Oggi a New York: Riccardo Giraldi

:: Benvenuto su Nuok, Riccardo! Raccontaci brevemente di te e del tuo lavoro!
Ciao Nuok! Dunque, mi chiamo Riccardo Giraldi, ho 26 anni e sono di Pistoia. Ho studiato Visual Design a Firenze, sono volato a Londra dove ho vissuto per due anni ed ho lavorato con programmatore in un gran bel studio chiamato unit9. Mi sono poi trasferito a Stoccolma dove ho fatto una bellissima esperienza di vita ed ho lavorato per un anno fra gli Helpful Strangers.
Lavoro a Londra come Interactive Director a Specialmoves, una “high-end interactive production company”. Ci occupiamo di prodotti interattivi, solitamente digitali, come applicazioni per mobile, websites e videogames. Personalmente mi occupo di User Experience, e come direbbe Dejan Sudjic, dell’eleganza intellettuale con cui un prodotto interagisce con i suoi utenti.
:: Tu sei uno dei nostri talenti italiani “in fuga” verso l’estero. Oliviero Toscani – alla nostra domanda “Un giovane artista, oggi, in Italia, può farcela o è costretto a fuggire all’estero?” – ha risposto “L’Italia è un paese cotto, di vecchi rimbecilliti, dove qualsiasi energia creativa è uccisa dalla “democrazia”. La creatività è stata tutta consumata, è esaurita.” – Qual è la tua opinione e la tua esperienza?
Penso che la creatività sia presente in Italia come in qualsiasi altro paese. Non è certo esaurita e non saranno i problemi politici o economici ad esaurirla. Tutt’altro, la creatività si sviluppa la dove ci sono problemi da risolvere, dove la soluzione non è scontata.
Certo per molte persone oggi è più difficile vivere di mestieri creativi in Italia di quanto lo sia in altri paesi quali gli USA e gli UK. Non credo sia una mancanza di talenti in Italia, ma più in generale in molti settori credo ci siano meno opportunità economiche – dovute anche alla nostra provincializzazione – e per questo meno lavori e con budget inferiori, che comportano a loro volta esperienze lavorative meno dinamiche ed entusiasmanti. Da qui la volontà/necessitá per tanti di spostarsi in altri paesi per trovare condizioni di lavoro piú interessanti.
Personalmente non ci vedo niente di male nell’uscire dal proprio nido e fare un’esperienza all’estero. É prima di tutto un’esperienza di vita e arricchimento personale che raccomanderei a tutti al di lá del lavoro che uno fa e delle opportunitá che si trova dietro casa.
Penso che in Italia sia necessario un vento di cambiamento, voglia comune di migliorare le cose, di toglierci le etichette che ci sono state affibbiate e mettere in discussione ciò a cui siamo abituati per migliorarlo.
Vorrei vedere un’Italia che decide di investire piú sull’inglese invece che sui dialetti, dove si smette di doppiare tutti i film e si apprezza la recitazione. Dove il film che fa record di incassi tutti gli anni non sia il panettone di De Sica. Un paese dove non si fa il tifo con le spranghe negli stadi e dove ballare in discoteca con gli occhiali da sole non sia “fico”. Un paese dove la religione non si tramanda di padre in figlio per tradizione ma è invece una scelta intima e personale.
Nella cosiddetta era digitale gli USA sono stati e continuano ad essere una delle fonti di innovazione più interessanti. A livello culturale gli USA stanno catechizzando un po’ tutti a partire dalle serie televisive, i film, i videogiochi, i programmi che usiamo e i portali che visitiamo. Non saprei definire la sua influenza su scala europea ma certamente siamo tutti molto più esposti e a diretto contatto con la cultura americana di quanto non lo siamo mai stati fino ad oggi.
Per questo anche le nostre associazioni di idee e la nostra creatività sono ovviamente condizionate dalla cultura americana. La diversificazione delle esperienze in questo caso è importante da mantenere a livello personale. Essere esposti tutti agli stessi input creativi non è propriamente un bene.
:: Ci consigli un designer (o un creativo!) americano?
Mr. Patrick Smith, uno delle poche persone che conosco (un’altra è il giapponese Roxik) che riescono a combinare in maniera eccellente così tanti talenti. Creativo, intelligente, capace sia di dipingire come di programmare un motore di fisica. Trovo le sue creazioni digitali a dir poco sensazionali. Un esempio su tutti è Windosill.
Links
www.riccardogiraldi.com
www.officina-creativa.net
Nuok è New York raccontata dai creativi italiani che la abitano. Non la solita Grande Mela quindi. Un magazine online di lifestyle, cibo, arte e cultura aggiornato quotidianamente e indispensabile per viaggiatori, residenti, sognatori e chiunque voglia conoscere il lato inedito di NY.













Ciao Riccardo, ho appena letto quello che hai scritto, ed ho avuto subito la percezione di avere davanti una persona pratica e alla mano.Cosi, ho pensato di farti una domanda, sicuramente ne sai più di me..
