6. SNEAKIN’ IN: frequentazioni, vita sociale e rooftop parties

In una città in cui le persone vanno e vengono di continuo crearsi una cerchia di frequentazioni ed una intensa vita sociale è facile e piuttosto veloce. Scoprirsi circondati da giri tra i più vari, così come fare conoscenze di ogni genere, etnia, orientamento sessuale e provenienza sarà presto il vostro pane quotidiano.
Proprio a causa di questo turbinio di soggetti però, le relazioni personali si muovono su binari un po’ diversi da quelli cui siamo abituati; non stupitevi quindi se tutti si considerano vostri migliori amici dal primo minuto in cui vi incontrano!
In questo panorama, capite bene, il concetto di ‘invito’ acquisisce connotazioni del tutto peculiari.
Se un fine settimana non sapete cosa fare e avete paura di restare a casa, non temete. Salterà fuori all’ultimo il messaggio risolutore che di solito richiama ad una festa chissà dove, a casa di chissà chi, cui aderirete senza esitazione un po’ per curiosità e un po’ per noia.
La vita sociale newyorchese si costruisce di fatto seguendo questa semplice dinamica: l’imbuco.

Quando si arriva ad una festa è difficile che si conosca il padrone di casa. Nella migliore delle ipotesi conoscete la sua fidanzata/o, nella peggiore vi trovate lì perché un vostro amico ha sentito da un amico che un suo amico faceva una festa. La motivazione – non è necessario conoscerla – può essere delle più varie… compleanno, houseworming, partenze, traslochi, convivenze, nuovi lavori – e generalmente la scoprirete in corso di serata.
Ogni pretesto è buono per organizzare una bevuta collettiva in un appartamento dove la gente si stipa appoggiata alle pareti con la sua birra in mano e libero accesso alla cucina dove di solito sta la cassa di polistirolo piena di ghiaccio e di alcool.
Con l’arrivo della bella stagione poi i newyorchesi si scatenano, perché se proprio non si può dire che la città pulluli di giardini pensili, balconate e piazze con tavolini all’aperto, ogni condominio può quantomeno fare affidamento sulla terrazza sul tetto, la cosiddetta ‘rooftop terrace’ o più semplicemente ‘rooftop’. Poter godere di tali spazi è un privilegio tanto degli abitanti del palazzo quanto dei loro ospiti che nel 90% dei casi si trovano a scoprire vedute inaspettate sulla città, da angolazioni e quartieri quanto mai sorprendenti.
Vi consiglio per esempio di imbucarvi ad un party in uno dei rooftop di Williamsburg, con vista sullo skyline illuminato di Manhattan che si riflette sull’East River. A parte che i loft di Williamsburg meritano una visita solo per capire che cos’è un vero Loft – sicuramente non uno degli appartamenti patinati con ampio soggiorno e cucina a vista che siamo abituati a definire tali in Italia – l’ascesa ai piani alti vi coglierà totalmente di sorpresa: basterà ignorare le scale mal tenute e i pavimenti sconnessi e concentrarsi sulla vista…
Se ne avete occasione provate anche un rooftop ad Harlem e vi troverete spiazzati ad osservare una Manhattan ‘a testa in giù’, con tutto il parco davanti e l’UES e l’UWS* che si aprono come ali illuminate alla vostra sinistra e destra, mentre il baccano latino si alza dalle strade della Spanish Harlem poco più in là.
Queste feste sono certamente un piacevole diversivo alla più tradizionale uscita nei club, nonché un’occasione per arricchire il vostro campionario di varia umanità.
Noterete presto che i newyorchesi sono soliti apprendere con rapidità il vostro nome che ripetono come un mantra mentre vi parlano, generalmente con una prossimità fisica piuttosto fastidiosa e talvolta mettendovi le mani addosso, magari su un braccio o su una spalla, come se vi conoscessero da decenni: ‘vedi Elisa…’,‘devi sapere Elisa…’, ‘certo Elisa, sono d’accodo con te ma..’.
Allo stesso tempo però potrete godere della capacità della grande mela di raccogliere persone di ogni tipo. Non considero una stranezza l’essermi imbattuta in una coppia - lui iraniano, lei lituana, conosciutisi a scuola di tango – ed essere stata invitata ad una cena di sapore medio-orientale consumata seduti per terra sulla moquette viola del loro appartamento a Manhattan, in compagnia di numerosi e assolutamente affascinanti sconosciuti.
In fondo la vita sociale di NY è tutta qui, un po’ di faccia tosta e tanta voglia di fare nuove conoscenze!
*Upper East Side e Upper West Side
Elisa was born in Sardinia (Sardinia, that is NOT Sicily!) in 1983 and since then many things have occurred. She grew up in The beautiful island but left it to study ‘on the Continet’ (Brits are not the only owners of such expression), and then to travel to several destination, among which NYC. She loves to cook and has been associated to ‘one of those typical Italian Mammas’ in too many occasions by too many foreign friends. She’s also fond of foreign languages and sometimes pretends to forget being Italian though she currently lives and works in Milan...












