Sulle tracce di Spike of Bensonhurst

19 April 2010

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Tutto è iniziato per caso su Youtube, cascando su uno spezzone di un film trash del 1988 (di Paul Morrissey con star Sasha Mitchell): Spike of Bensonhurst. Complice la colonna sonora un po’ kitsch dei Ricchi e Poveri, ho cercato più informazioni ed ho così scoperto che Little Italy non è a Manhattan, ma non è nemmeno nel Bronx come pensavo. E’ qui, a Bensonhurst.

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Bensonhurst è un quartiere della parte sud di Brooklyn, a poche fermate da Coney Island, tagliato dalla 18th Avenue (conosciuta anche come Cristoforo Colombo Boulevard – partite da qui, all’incrocio con la 64th, arrivando con la linea gialla N). Nei primi del ’900 molti ebrei ed italiani si spostarono qui. Successivamente, negli anni ’50, ci fu un nuovo flusso di immigrati dal sud Italia, e la maggior parte degli ebrei abbandonò la zona. Negli anni ’90 arrivò poi un considerevole flusso di cinesi, che aprirono numerose attività lungo la 18th Avenue, Bay Parkway e la 86th Street.

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Camminate verso sud. All’incrocio con la 70th strada, una vecchia conoscenza – se come noi avete seguito Il Testimone di Pif (o la sua intervista su Nuok!): la pasticceria Villabate Alba.

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E’ un’ottima prima tappa! Dolci squisiti tipici italiani, tutti a base di ricotta direttamente importata da Palermo – e tantissimi gelati, compreso il gusto “Croccantino A Rum“.

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Regalatevi almeno un cannolo siciliano per due dollari!

Non sforzatevi di parlare inglese: tutti dentro (e fuori) parlano italo americano. Ad oggi, la comunità italo americana conta più di 60.000 persone, più della metà della popolazione – e più di un terzo di loro, secondo il censimento del 2000, sono italian speakers. E’ la più grande comunità di italiani che parlano italiano di tutti gli States: incredibile.

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La strada è tempestata di bandiere e scritte italiane – tra quelle cinesi. Che poi, chissà perchè i cinesi scelgono di sistemarsi in aeree dove ci sono già immigrati italiani, mangiandoli – metaforicamente parlando – come succede a ChinaTown e Little Italy.

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Immaginate che casino qui nel 2006 per i Mondiali di Calcio! Molte attività commerciali della 18th Avenue pagarano un permesso cittadino per chiudere la strada al traffico, dalla 65th all’80th Street! Youtube conserva ancora moltissimi video!

Santo Cannavaro!

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La vera Santa in realtà qui, come a Palermo e più in generale in Sicilia, è Santa Rosalia – che viene festeggiata a Bensonhurst a fine estate, attirando migliaia di persone.

Secondo la tradizione cattolica, nel 1624 salvò Palermo dalla peste e ne divenne la patrona, spodestando santa Cristina, santa Oliva, santa Ninfa e sant’Agata.

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Mentre infuriava una terribile epidemia arrivata in città da alcune navi, la santa apparve infatti in sogno ad un cacciatore indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati in processione in città fermarono l’epidemia. Dai cittadini locali la celebrazione è comunemente e semplicemente chiamata The Feast.

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Ma Bensonhurst non è solo casa di santi, ma anche di parecchi mafiosi. Ecco quelli segnalati da Wikipedia. Frank AbbandandoFrank CostelloVito GenoveseSammy “The Bull” GravanoJohn GottiGaetano LuccheseBenjamin “Bugsy” SeigelCarlo Gambino

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La storia più affascinante è quella di Gaetano Lucchese. Emigrato da ragazzo con la sua famiglia negli Stati Uniti nel 1911 da Palermo, è stato uno dei più potenti boss della mafia italo-americana.

Sua figlia sposò Thomas Gambino, figlio dell’altro potentissimo padrino Carlo Gambino. Divenne ufficialmente il capo di una delle cinque famiglie mafiose di New York nel 1952 alla morte per cause naturali del suo vecchio boss Gaetano Gagliano, originario di Corleone, di cui Lucchese fu il suo fedele vice fin dalla fine degli anni 20.

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Lucchese diventò uomo d’onore ad appena 22 anni dopo essere stato l’autore di decine di omicidi per conto del boss Tommy Reina, capomafia del Bronx. Ogni anno la sua cosca guadagnava milioni di dollari con il gioco d’azzardo, usura, scommesse illegali, estorsioni, appalti truccati, traffico di droga e con i sindacati dell’industria dell’abbigliamento.

