LANNON – Oggi a Londra: Cristina Locatelli

14 June 2010

Cristina è nata a Trento ed ha studiato Conservazione dei Beni Culturali a Parma. Dopo un anno Erasmus a Vitoria, nel Pais Vasco, si è trasferita in Catalunya dove ha lavorato nei musei del Triangolo Daliniano. Da tre anni vive a Londra dove ha lavorato per la British Film Institute Gallery, per la Tate Modern ed ora per l’Interpretation Department della Tate Britain.

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Cristina alla Tate Modern

:: Cosa ti ha spinto a venire a vivere a Londra?

In realtà credo di essere andata per esclusione. Lavorando nel settore museale e volendo migliorare il mio inglese, New York e Londra erano le opzioni più naturali. La mia avventura negli States si è conclusa, non troppo gloriosamente, nel giro di due mesi. L’anno dopo ci ho riprovato con Londra e, complici altre coincidenze, come un fidanzato (italiano) che già viveva in UK, le cose sono andate nettamente meglio.

:: Come hai vissuto le tue prime settimane a Londra?

Assolutamente confusa, e sinceramente pure un tantino depressa. Appena arrivata ho iniziato uno stage alla BFI Gallery ed il fatto di capire poco e niente di quello che si diceva in ufficio mi faceva sentire terribilmente isolata. Per fortuna con il tempo, ed una marea di film in lingua originale, ho iniziato a capirci qualcosa in più.

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muro di Neal’s Yard

:: Puoi spiegarci cos’è la ‘Museum Interpretation’ e in cosa consiste il tuo lavoro?

Bella domanda. In generale il termine ‘Interpretation’ si riferisce a tutto ciò che e’ mirato ad aiutare il pubblico ad apprezzare e capire meglio la collezione di un museo. Che poi questo avvenga tramite i classici pannelli esplicativi, percorsi tematici, audio-guide o l’uso di tecnologie piu’ avanzate, dipende soprattutto dalla disponibilità finanziaria del museo in questione. Al momento sto curando una piccola guida per la mostra Rude Britannia, che aprirà nelle prossime settimane.

:: Che differenze riscontri tra la didattica museale inglese e quella italiana?

Ammetto di non saperne molto di come la didattica venga gestita nei musei italiani, avendo prevalentemente lavorato in Catalunya. L’impressione, comunque, è che nei Paesi Mediterranei l’educazione nei musei non abbia un ruolo preminente nella loro gestione strategica e che venga soprattutto identificata con attività per bambini e ragazzi in età scolare. Non voglio dire che la situazione qui in UK sia perfetta, però qui il concetto stesso di apprendimento è inteso in maniera più ampia rispetto all’ambito formale della scuola. Un esperienza educativa non è infatti solo quella che ti trasmette sapere in senso stretto, ma quella che ti fa capire meglio il mondo in cui vivi, che ti ispira curiosità intellettuale e ti aiuta a sviluppare valori e chissà, magari anche a scoprire nuove abilità.

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totem al British Museum

:: Che consiglio daresti a chi vuole venire a Londra per lavorare nel settore culturale?

Di prendere in considerazione anche lavori ‘umili’ all’inizio, rimanendo però all’interno del proprio ambito d’interesse. Può darsi non sia una regola generale ma, pur avendo accumulato una certa esperienza in altri Paesi europei, è stato quando ho potuto mettere un referente inglese che la mie applications hanno iniziato ad essere considerate.

:: Che cosa importeresti dello stile di vita o della società londinese nella tua città natale?

La trasparenza nell’amministrazione pubblica. Ah, ed il party-bus! Non sono sicura che si chiamino così in realtà, ma ci sono in giro per Londra dei vecchi autobus a due piani attrezzati con bar e disco, per chi si vuol regalare un party itinerante senza rischi per la patente e tutto il resto.

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Felix, una scultura di Maurizio Cattelan esposta nella Turbine Hall della Tate Modern

:: Qual è il posto di Londra che ti fa sentire più a casa. Perché?

Credo sia la Tate Modern. Ci ho lavorato per un anno e mezzo ed in diversi dipartimenti, quindi ho avuto l’opportunità di conoscere tantissima gente, dal portiere al direttore. Quando ci vado è come tornare al paese, in ogni sala c’è qualcuno che conosco, con cui scambio un saluto veloce o mi fermo per un update.

:: Qual è la cosa più strana che hai visto a Londra?

Hum, difficile fare una classifica… Beh, visto che sto cercando casa ti dico che un aspetto delle case inglesi che ancora non riesco a capire sono i bagni. La luce si accende tirando una cordina, il lavandino ha un rubinetto per l’acqua calda (di solito bollente) ed uno per l’acqua fredda, e alcuni bagni hanno addirittura la moquette per terra. Specifico ‘per terra’, perche’ nell’ascensore del mio palazzo c’è anche sulle pareti!

:: Qual è il film ambientato a Londra che preferisci? Perché?

Altra difficile scelta. Mi viene in mente ‘Match Point’, very British, e ci appare anche la Tate! Ultimamente mio fratello mi ha ricordato che anche  ‘La carica dei 101’ e’ ambientato a Londra, ed ora mio nipote cinquenne sa dove vive la zietta!

:: Consiglia ai lettori di NUOK un luogo o un’attrazione da non perdere assolutamente quando si visita Londra.

Neal’s Yard, decisamente. Dopo il bagno di folla nelle vie di Covent Garden, una pausa in quella piazzetta nascosta tra case coloratissime, magari sorseggiando uno smoothie nel bar biologico, e’ davvero rigenerante.

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Elisa è nata e scrive di notte. Ha un babbo italiano, una mamma francese e un cuore "québécois" - almeno così le hanno detto durante un freddo inverno canadese. Si occupa di management culturale e vive a Londra dal 2009. Nel tempo libero sonnecchia su treni ed aerei, lavora sulla pronuncia perfetta della parola "hippopotomonstrosesquipedaliophobia" e racconta le città attraverso le persone.

1 commento for “LANNON – Oggi a Londra: Cristina Locatelli”

  1. you don’t often see party buses everyday, i just thought that they are the coolest stuff in town -.;

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Elisa Cecilli

Elisa è nata e scrive di notte. Ha un babbo italiano, una mamma francese e un cuore "québécois" - almeno così le hanno detto durante un freddo inverno canadese. Si occupa di management culturale e vive a Londra dal 2009. Nel tempo libero sonnecchia su treni ed aerei, lavora sulla pronuncia perfetta della parola "hippopotomonstrosesquipedaliophobia" e racconta le città attraverso le persone.

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