Oggi a New York: Tommaso Dell’Anna
:: Benvenuto su Nuok, Tommaso. Raccontaci in poche righe la tua vita e il tuo incontro con la BigA. Tommaso Dell’Anna, Tode per gli sconosciuti, nasce nella ridente provincia emiliana nel 1987, manifestando in età non sospette incontrollabili propensioni per il disegno sui sussidiari e sui banchi. Occupa il tempo che lo divide dall’iscrizione alla Nuova Accademia di Belle Arti attaccando stickers, suonando in band hardcore inconcludenti e stampando magliette per comunione e liberazione. Nel 2009 tenta di iscriversi a uno scambio internazionale per fuggire in Australia, ma la sorte ne spezza le mire surfistiche e gli assegna i tombini fumanti della mela. Passa un semestre al Pratt Institute di Brooklyn dove vince qualche concorso, trova lavoro alla Diamond Projects di Philadelphia e passa una giornata in tribunale per un accusa di public urination, anche se al momento rimane in terre di ricorsi al TAR sperando che progetti molto ambiziosi si realizzino.
::Come hai iniziato la tua carriera? Ok, facciamo finta che ho una carriera in corso. Direi che come tutti, o vieni toccato da una intuizione divina oppure capisci che quello che fai non ti interessa e cerchi passatempi alternativi per fartela passare a scuola. A 7 anni riempivo quaderni minuscoli di 26 pagine di alfabeti antropomorfici. A 8 dirigevo un settimanale di gossip e attualità all’interno dello scottante ambiente della scuola elementare Edmondo de Amicis, chiuso per rivelazioni scomode su un reggiseno della ragazzina del primo banco a destra.
Lo stesso anno comincio a disegnare e stampare finti pacchetti di sigarette (con sigarette inculse) con Paint, un tale successo da creare scompiglio nella comunità dei genitori dei miei amichetti. A 10 riempivo ogni giorno del diario con una pubblicità finta. A 11 mi compaiono i primi brufoli. A 17 Gianluca Nicoletti della Stampa mi telefona per intervistarmi riguardo la Campagna di Sensibilizzazione Nazionale contro la scomparsa del vecchio Bambino Kinder portata avanti insieme ad altri 3 loschi figuri, e capisco che un certo genere di cose può portarti una vita da rockstar.

::Tommaso&New York Una generazione forgiata sui Ghostbusters e Tartarughe Ninja (la mia) ha come obiettivo nella vita, per forza di cose, ottenere la cittadinanza newyorkese, possibilmente in un loft coi brownstones e un topo gigante saggio come coinquilino. Tutto sommato è andata più o meno così, anche perchè non c’è nulla che si avvicina di più ad un luogo comune come gli USA. I newyorkesi -e New York stessa- sono talmente fedeli all’immagine che viene proiettata al resto del mondo che a volte ti vengono dei dubbi che forse sei in un grosso parco a tema e non te ne sei accorto.
::Consigli spassionati da chi, come te, ha vissuto fino in fondo la City. Il sugo Alfredo, un quattro formaggi che ti risolve la vita – possibilmente delle fattorie Newman, si riconosce dal faccione -, il caffè Bustelo, perchè non è vero che il caffè americano fa schifo anzi spacca, la pizza a domicilio da Papa Johns che si ordina su Internet – Bacon e Extra Cheese è da guida del Gambero Rosso -, non fate pipì per strada perchè oltre alla multa siete costretti ad andare in tribunale a confermare a un giudice di non avere problemi di urinazione incontrollata, the Glasslands Gallery a Wialliamsburg, entrata cheap e concerti, il sabato ci sono gustose serate Funk. Comprarsi una bici da corsa o uno skate longboard perchè le discese di Brooklyn sono semplicemente ineguagliabili, andare al cinema a vedere un film ignorante per gustarsi le reazioni del pubblico, imbucarsi in almeno un rooftop party, per i party monster venerdì al Santos su Lafayette Street, after allo Shelter, andare a vedere Gallinari nei Knicks, fare gli scettici sull’assaggio del vino in un ristorante a Manhattan assoggettando paranoicamente il cameriere, comprarsi milioni di camice e sneakers usate da Beacon’s Closet, boicottare Halloween, giocare a frisbee a Coney Island, farcire un tacchino.

