STELLE E STRISCE: Peppe Voltarelli

Foto di Giada Ripa Di Meana
Peppe Voltarelli, cantautore e attore italiano.
:: Benvenuto su Nuok, Peppe! Ormai possiamo dire che sei di casa a New York, fra i progetti musicali e quelli cinematografici sei stato qui diverse volte. Ma dicci invece cos’hai pensato la prima volta che hai messo piede nella Big Apple. Nel 2001 abbiamo fatto una tournee col mio vecchio gruppo e in aeroporto ci venne a prendere una Limousine bianca mandata dall’organizzatore Mick Santelli, uno del Bronx. Mi colpirono molto le dimensioni del mezzo. In quel momento mi sono innamorato dei sedili in pelle, ho avuto l’impressione di essere già sul palcoscenico.
:: Durante un recente incontro alla New York University, una simpaticissima signora americana all’improvviso si è alzata in piedi e ti ha chiesto: “Ma perché gli italiani sono così amati in America?”. Sul momento tutti in sala sono scoppiati a ridere, anche tu, ma noi vorremmo riproporti la domanda più seriamente: davvero gli italiani hanno qualcosa di speciale? E cosa? Credo che gli italiani posseggano un innato senso dello spettacolo. La nostra specialità è l’improvvisazione, il lampo di genio che illumina una manovra lenta e scontata. Per dirla in termini calcistici, una nota blu, un passo fuori dal passo. L’italiano è sicuro di sé e pensa di essere il numero uno, per cui siamo invincibili quando usiamo la nostra autoironia. Questa cosa la teniamo scritta in faccia, e la gente se ne accorge subito, e ride!
:: Hai lavorato in due film di Giuseppe Gagliardi, “Doichlanda” e “La vera leggenda di Tony Vilar”, in cui siete entrati in contatto con le comunità di emigrati italiani (calabresi in particolare) in Germania, Argentina e Stati Uniti. Cosa ti ha colpito di più in queste esperienze? Lavorare con Giuseppe è stata per me un’importante esperienza formativa, sia come artista che come uomo. Su diverse cose abbiamo un sentire comune e ci piace sperimentare linguaggi diversi. La comunità italiana all’estero per me è come l’università: con loro studio i movimenti, la storia contemporanea, la recitazione, l’economia politica… È come un dottorato in semiotica o un seminario in civiltà musicale del ‘900. Mi sento parte di loro, e quando arrivo a Morris Park Ave, o a Felbach (città satellite di Stoccarda) oppure a San Telmo (Argentina) mi sento a casa.

Foto di Francesca Magnani
:: Molti giovani italiani, ancora oggi, abbandonano l’Italia per l’America o desiderano farlo. Ma secondo te, esiste ancora il sogno americano? Per noi America, ancora oggi, vuol dire possibilità di esprimere il nostro talento. Il sogno Americano esiste ancora, cambia e si evolve, ma per noi europei e Italiani è ancora vivo.
:: La cosa più strana che hai visto o fatto a New York. La prima volta che arrivai a NY ero eccitato dal fatto che alcuni posti erano sempre aperti. Ho passato una notte intera a girare tutti i Deli di Manhattan, alla ricerca d’ispirazione. Ero come ipnotizzato, in trance mistica, mi sembrava un sogno. Adori i Deli.
:: Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi nuovi progetti? A marzo uscirà il mio terzo lavoro da solista, intitolato “Ultima notte a Mala Strana”. Sarò inoltre in tournee nei teatri con “Medea e la luna”, tratto dalla “Lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro, uno spettacolo di Giancarlo Cauteruccio di cui ho curato tutte le musiche originali.
:: Il tuo posto segreto a New York. Il ristorante Michael a Boston Post Road nel Bronx. Ogni mercoledì c’è Elvis in concerto, ma il suo vero nome è Gennaro di Napoli. Potresti essere servito dal mitico Frank Bastone, storico chef di New York, e alla fine scotch and water light per tutti!
Leonardo Staglianò ha scritto racconti, romanzi, dichiarazioni d’amore, sfoghi di rabbia, numeri di telefono sui biglietti da un dollaro, curriculum veri e falsi, spettacoli teatrali, discorsi di ringraziamento per premi mai ricevuti, tesi di laurea, saggi critici, email sotto falso nome, preghiere, spot per il web, fumetti, applicazioni per cellulari, lettere di protesta, sceneggiature cinematografiche, parole sulla sabbia, sui muri e sulla neve. Alcune di queste cose hanno raggiunto il mondo esterno, altre sono rimaste private. In tutte, ci ha messo il cuore. Per far contenti la mamma e il papà, segnala inoltre che ha studiato Filosofia a Firenze, Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden, Dramatic Writing alla Tisch School della NYU.