Argomento: Audio, suono,lavoro, contatti.
Che consiglio daresti a un ragazzo di 26 anni, diplomato in sound design, con nessuna esperienza lavorativa alle spalle ma con la grinta e la voglia di lavorare (nonchè realmente capace, dalla serie non un dj mancato, ma un audiofilo da sempre “immischiato” nella musica? In alternativa anche se l’età avanza ci sarebbe anche l’idea di continuare ad investire nella formazione, nel caso nella tua strada hai intravisto qualche corso di quelli che poi ti buttano dentro a lavorare subito? Come avrai capito io sono una ragazza, ma scrivo a nome di una persona a me molto cara, che ora si è appena trasferita a Milano da Roma in cerca di lavoro.
Qualcosa mi dice che Londra potrebbe essere una spiaggia migliore per lui.. puoi dirmi la tua?
Thanks,
Ruby from NY
Ciao Ruby,
Personalmente ho un’esperienza limitata id sound design.
Posso consigliare al tuo amico di mettersi in contatto con i ragazzi di Soundesign ( http://www.soundesign.info/ ) che probabilmente hanno i consigli ed i contatti giusti in italia e all’estero.
All’estero una realtà molto interessante con cui ho avuto occasione di lavorare è quella di Dinahmoe (http://www.dinahmoe.com/ ), uno studio di Stoccolma che si occupa di sound design per progetti interattivi. Potrebbe essere un’idea mandare una mail a loro per sondare il terreno.
Accanto casa a Londra c’è la SAE, hanno anche dei corsi di sound design:
http://london.sae.edu/en-gb/course_category/745/Audio
Corsi di questo tipo potrebbero essere una bella opportunità per farsi un’esperienza all’estero e farsi un po’ di contatti interessanti.
Buona fortuna
Riccardo
Ciao Riccardo,
leggo la tua intervista e ripenso alla domanda che una studentessa dell’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico ha rivolto – a una conferenza romana di pochi giorni fa – a Toni Servillo. Dopo aver commentato la desolazione della comune città d’origine, Caserta,la ragazza ha chiesto all’attore se sarebbe stato suo dovere, compiuta la formazione “all’estero” (cioè a Roma) di tornare in una città che le sembra assopita e paralizzata.
Concluso con soddisfazione un indirizzo universitario – per così dire – artistico,e affacciata al mondo del lavoro italiano con un’ingenuità degna di Biancaneve a New York guardo gli amici che lasciano la capitale (davvero uno dei tanti posti “belli ma inutili”, come dice il professore a Nicola nel primo atto de “La meglio gioventù”?) e mi chiedo: ma torneranno? Si finisce per auspicare cambiamenti a favore di una società italiana che dall’estero apparirà ancora più sommaria e misera, ma chi va all’estero a fare esperienza sente il bisogno (o il dovere?) di riprendere prima o poi un aereo low cost per alimentare con la sua formazione il “vento di cambiamento” che tutti ci auguriamo? Cosa ne pensi?
Grazie, e buona fortuna,
Francesca
Ciao Francesca,
Penso dipenda dalla persona e da quel che si e’ lasciato dietro prima di partire. Mi sento fortunato perche’ ho la sensazione di poter scegliere.
Personalmente sono combattuto e credo di non essere ancora giunto ad una conclusione.
Non sento un forte attaccamento alla terra ma piuttosto alle persone, la famiglia e gli amici.
Penso spesso ai pro ed ai contro del tornare in italia e cosi’ credo facciano un po’ tutti quelli che sono partiti.
Ad oggi viaggiare e vivere in altri paesi lo trovo molto interessante, cosi’ come le prospettive che mi sono offerte. Con il tempo credo che le cose cambieranno. La mia percezione di quel che e’ importante cambiera’ e spero anche quel che penso sia giusto si evolvera’. (come direbbe La Bona “solo gli stupidi non cambiano mai idea”).
Specialmente se avro’ dei figli l’ordine delle cose per me importanti cambiera’ molto, pensero’ ad esempio a tornare vicino a casa per far stare i miei figli vicino ai nonni. E questo credo sara’ piu’ importante delle opportunita’ di lavoro migliori che avrei stando all’estero.
Voglia di tornare c’e’ sempre per fortuna, voglia di migliorare le cose tante.
Viaggiando si imparano tante cose e soprattutto si acquisisce un punto di vista diverso sulle cose.
Come ha detto una volta Miriam Mirri in un’intervista
http://www.officina-creativa.net/articoli/a-chiacchera-con-miriam-mirri.html
“Gli Etruschi abbracciavano la bellezza ovunque e i Romani importavano le cose belle durante le loro campagne in paesi stranieri, persino gli dei. Continuiamo a farlo.”
Penso sia giusto. Che poi l’Italia e gli italiani abbiano voglia di essere migliorati ed uscire dal loro provincialismo e’ tutta un’altra storia.
Grazie a te Francesca e buona fortuna
Riccardo
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