Lucchese morì nel 1967 per un tumore al cervello. L’FBI affermò che ai suoi funerali erano presenti i più importanti capimafia, politici, procuratori distrettuali, capi della polizia ed importanti imprenditori.

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Tornando alla nostra passeggiata, noterete tantissimi club e ritrovi di immigrati italiani – città per città – con tanto di cartello in italiano: Vietata l’entrata ai NON soci.

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L’impressione generale del quartiere è di essere fermi agli anni ’60.

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Ecco la Congrega di San Vito di Ciminna. Ed ecco la presentazione – della quale non farò l’editing – che si trova sul loro sito web.

I nostri compaesani emigrati in America, hanna portato con loro per continuarle in terra straniera le nostre piu” antiche tradizioni. Tra queste, la festa del nostro protettore San Vito.

Di comune accordo hanno commissionato una statua del Santo, copia dell’originale esistente nel nostro paese, sistemandola in un locale di Elisabeth Street, New York preso in affitto.  Il Club, sempre aperto, specialment durante l’estate, ha cosi” cominciato e funzionare come centro preferito di ritrovo. I giorni di massina presnza erano i Sabati e le Domeniche, durante I quali si passava il tempo socializzando, giocando e pensando con molta nostalgia a tutto quello che ognuno aveva lasciato a Ciminna.

Ogni anno veniva organizzata la festa del 15 giugno: il sabato con la processione completa di banda musicale per le vie di Little Italy di New York; la domencia la Santa Messa ea mezzogiorno e, alla fine di quesa, ritorno al Club per un rifresco..

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Le case qui sono basse – e più si scende, più diventano delizione. Guardate questa entrata, tutta infiocchettata per un matrimonio!

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Immancabili – qui più che mai – le statuette religiose.

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L’atmosfera è serena. La gente davvero molto tranquilla, e non solo non sembra di essere a New York – ma anche l’idea di Brooklyn sembra lontanissima.

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Pane caldo.

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Verde.

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A voi dopo la scelta se ritornare a casa, oppure continuare con la linea arancione D verso Coney Island. Giusto una manciata di fermate.

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Nel dubbio, potrete godervi anche una visione inedita del ponte di Verrazzano – che collega Brooklyn a Staten Island – conosciuto anche per essere il punto di partenza della maratona di New York. Inoltre, rimasero celebri anche alcune scene drammatiche girate sul ponte per il film La febbre del sabato sera.

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La maggior parte del traffico marittimo verso i porti di Nuova York e New Jersey passa sotto questo ponte. La campata che viene a formarsi tra i due piloni raggiunge la lunghezza di 1298 metri e ciascuno dei piloni pesa 27.000 tonnellate.

Wow.

Alice Avallone
testi e foto, 18 aprile 2010

pixel Sulle tracce di Spike of Bensonhurst

Alice Avallone è nata il 15 dicembre 1984 ed è una criminale. Ha spiato le persone sui treni. Ha gestito un supermercato di persone in vendita. Ha favorito relazioni clandestine. Ha fatto navigare molti bambini. Ha accettato di essere la manager di Dio. Attualmente, dicono che si sia rifugiata negli Stati Uniti. Il suo lavoro ha un sacco di parole difficili. E’ una digital media, web 2.0 e social media strategist. Ma anche una buzz & word-of-mouth marketing expert. Più semplicemente: Alice è una creative thinker.

4 commenti for “Sulle tracce di Spike of Bensonhurst”

  1. [...] con una ridottissima sezione dedicata a Manhattan. Potete consultarlo a quartiere: Park Slope, Bensonhurst, Coney Island, [...]

  2. [...] Italy più veraci, secondo noi, si trovano entrambe a Brooklyn, per la precisione a Williamsburg e Bensonhurst. Fra le tante cose che le accomunano ce n’è una tipicamente italiana, soprattutto meridionale: [...]

  3. ki sa un giorno potro visitare tutto. sarei un parente? bo?

  4. [...] quasi un anno, siamo tornati a Bensonhurst con un obiettivo tutto particolare: riscoprire i grandi talenti musicali dimenticati. Al numero [...]

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Alice Avallone

Alice Avallone è nata il 15 dicembre 1984 ed è una criminale. Ha spiato le persone sui treni. Ha gestito un supermercato di persone in vendita. Ha favorito relazioni clandestine. Ha fatto navigare molti bambini. Ha accettato di essere la manager di Dio. Attualmente, dicono che si sia rifugiata negli Stati Uniti. Il suo lavoro ha un sacco di parole difficili. E’ una digital media, web 2.0 e social media strategist. Ma anche una buzz & word-of-mouth marketing expert. Più semplicemente: Alice è una creative thinker.

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