Diari newyorkesi: Domenico Cipriano

Con Domenico Cipriano attraversiamo una New York che disorienta e sovrasta chi la osserva. Si tratta di una città che supera lo sguardo e sfianca il desiderio più tenace di conoscerla tutta. È estrema e dispersiva, incoraggia a procedere nell’esplorazione per eccesso di sensazioni, a spingersi sempre più avanti, anche se poi, a volte, se ne resta volentieri fuori dimentichi di tutto: «ognuno nel giorno nella notte / partecipa a suo modo: noi due / con dolci baci restando sul letto uniti». Il ricordo dei luoghi più turistici appare come diviso tra un sentimento di meraviglia e uno di non appartenenza («solo con lo sguardo accolgo i grattaceli / la miriade di taxi che si avvistano / dal Rockfeller Building, gli altri sensi / attendono stupiti […]»).
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Domenico Cipriano
In New York
La vista è il primo dei sensi che percepisce la grandezza e la complessità della città, poi lentamente arrivano anche gli altri, se riescono a superare il sopravvento dello stupore. Mi piace però soffermarmi anche sulle possibilità della metropoli simbolo dell’Occidente che riflette le miriadi occasioni che si hanno per essere altro, per fare altro, nonostante l’appiattimento in contrasti apparentemente massificanti. La scelta di ognuno è ancora una possibilità e a New York si esprime meglio che altrove.
Come guida all’ascolto, suggerisco il brano Scenes In The City (C. Mingus), dall’album Branford Marsalis: Scenes In The City (CBS, 1984).
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Ho visto le facce cambiare colore
e simili gesti vesti imitazioni
accomunarsi in un’unica nazione.
Ingurgitare (bere mangiare) è un’azione
per partecipare scoprire di esistere
e restare gli uni con gli altri a consumarsi.
Si partecipa con i mezzi a disposizione
e ci si assimila tra le luci di infiniti
colori con i corpi pregni di odori:
ognuno nel giorno nella notte
partecipa a suo modo: noi due
con dolci baci restando sul letto uniti.
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Con gli occhi verso l’alto cerchiamo
di contare le distanze inesistenti
non c’è più colore che dissimula
solo i primati restano da superare
anche dove gli spazi sono vuoti
e camminiamo con la pretzel
di mezzogiorno. Siamo anonimi
in tanta umanità distesa, potremmo
essere chiunque, ugualmente
entreremmo nella Biblioteca Pubblica,
io leggerei lo stesso i versi scritti
a macchina da Langston Hughes.
***
Solo con lo sguardo accolgo i grattaceli
la miriade di taxi che si avvistano
dal Rockfeller Building, gli altri sensi
attendono stupiti, nemmeno i passi
che percuoto lungo la 5th Ave
li risvegliano. L’immagine è rivelatrice
dei punti fermi e scivoliamo nel Blue Note
per ribattezzare il senso dall’udito.
Scorrono le foto e la memoria lontana
che intimamente mi appartiene: tra gli occhi
filtrati dai segni sui tavoli di legno
nemmeno il suono ha il sopravvento.
***
Lo guardiamo dall’inferriata
il Brooklyn bridge, inarrivabile
come in televisione anni addietro
in questo set per i miei pensieri
tra il vortice del Guggenheim
e le luminarie paesane sopra
il fumo dei tombini. Un odore acre
assale e ci affidiamo al respiro
tra i rumori ovattati della notte
senza stelle sui grattaceli: oltre
la grata ci appaiono ugualmente
quei punti illuminati dalla vita.
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Nota biobibliografica
Domenico Cipriano è nato nel 1970 a Guardia Lombardi (Avellino) e vive in Irpinia. Già vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, nel 2000 ha pubblicato la prima raccolta organica dal titolo “Il continente perso” (premio Camaiore “Proposta” 2000).
Ama da sempre legare la poesia all’arte, collaborando con artisti di vario genere nella realizzazione di libricini da collezione o ideando incontri performativi. Interessato al connubio Jazz e Poesia ha dato vita al progetto “JP band” con il musicista Enzo Orefice e l’attore Enzo Marangelo, per la sezione ritmica di Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti, da cui il CD “Le note richiamano versi” (Abeat records, 2004).
Suoi versi e contributi critici sono apparsi su antologie e riviste, tra queste ultime si ricordano: «Poesia», «La Mosca di Milano», «Specchio della Stampa», «Gradiva», «Polimnia», «Capoverso». È redattore della rivista «Sinestesie». Una sezione poematica sul sisma del 1980 che colpì l’Irpinia è stata edita su «Italian Poetry Review» 3, 2008, col titolo “Novembre” (poi finalista al premio Lorenzo Montano 2008).
Nuok è New York raccontata dai creativi italiani che la abitano. Non la solita Grande Mela quindi. Un magazine online di lifestyle, cibo, arte e cultura aggiornato quotidianamente e indispensabile per viaggiatori, residenti, sognatori e chiunque voglia conoscere il lato inedito di NY.












