Oggi a New York: Antonio Bonanno
:: Benvenuto Antonio! Ci racconti di te ed in brevissimo di Mind the Bridge? Grazie! Parliamo di me? Davvero? In breve: 27 anni, Milano, di professione imprenditore con Digital Natives e il nostro progetto sul turismo, TripShake. Adoro viaggiare e adoro New York: è la prima volta che ci vengo per lavoro, ma spero di farla diventare un’abitudine sana, molto sana.
E devo ringraziare Mind The Bridge per questa occasione. L’iniziativa dura un anno e ha come obiettivo quello di portare le start-up italiane a conoscere la realtà della Silicon Valley, e alla Silicon Valley di venire a contatto con l’innovazione italiana, spesso un po’ orfana di attenzione. Marco Marinucci e tutta l’organizzazione di Mind The Bridge hanno fatto un gran lavoro in questi ultimi anni, e i risultati si cominciano a vedere. Essere in finale, con TripShake in questo tipo di competizioni, dove contano sostanza e risultati, è un grandissimo onore.
:: Che cosa si farà all’evento previsto qui a New York? L’evento fa parte di un roadshow che porterà noi start-up prima a Stanford, e successivamente a New York, presso l’ICE. Durante l’evento verranno presentati i progetti ad un’audience istituzionale, di investitori e di addetti ai lavori. Il tutto sotto i riflettori della RAI, che ci seguirà durante l’evento. Ed è aperto a tutti! Se volete venire, è sufficiente iscriversi partendo da qui: http://www.mindthebridge.org/gran_finale_NYC2010.html
:: New York, provincia di Silicon Valley o viceversa? Si parla spesso di Silicon Valley e Silicon Alley (New York). La differenza, secondo me, la fa il DNA del posto: Silicon Valley più tecnico, hard-core, e distribuito geograficamente. New York è più concentrata, e viene dai media, dalla pubblicità, dagli editori. Le start-up che nascono e si sviluppano nelle due zone risentono di questo DNA, ed è il motivo principale per cui non esiste un vero e proprio rapporto di forza. Sono due scenari incredibilmente attivi e diversi. Fred Wilson, VC con base a New York, ne parla spesso, diffusamente e sulle basi della sua lunghissima esperienza:

http://www.flickr.com/photos/gyroxide/sets/72157607162224672/show/
:: Quale marcia in più hanno i talenti italiani? Ne parlavamo oggi con Elisabetta Ghisini, la nostra mentor per le presentation skills. L’arte dell’improvvisazione è sicuramente la marcia in più degli italiani, ma bisogna fare attenzione: la mancanza di organizzazione è l’altra faccia, meno bella, della medaglia. Se da una parte siamo bravi a cambiare le carte in tavola con una velocità maggiore di altri, è altrettanto vero che questo spesso viene anche dalla mancanza di un programma a lungo termine. Se vogliamo cambiare marcia e far sì che l’innovazione italiana si trasformi in una realtà solida, dobbiamo sfruttare questo nostro splendido talento integrandolo con una maggiore progettualità.
:: Esiste davvero questo sogno americano? Esiste un ecosistema favorevole a chi vuole intraprendere. E’ una realtà: l’imprenditoria è favorita in molti modi, dalla ricchezza di risorse e investimenti, alla cultura imprenditoriale insegnata sin dalle scuole dei primissimi gradi. In Italia spesso l’imprenditore è visto come un imbroglione che non paga le tasse: partendo da questa mentalità, mi riesce difficile pensare ad un “sogno italiano”. Ogni volta che attraverso l’Atlantico, la musica cambia subito e in modo molto, molto evidente.
:: Il tuo posto segreto a New York? Facciamo un landmark e un locale?
Landmark: la statua di Lenin sul Red Square Building. E’ una cosa che mi ha sempre fatto impazzire, sin da quando l’ho scoperta, e l’ultima volta che sono stato a New York, sono riuscito a fotografarla di persona! Ho conosciuto su Flickr una persona che vive in quel palazzo che gentilmente mi ha portato sul tetto:

http://www.flickr.com/photos/mondriankilroy/2811747106/
E’ comunque visibile a tutti, magari dopo un bel pastrami da Katz, che è giusto lì vicino.
Locali, uno per tutti: Yaffa, un caffè nel cuore dell’East Village aperto 24 ore. E’ un posto abbastanza surreale, sin dall’entrata, dove a qualsiasi ora del giorno e della notte si preparano cibi e bevande da servire a personaggi di tutti i tipi. La cosa che mi ha sempre colpito è la varietà della clientela. E’ uno di quei casi, non rari a New York, dove non c’è filtro di alcun tipo. Ed è adorabile.
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bellissima intervista, stupenda la statua.. non la conoscevo , mentre sono un frequentatore di Katz deli!