Oggi a New York: Carlo Galfione

10 March 2010

Carlo Galfione 1024x636 Oggi a New York: Carlo Galfione

Carlo Galfione è un pittore Torinese che da sempre subisce e rielabora, nei suoi dipinti, il fascino del fashion system. I ritratti “dissonanti” di Carlo – realizzati usando dei damaschi al posto della tela- costringono il fruitore a fare i conti con il suo habitat estetico, in un gioco senza fine di negoziazioni di identità.

New York è stata una tappa fondamentale nel suo percorso artistico e professionale, una città che Carlo ha avuto modo di vivere qualche anno fa, ma che aveva in realtà cominciato ad ossessionarlo e a sedurlo sin da bambino.

Everything That Happens Will Happen Today 2009 olio su tessuto a rilevo cm. 200 x 150 769x1024 Oggi a New York: Carlo Galfione

:: Raccontaci un po’ di te: chi è Carlo Galfione? E’ una  persona con una giusta dose di ansietà e disturbi compulsivi. Tutto nella norma – direi-  visti i tempi in cui viviamo. Come tutti ho sogni e speranze, e passo le giornate cercando di tramutarli in realtà. Ho scoperto che questa ricerca è molto elettrizzante, e in definitiva è ciò che mi fa stare bene.

Twins 2009 olio su tessuto a rilievo cm 150 x 200 1024x777 Oggi a New York: Carlo Galfione

:: Quali tecniche e quali materiali usi nei tuoi lavori? Il medium che uso per esprimere la mia ricerca è la pittura, banale ed antichissima pittura ad olio. Ma, contrariamente al solito, non dipingo su tela bianca bensì utilizzo broccato e tessuti damascati. La mia ricerca da sempre è sulla persona, su come viene rappresentata, sull’idea di bellezza (con tutti gli stereotipi che si porta dietro). Sui soggetti dipinti affiora la texture dei broccati che sostituisce l’epidermide, con risultati spesso stranianti. E’ come se tutti fossimo “marchiati”, ognuno in modo diverso, ma in fondo omologato a chi lo circonda.

Immagine 33 Oggi a New York: Carlo Galfione

:: Quanto e come ti ha influenzato New York nel periodo in cui ci hai vissuto? New York mi ha influenzato ancora prima di esserci stato fisicamente,  quando da adolescente ho letto “America primo amore” di Mario Soldati, un romanzo che avevo trovato nella biblioteca di mio padre.  Quando poi ci sono stato l’influenza di New York è diventata davvero fortissima. E’ una città all’interno della quale ogni angolo è nuovo e conosciuto allo stesso tempo. Mi sembra di vivere in un film o essere protagonista di un libro ogni volta che ci torno. A New York sei continuamente stimolato da ciò che vedi, senti, respiri anche solo passeggiando senza una meta ben precisa. Ma la cosa più sorprendente accade quando torni a casa, quando ti accorgi che una parte di te sta ancora vagando per la città. E così, ogni volta che ci ritorni, trovi una parte di te che avevi dimenticato il viaggio precedente.

The Girls Want to Be With the Girls 2010 olio su tessuto a rilevo cm.100 x 140 1024x738 Oggi a New York: Carlo Galfione

::Perchè a tuo avviso New York è una città così speciale per i giovani creativi? New York oggi è come Firenze ai tempi del Rinascimento. Nell’epoca di internet tutto è “glocal”, ma le gallerie newyorkesi sono pur sempre il palcoscenico che consacra un artista, e non puoi non confrontarti con ciò che succede negli spazi espositivi della grande mela. La differenza, ciò che la rende speciale, è la serietà con cui lì viene vista l’arte. Il sistema è meritocratico, spietato, questo sì, ma proprio per questo democratico: i cinque minuti vengono concessi a tutti, e con molta facilità. Sta poi a te (o meglio, al tuo lavoro) far sì che da quei cinque minuti warholiani si concretizzi qualcosa. Un’ulteriore elemento di serietà è questo: se il tuo lavoro non piace il più delle volte ti viene recapitata a casa una lettera autografa del gallerista in cui ti vengono spiegati i motivi del suo rifiuto. E’ in realtà molto più difficile avere un contatto con una galleria in Italia che a New York, potete starne certi.

Michail Kalashnikov 2009 olio su tessuto a rilevo cm. 140 x 100 732x1024 Oggi a New York: Carlo Galfione

:: Quali sono i tuoi posti preferiti nella big A? Perdermi nel quartiere di Chelsea, fare colazione in un delizioso bar francese all’angolo tra la 22ma e l’8 Avenue, guardare la gente appoggiato ad una balconata della Grand Central Station durante la rush hour e scoprire l’Europa ricostruita nelle sale del MET, e andare a trovare la mia amica Caterina Bertolotto che a New York crea abiti. Con Caterina abbiamo anche collaborato ad una serie di lavori, esposti nell’autunno del 2003 alla galleria Windows on Broadway di New York.

Happy Birthday 2009 olio su tessuto a rilevo cm. 80 x 118 1024x709 Oggi a New York: Carlo Galfione

:: Quali le gallerie d’arte che più ti hanno colpito? Solo a Chelsea le gallerie censite sono 124…oltre ai grandi nomi mi piace entrare in gallerie piccolissime situate ai piani alti di grandi fabbriche abbandonate in riva all’Hudson, perché lì trovi sempre delle piacevoli sorprese. Di solito queste gallerie sono nello stesso palazzo in cui al piano terra ci sono gallerie importanti per cui –potenzialmente- potresti passare la giornata tra una galleria e l’altra senza uscire dall’edificio! Da alcuni anni molti studi di artisti giovani si trovano a Dumbo, dove si stanno installando parecchie gallerie emergenti. Un’altra galleria che è d’obbligo visitare è poi il PS1, nel Queens.

Francesca Masoero

pixel Oggi a New York: Carlo Galfione

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker. Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter. È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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Francesca Masoero

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker.

Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter.

È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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