. Ha un blog ed un Twitter account ricchi di aggiornamenti e spunti da seguire, in particolar modo per gli appassionati di musica.
:: Benvenuta su Nuok, Chiara! Cosa ti ha portato a Londra?
È stato un richiamo che ho sentito forte ancor prima di visitarla per la prima volta. La passione per l’Inghilterra – musica, lingua e cultura – è nata quando da bambina ascoltavo ossessivamente le canzoni dei Beatles. Ho sempre pensato di trasferirmi qui non appena laureata e così ho fatto. Sono partita nel 2002 con la scusa di uno stage non pagato da Vivienne Westwood: la moda non m’interessava ma sembrava un ottimo punto di partenza. Di giorno lavoravo in ufficio e la sera al pub per mantenermi.

Ritratto ©Dominic Lee 2010
:: Quali sono state le tue prime sensazioni da Londoner?
Energia, continui input, stimoli: tutto cibo per il cervello, food for the brain come dicono qui. Era eccitante trovarsi in mezzo al resto del mondo, notare che nel raggio di un metro quadrato c’erano individui di mille etnie diverse. Mi ha colpito la diversità dei ritmi, la frenesia con cui si vive la quotidianità, l’indifferenza della gente per strada, le distanze abissali tra un quartiere all’altro, i parchi giganti sparsi per la città. E le orrende condizioni atmosferiche: all’inizio, indossare un maglione di lana a luglio o agosto era traumatico. Anzi, lo è ancora.

Ritratto con la corona utilizzata nel 1975 per la copertina dell'album "Commoner's Crown" degli Steeleye Span. (photo ©dominiclee; model maker: Nancy Fouts)
:: In che modo Londra ha aiutato la tua carriera e influenzato il tuo lavoro?
Tutta la mia vita adulta lavorativa l’ho passata qui, dunque risponderei “in ogni aspetto”. L’aver conosciuto tante persone con esperienze diverse mi ha portato a contemplare infinite possibilità lavorative ed alla convinzione che nella vita si possa realizzare qualsiasi cosa se lo si vuole davvero. Infine Londra ha alimentato la mia passione per la musica, ciò di cui mi occupo principalmente oggi; non credo esistano altre città dove accadono così tanti eventi dal punto di vista musicale.
:: Qual è la colonna sonora perfetta da ascoltare camminando per Londra?
Dipende da che strada si percorre, con quale mezzo, che tempo fa, cosa si è mangiato, cosa si è bevuto, che pensieri ronzano in testa e che sogni si è fatti la mattina. Questi giorni c’è il sole, stiamo avendo un’estate miracolosamente calda, non succedeva da tanti anni. La colonna sonora perfetta è il nuovo album degli Eels, Tomorrow Morning, un pop sperimentale, solare ed interessante. Poi ci sono le canzoni che parlano di Londra: si ascoltano sempre con una sorta di stupido orgoglio, come se ci si sentisse parte integrante delle immagini descritte dalle liriche. Ma è improbabile che mi trovi ad ascoltare Waterloo Sunset dei Kinks mentre attraverso il ponte di Waterloo o I Don’t want to go to Chelsea di Elvis Costello quando sono in quel quartiere!

Photoshoot a Conor O'Brien dei Villagers, appena nominati per il Mercury Prize. Soho, Londra, ©Chiara Meattelli 2010
:: Gli inglesi e la musica: cosa avremmo da imparare?
In una parola: il rispetto. Qui la musica è importante, è una forma d’arte rispettata almeno quanto la letteratura o la pittura. E questo si riflette nel silenzio religioso con cui si assiste ad un concerto, nelle numerose pagine che la musica occupa tra i principali quotidiani nazionali e nei fondi che il governo gli indirizza. Ma non è facile importare un elemento culturale così forte, qui ci sono cresciuti. E senz’altro c’è di mezzo l’ostacolo della lingua: in Italia – un paese in cui è più facile trovare un gelato al parmigiano reggiano che cinema con film in lingua originale – credo esista una pigrizia linguistica che rema contro l’importazione di nuova musica. Gli unici mercati con cui la musica italiana ha punti di scambio sono quelli dei paesi latini, tranne rarissime eccezioni.
:: Qual è la cosa più strana che hai fatto o visto a Londra?
Una volta ho visto una donna completamente nuda passeggiare con calma serafica per Piccadilly Circus (presto fermata dalla polizia), oppure un tizio sfrecciare in mezzo al traffico con i roller blade mentre sorseggiava una birra. Alla fine non ci fai più caso, impari a camminare da Londoner, incurante di quello che succede intorno. Lo scorso Holloween ho forse vissuto il concerto più strano della mia vita, quello dei Dead Weather, il supergruppo di Jack White. Mentre in Italia sfilavano cortei contro questa festa “pagana” e “satanica”, qui entravamo nella chiesa di Shoreditch forniti di birra gratuita e ballavamo rock selvaggio in piedi sulle panche. Non dimenticherò mai lo sguardo nervoso e preoccupato del prete della parrocchia mentre ci vedeva entrare in fila; molti erano vestiti con costumi demoniaci.

