Regalateci visioni

Per chi ama raccontare, la città di New York offre molteplici e inesauribili spunti: persone di ogni parte e storia, panorami da tachicardia, situazioni surreali, culture e controculture di ogni genere e infine, come valore aggiunto, la consapevolezza condivisa che a New York può succedere di tutto.
Per uno scrittore, insomma, è il paradiso in terra, il cappello da cui tirar fuori ogni coniglio. Innumerevoli romanzi sono ambientati in questa metropoli o ispirati ad essa, come innumerevoli sono le visioni e interpretazioni della città stessa. A mio avviso sono proprio questi i racconti più interessanti, perchè regalano punti di vista nuovi e profondi di una città che forse nessuno saprà mai capire a fondo.
Oggi vorrei consigliarvi due racconti in particolare.
.: Waterfront: a Journey around Manhattan di Phillip Lopate.
East Side, West Side da Little Red Lighthouse a Battery Park City, le meraviglie del waterfront di Manhattan sono allo stesso tempo celebrate e tenute nascoste. Nella sua brillante esplorazione di questa ancor poco approfondita parte di New York, Lopate recupera l’anima della città. Egli percorre a piedi il perimetro del waterfront raccontando storie di pirati (Capitano Kidd) e mediatori di potere (Robert Moses), gli edifici pubblici di Harlem, la costruzione del ponte di Brooklyn. Si evoca la magia del porto vecchio, dai giorni di Melville e Whitman a quelli degli scaricatori di porto, valutando i progetti attuali degli attivisti ambientali e sondando nuovi piani per parchi e cupole con vista sul fiume.
Lopate descrive il suo romanzo come “un misto di storia, guida, architettura, reportage, memorie personali, critica letteraria e scrittura della natura“. In passato, chi percorreva questa zona della città, poteva godere il grande spettacolo del waterfront urbano ricco di facchini e monelli, passeggini e pescivendoli, incrociatori e marinai in congedo, donne della notte.
Il recente aumento delle torri di appartamenti di lusso e dei complessi sportivi ha trasformato il waterfront in un semplice porto o un Devil’s Playground di un tempo e questo saggio ha la grande capacità espressiva di catapultarci nel passato e raccontarci “cosa ci siamo persi”.
.: Delirious New York: A Retroactive Manifesto for Manhattan, di Rem Koolhaas.
Questo libro è un must read.
Rem Koolhaas, famoso architetto olandese, ha uno sguardo irriverente sulla storia architettonica di Manhattan. Egli presenta la città come mondo “fantastico” travestito di pragmatismo e definendola “la stele di Rosetta del 20 ° secolo”. A differenza dei libri che raccontano la crescita dell’architettura a Manhattan in termini di grattacieli, Rem Koolhaas la osserva in termini di Coney Island (un “feto”di Manhattan), e come un mondo di illusioni portate in vita senza senso del reale. I processi che racconta non riguardano l’invenzione dell’ascensore e delle strutture portanti in acciaio, ma piuttosto il cartone di Coney Island mescolato con la rete di quartieri di Manhattan.
La griglia dei blocks è stata concepita nel 1807 e suddivide l’isola in 2028 blocchi che non hanno nulla a che vedere con la topografia della città; questa è la dimostrazione che Manhattan si basa su un’istituzione mentale più che reale. Come avviene a Coney Island, la forma della città si è sovrapposta a quella griglia surreale, l’architettura di Manhattan è quindi diventata, come afferma Koolhaas, lobotomizzata. Il reale e il naturale vengono sovrastati dall’illusione di una città che mette le fondamenta su quella che viene definita “cultura della congestione“. “Manhattan“, scrive l’autore, “è occupata da trasformazioni archietettoniche (Central Park, i grattacieli), utopistici frammenti urbani (Rockfeller Center, l’edificio delle Nazioni Unite) e fenomeni irrazionali (Radio City Music Hall)”. Delirious New York descrive in mondo non comune e intrigante la realtà di questa ambigua metropoli, utilizzando anche acquarelli e disegni d’archivio, fotografie e planimetrie in cui si osserva la rete di senso ed energia su cui si basa la città stessa.
cit. “La metropoli si sforza di raggiungere un punto mitico dove il mondo è completamente inventato dall’uomo in modo che esso coincida assolutamente con i suoi desideri.“
Valentina Locatelli 1985. Una laurea in Media Design e due passioni: immagini e parole. Fotografia, letteratura, arte e cinema. (valentina@nuok.it)












