Oggi a New York: Paola di Le Chou Chou Bijoux

Fotografie di Chiara Battistini
Sul suo blog Paola R dice di sè: “sono nata nel 1978 in un paese noto ora anche come “Fort Apasc”, dall’omonimo film di Marco Risi: un posto in cui la vita non è facile, in cui, come scrive Roberto Saviano, anche respirare, a volte, è una concessione che ricevi. Per me creare è sempre stato indispensabile come quel respirare. Non ho avuto la fortuna di poter seguire subito la strada che sognavo, ma in fondo nessuno può cambiare ciò che è veramente, e la mia natura è questa: io devo creare.”
E così Paola ha fatto, inventandosi Le Chou Chou Bijoux e incominciando a creare gioielli divertenti, ironici e coloratissimi. La new entry in questo paradiso di oggettini kawaii sono tutta una serie di orecchini, ciondoli, anelli e braccialetti a forma di dolce. Roba da mettere addosso, ma anche da leccarsi i baffi.

::Quando e perchè ti è venuta l’idea di realizzare bijoux a forma di dolcetti? Pur essendo specializzata nell’uso di materiali preziosi, ho sempre avuto la passione per la modellazione quindi quando mi hanno commissionato delle food miniatures ho pensato di provare a cimentarmici. Le miniature sono tra l’altro parte della tradizione presepiale napoletana, che ammiro fin da molto piccola, anche perché alcuni dei miei familiari lavorano nella creazione di quelle mitiche statuette e io pure ho vissuto per anni a pochi passi dalla famosa “via dei presepi” – San Gregorio Armeno- che su di me ha sempre esercitato un grande fascino. Diciamo quindi che ho molto probabilmente solo tirato fuori un’abilità che in realtà avevo già dentro da sempre…
:: E dimmi, tra gli sweets made in USA preferisci muffins, cupcakes, cheescakes o brownies? Brownies!

::Da dove trai l’ispirazione e che musica ascolti mentre lavori? In realtà di solito mentre lavoro preferisco guardare film… L’ispirazione invece ha origini molto varie: colori e immagini soprattutto. Molte delle mie idee nascono poi in viaggio o per strada, osservando o parlando con la gente.
::In quante e quali fasi è scandito il tuo processo creativo? Se ciò che devo rappresentare è ispirato ad un soggetto reale (come per le food miniatures), cerco immagini e dettagli del soggeto e, se è necessario, realizzo uno schizzo. La fase successiva è la valutazione della fattibilità del soggetto: considero la resistenza agli urti e all’usura oltre ovviamente alla resa estetica. Infine realizzo un prototipo e, se sono soddisfatta del risultato, provo a realizzare i primi campioni per valutare la reazione dei miei fan su facebook e sul blog ; ). Se la creazione riscuote successo ne realizzo un po’ di pezzi, in modo da poterli mettere in vendita in tutti i canali che ho a disposizione, tra siti web e negozi.

:: Visto che prima mi dicevi che ti piace guardare film mentre lavori, ci sveli qual’è il tuo film preferito ambientato a New York? Taxi Driver. Adoro l’atmosfera delle strade di notte, le luci che si riflettono sull’asfalto e che raccontano storie sconosciute a chi vive di giorno…poi anche io come il protagonista del film di Scorsese vivo di notte, fortunatamente il mio lavoro mi permette di farlo!
:: Se pensi a New York cosa ti viene in mente? FAO Schwarz!

:: Pensi anche tu che New York sia la città ideale per i giovani creativi? Secondo me non esiste una città dei creativi, anche perché, come idea, sarebbe penso piuttosto riduttiva. Penso che NY sia diventata un’icona della creatività e che di conseguenza sia diventata un luogo in cui si concentrano molti artisti e creativi, forse perchè più evoluta a livello culturale e con maggiori opportunità; ma la creatività è dovunque, soprattutto dove certe cose mancano e bisogna inventarsele per sopravvivere.
Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker. Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter. È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.