Photoshoot ai Drums, St Martin's Lane Hotel, London ©Chiara Meattelli 2010
:: Qual è il personaggio intervistato o fotografato a Londra che ti ha colpito di più. Perché?
Forse Nick Cave, uno dei più carismatici del rock: passare 35 minuti guardandolo dritto in quegli occhi a metà tra diavolo e figura divina è un esperienza quasi ultraterrena. Pochi artisti riescono a mettere altrettanta soggezione; non importa quanti anni di esperienza hai e se scrivi per il Rolling Stone americano o la Gazzetta di Frascati: Cave se vuole ti paralizza con uno sguardo. Oppure può pronunciare una frase con tanta enfasi da farti venire la pelle d’oca e non intendo in senso figurato. Ma è anche un gentleman dotato di un gran senso dell’umorismo. Credo che insieme a Tom Waits sia il più grande songwriter del nostro tempo la cui qualità della musica non accenna a deteriorarsi, nonostante i numerosi anni di carriera. Anche l’incontro con Paul McCartney è stato surreale, il sogno di una vita oltre che una bella soddisfazione professionale. Ora molti amici mi chiamano “Ciara”, come mi ha ribattezzata lui!
:: C’è chi ancora etichetta Brixton come un quartiere da evitare. Dagli tre buoni motivi per cambiare idea.
Basterebbe solo farci un giro oggi. Brixton ha subìto una lenta metamorfosi negli anni e negli ultimi mesi ha proprio cambiato volto. Si sono investiti molti fondi per ripulirla da spacciatori, ampliare i marciapiedi, ornare le strade; abbiamo persino la nostra moneta ufficiale, il Brixton Pound. E’ un quartiere di tendenza, pieno di vita, gente, locali e con il miglior cinema di Londra, il Ritzy. Purtroppo questo cambiamento ha portato anche a un mostruoso aumento degli affitti.
:: Consiglia ai lettori di Nuok un gruppo musicale in arrivo a Londra da non perdere per niente al mondo.
Sparo nomi a raffica, molti dei quali dovrebbero arrivare presto anche in Italia: Grinderman, Midlake, John Grant, Eels, Jim Jones Revue, Mountain Man, Steve Wynn & the Miracle Three.
:: Tradiresti Londra solo per …
Per un essere umano. La lascerei solo se la mia famiglia avesse bisogno di me o se l’amore per un uomo mi portasse altrove.
Elisa è nata e scrive di notte. Ha un babbo italiano, una mamma francese e un cuore "québécois" - almeno così le hanno detto durante un freddo inverno canadese. Si occupa di management culturale e vive a Londra dal 2009. Nel tempo libero sonnecchia su treni ed aerei, lavora sulla pronuncia perfetta della parola "hippopotomonstrosesquipedaliophobia" e racconta le città attraverso le persone.













[...] Per il resto mi sono dedicata all’ascolto di classiconi come Neil Young, Leonard Cohen e Zombies; ne avevo bisogno. Soprattutto perché quando ascoltare nuova musica diventa un lavoro si cerca spazio nella testa per sprofondare le proprie radici e ritrovare le origini di quella curiosità musicale “che tutto move”. What else? Sono stata di nuovo intervistata, stavolta da un magazine online che mi è molto piaciuto, si chiama Nuok e ve lo segnalo (questo il link alla mia intervista, a chi interessa). [...]
Bellissima intervista…io Waterloo Sunset ho proprio scelto di ascoltarla sul ponte di Waterloo…lo dovevo ai Kinks e a me stesso…
(nella foto al tizio dei Villagers o c’è un refuso o mi sfugge qualcosa…non si chiama O’Brien?splendido comunque l’album dei Villagers)