Gioie e dolori della condivisione
Mi è capitato diverse volte di pensare di condividere un taxi con uno sconosciuto, per almeno tre buoni motivi: per risparmiare (come direbbe un vero americano: “we’re in a recession!”), per avere qualcuno con cui scambiare due chiacchiere (ovviamente si tratterebbe di un mio molesto monologo, improvvisato per allentare le tensione di un imminente ritardo) e poi per il piacere quasi perverso di vedere quale reazione potrebbe avere quel newyorkese capitatomi a tiro, di certo riservatissimo iper politically correct.

Photo: Lorenza Frigerio
E sì, perchè nessuna delle motivazioni più pratiche che si possono trovare per giustificare tale gesto comunitarista sono valse fino ad ora a far sembrare valida l’idea agli occhi dei residenti della Grande Mela… una delle contraddizioni che si incontrano negli usi e costumi di questa città pur così friendly in un milione di altri modi.
Per questo l’iniziativa partita il 25 Febbraio ha del rivoluzionario: anche nell’area centrale di Manhattan, infatti, si potrà provare il brivido di condividere una vettura con altri temerari. Tariffa fissa davvero conveniente ($3) e – tra le 6 e le 10 del mattino – partendo dall’angolo tra W57th e 8th, si potrà scendere dove si vuole, lungo una tratta che – percorrendo Park Avenue – arriva fino a Grand Central sulla 42nd.
Inutile dire che per un’Italiana “attaccabottone” come me la prospettiva sembra davvero allettante, anche se mi chiedo quanto siano adatti all’operazione i cab gialli, per la maggior parte berline ordinarie, poco confortevoli e di certo non spaziose come potrebbero esserlo gli hackney britannici. Gli Americani, invece, si pongono ben altri problemi: “Dovrà sicuramente essere redatto un manuale di buone maniere da taxi” – ha fatto notare Graham Hodges, professore della Colgate University e autore di un testo di storia sociale sui taxisti della città.
Insomma, se siete nei paraggi e vi capita di prender parte a questo esperimento, ma – soprattutto – se riuscite ad intavolare una conversazione a bordo…non vi resta che raccontarci com’è andata.
Arrivo con la grande nevicata del 1985, a Torino. Classicista, so da sempre che studierò Scienze Politiche, anche se – da aspirante diplomatica – scopro poi la mia vera natura di comunicatrice politica e pubblica. Adoro il Regno Unito, che visito come una seconda patria, di cui imparo maniacalmente la lingua e di cui ascolto i prodotti musicali con altrettanta grande passione. Nel settembre 2009 approdo a NYC ed è il mio 1492: il mondo acquista anche per me una dimensione aggiuntiva. Amo fotografare, più di tutto. Ho anche una certa passione per la moda. Nel 2010 inizio la mia avventura nel mondo del giornalismo – e continuo a fotografare. Potete contattarla scrivendo a: lorenza@nuok.it