::Come e perchè sei entrato nel mondo della pubblicità? Qual è il tuo punto di vista sul tema? Tendenzialmente la gente non ha misura nel prendere le cose sul serio, nel senso che eccede o difetta sempre nel farlo. Non prendere niente sul serio o prendere sul serio l’inutile è una terapia che con me funziona molto. Capire i meccanismi che comunicano massivamente alle persone cosa fare e cosa non fare nella vita, che rendono tassativi stili di esistenza ridicoli e insostenibili, che creano un bisogno di emulazione incontrollabile verso standard inarrivabili, e trovare il modo di smantellare questi meccanismi è più o meno consciamente il motivo che mi ha portato a studiare graphic design e art direction, nonostante svariate crisi etico/morali che hanno colpito un po’ chiunque in questo campo. Un open day nella fabbrica di coperchi del demonio. La pubblicità mi schifa, mi irrita, mi annoia e mi affascina. Il marketing mi fa rabbrividire. Il sistema di valori del milanese medio mi imbarazza. Con un paio di amicizie newyorkesi stiamo aprendo un collettivo, Distruggimilano (www.distruggimilano.com, ovviamente ancora in costruzione), la speranza è quella di raccogliere un consenso tale da permetterci in un futuro non troppo lontano di conquistare il mondo senza che nessuno se ne accorga.
::Come l’ambiente americano ha influenzato i tuoi lavori? Rendersi conto di come anche senza metterci piede l’America influenza praticamente una decisione su tre nella vita di chiunque è già un passo avanti. Gli USA hanno, a livello visivo, un dominio mondiale senza paragoni e senza precedenti. Metti piede a Brooklyn e ogni cosa, dalla casa che cade a pezzi alla macchina distrutta su un marciapiede all’insegna della lavanderia è meravigliosa, splendente, inarrivabile. Prendi la metro per andare a Manhattan ed è tutto come te lo immaginavi, vedi un grattacielo e vai in estasi. Cosa c’è dietro la facciata lo capisci dopo un po’, con un ritardo clamoroso nonostante Andy Warhol te lo gustavi pure a 10 anni.
Cosa salva questa nazione di pazzi e ignoranti è la libertà di avere la controcultura più devastante di tutti i tempi: il succitato Andy, Bill Hicks, Spike Lee, l’Hip Hop, Skate Surf e Snowboard, Miles Davis, John Coltrane, il Grunge, Sun Ra, Terry Gilliam, i Residents, Adbusters, il Punk Hardcore, l’industria Porno, i fumetti, Woodstock, i Ramones, Hunter Thompson, Jim Jarmush, David Lynch, Terry Richardson, Keith Haring, David Foster Wallace, Tarantino, Tom Friedman, Obama, vabè ce semo capiti.
La mia cultura è più americana che italiana, anche se ultimamente mi sto scoprendo più nazionalista di quanto credessi.
::Progetti futuri? Martedì vado dal commercialista ad aprirmi una partita IVA. Per un iperattivo inconcludente sono passi avanti di un certo spessore.
Spero che Distruggimilano conquisti effettivamente il mondo, ad aprile invaderemo più o meno legalmente il Fuorisalone di Milano con un banchetto semi-mobile di magliette, libri e statuine, oltre che ad un Pontormo fake con facce di rana quotato eccessivamente. Il banchetto sarà accompagnato da un artista romeno della metro verde diverso ogni giorno.
Ah e vorrei studiare musica, sul serio.
Take care!
strawberry scent from tosi&petitti on Vimeo.
Valentina Locatelli 1985. Una laurea in Media Design e due passioni: immagini e parole. Fotografia, letteratura, arte e cinema. (valentina@nuok.it)














E’ paradossale questo paese…non ha un sistema, o meglio ha tanti piccoli sistemi gli uni diversi dagli altri che in europa non potrebbero mai coesistere assieme forse…Dove c’è tanta ignoranza la controcultura deve per forza farsi sentire in modo massiccio…è per questo che ho ancora qualche speranza nell’Italia che non si fa abbindolare dai vecchi ipocriti e dalla televisione trash.
C’è talmente tanta mediocrità in Italia che paradossalmente percepisco che i pochi consapevoli sono più avanti dei “consapevoli del mondo”!
Grande Tommy. Complimenti alla giornalista e alla redazione!