Oggi a New York: Wiesława Dziewa

:: Benvenuta su Nuok, Wiesia! Che cosa ha provato la prima volta che ha visto i grattacieli di Manhattan?
Un piacevole stordimento, un’incredibile sensazione di trovarmi nel bel mezzo di quei giganti buoni che ti circondano da tutte le parti, ma senza creare ingombro o confusione. Mi sono sentita protetta e stranamente sicura come se formassero attorno a me uno scudo protettivo. Una sensazione davvero speciale, e poi sono di una bellezza incredibile, ci si può innamorare a prima vista. Camminando per Manhattan, tra le avenues e le streets, più o meno si riusciva a capire dove ci trovavamo, perché i grattacieli – con le loro svariate forme e colori – ti indicavano la strada, come una bussola; bastava alzare lo sguardo e cercare quelli più alti per capire in che direzione ci dovevamo muovere. Invece ho provato una grande tristezza e profonda angoscia quando ci siamo trovati davanti a Ground Zero: scrutavo con attenzione il posto e cercavo di immaginare che cosa era successo, si percepiva ancora il dolore che aveva attraversato quel posto, nonostante i lavori per la costruzione dei nuovi grattaceli siano già iniziati.

:: Cos’è che l’ha sorpresa di più di New York? C’è qualcosa che proprio non si aspettava?
Si, indubbiamente in una città come New York una persona si aspetta di vedere e di trovare tutto grande, ed è cosi: ci si ritrova circondati da grande ricchezza, le lunghissime limousine, i taxi gialli che catturano lo sguardo dei passanti, gente di diverse razze e colori che convivono insieme. Ma quello che mi ha piacevolmente sorpreso è la generosità della Grande Mela: c’è tutto a disposizione di tutti, ognuno trova la propria dimensione, ci sono svariate possibilità, per tutti quelli che hanno voglia di mettersi in gioco e proporre o realizzare qualcosa; è un mondo aperto non soltanto per i giovani ma per ogni età.
Ho fatto una bellissima e indimenticabile esperienza a Brooklyn, nella zona di Williamsburg, dove domina lo stile degli anni sessanta – settanta. Questa, devo dire la verità, è stata per me una vera e propria sorpresa, mi sono ritrovata a rivivere una breve sequenza della mia adolescenza, prima di trasferirmi in Italia, quando vivevo ancora in Polonia: lo stile vecchio, leggermente sgarrupato, ma presentato con grande gusto e disinvoltura; anche chi non lo condivide rimane comunque catturato e disarmato dalla sobrietà, semplicità e bellezza di quel posto.
Vorrei parlare inoltre del mio stupore, anzi, della meraviglia che ho provato nella parte sotterranea della Grande Mela: è una seconda città, la Metropolitana, si estende nel sottosuolo di tutta New York e collega vari punti con diverse linee, la gialla, la verde, l’arancione… Non si ferma mai, è sempre attiva, di giorno e di notte, là sotto non si ha nessuna percezione, non importa se all’esterno c’è il sole o la luna, c’è sempre un treno in corsa e c’è sempre tanta gente che sale e scende. Anche questa esperienza è stata per me nuova, emozionante e sorprendente. E da provare!

:: Sappiamo che ha avuto modo di passeggiare nel quartiere polacco di Greenpoint. Qual è stata la sua impressione?
Felice da una parte! È stata una vera sorpresa ascoltare la lingua madre in un posto così lontano, sembrava di trovarsi in una piccola cittadina della Polonia: già le chiese in perfetto stile cattolico e le case del quartiere sarebbero bastate a lasciare un’impronta famigliare, ma ci sono anche le insegne scritte in polacco e la gente che tranquillamente parla “po polsku”! Eppure ho avuto una sensazione contrastante: la necessità di conservare le proprie radici e la propria identità, l’ho vissuto direttamente quando mi sono trasferita dalla Polonia all’Italia trentadue anni fa; mi è mancata molto la lingua e ovviamente mi sentivo inadeguata con l’italiano, però ti devi emancipare ed integrare nella realtà che vivi altrimenti perdi il tuo paese e non conquisti il nuovo. Voglio dire che a Greenpoint ho visto una Polonia più Polonia della Polonia.
La Polonia di oggi non è la stessa di quella che ho lasciato io o che hanno lasciato loro; Krakòw, ormai, è una città europea a tutti gli effetti, e passeggiando senti parlare un sacco di lingue. Voglio dire, ho sentito parlare più inglese a Krakòw che non a Greenpoint. Io credo che oggigiorno non bisogna avere paura di aprirsi o di perdere la propria identità, ma devi essere davvero cittadino del mondo.

:: Si dice sempre che in America cibo e caffè non siano buoni. E’ davvero così?
Assolutamente no! C’è tanto buon cibo e ottimo caffè, dipende sempre dalla scelta individuale. L’ esperienza mi ha insegnato di non fidarmi di ciò che si dice, ma di cercare di scoprire cose nuove, e perciò, durante la mia visita in America, ho visitato molti posti tra ristoranti, pasticcerie, pub e diversi locali. Dovunque sono stata, ho sempre mangiato dell’ottimo cibo. Ho iniziato proprio il giorno dell’arrivo, con la mia prima apple pie, e questa torta alle mele mi ha conquistato, come mi ha conquistato l’America.
Vi confido senza vergogna che ho mangiato tutti i tipi e la più grande quantità di torte di mele, ma, in assoluto, la prima in classifica può essere gustata da BlackBird, un locale di Bedford in Williamsburg: una vera delizia! E poi ho gustato appieno il caffè lungo americano. A dire il vero per me non era una novità, perché in Polonia il caffè è consumato nella stessa maniera, però ammetto che la differenza c’è; non è solo la qualità, ma anche il modo in cui danno la possibilità di consumarlo ad essere diverso, tipicamente americano. Parlo dell’atmosfera, della rilassatezza delle persone. Sinceramente non ho solo gustato quelle torte e quei caffè, ma mi sono anche divertita semplicemente stando seduta nei locali a guardare le persone intorno. E infine debbo confessare che ho mangiato bene dovunque sono stata, iniziando dal ristorante francese e passando poi dal ristorante italiano, quello marocchino, il brasiliano, e per finire al cinese.
L’hamburger americano di DuMont ha superato tutti gli altri, il più buon hamburger che abbia mai mangiato! Segreto? Non fare il turista ma scoprire la Città.

:: Qual è il posto che le è rimasto nel cuore?
È senza dubbio Manhattan con la vista e il tramonto dal Rockefeller Center, dove l’emozione arriva al massimo con l’Empire State Building di fronte e tutti i grattacieli che si illuminano: è uno spettacolo unico, mai visto.
Nuok è New York raccontata dai creativi italiani che la abitano. Non la solita Grande Mela quindi. Un magazine online di lifestyle, cibo, arte e cultura aggiornato quotidianamente e indispensabile per viaggiatori, residenti, sognatori e chiunque voglia conoscere il lato inedito di NY.












