Oggi a New York: Marco Pace
:: Benvenuto Marco! Abbiamo presentato uno dei tuoi quadri qualche giorno fa… Ci racconti brevemente di te? Sono nato in Abruzzo, a Lanciano, nel ’77; mio padre lavorava come disegnatore tecnico, aveva una grande passione per i fumetti e dipingeva quadri cupi e profondi di significato. Questo era il mio ambiente da piccolo, l’odore dei suoi inchiostri era la mia vita, i suoi fumetti le mie storie. Ho studiato all’istituto d’arte e facevo i compiti di matematica a fumetti. In quegli anni lavoravo come assistente al miglior pittore della zona, poi mi sono iscritto all’Accademia a Firenze. Nei primi anni di accademia esponevo in Abruzzo nello spazio NEW ZONE di Adriana Martini, una giornalista di Flash Art con una buona sensibilità artistica e molto coraggio. Contemporaneamente all’Accademia frequentavo un corso di cartoni animati. Ho disegnato fumetti, illustrazioni e cartoon, scenografie per il teatro e ho lavorato anche nella scenografia cinematografica.

Sono un artista di quelli cupi e lamentosi, perennemente incazzati con l’umanità e con un amore intenso per la natura. Sono un musicista, la musica per me è fondamentale come la pittura e la fidanzata. Ovviamente musica incazzata.
Il fatto di lamentarsi sempre delle cose e sui fatti porta inconsapevolmente all’arte, io dico sempre: “è troppo facile scrivere poesie quando si sta male”. Fra i miei “autori” preferiti ci sono: William Burroughs, Rembrandt, i Cannibal Corps, Cahrlie Parker, Giotto, Francis Bacon, Jack London e tutti i pittori e musicisti primitivi.
Attualmente lavoro come assistente di Gianni Pettena, un grande artista.
Vivo a Firenze, la notte dipingo nel mio caotico studio prima di addormentarmi fra le braccia della mia dolce fidanzata.

:: Che cosa hai provato la prima volta che hai visto Times Square? A Times Square ho visto per la prima volta una luce più forte di quella del giorno, un po’ meno di quella di un flash fotografico; naturalmente sto parlando della piazza di notte, praticamente si spegne il giorno e in quella piazza non te ne accorgi.
:: Che cosa c’è di New York nei tuoi quadri? I miei quadri prima di andare a New York rappresentavano una città onirica, un incubo che opprimeva l’essere umano, una visione negativa e soffocante; questo forse perché, abituato a percepire contesti con forte presenza della natura, il manufatto inorganico e colossale era fonte di ansia. Dopo NY la visione è diventata una via di mezzo, una scena teatrale al limite con il surreale, ma che ha un profondo significato di dialogo fra culture primitive e contemporanee. Ancora devo decifrare bene queste visioni.Una foresta di grattaceli.

:: Qual è la cosa più bizzarra che hai visto a NY? Una partita di baseball.
:: NY contro Firenze: chi vince? Bisogna avere rispetto per i vecchi anche se si sono rincoglioniti, quindi…
:: Che cosa importeresti da NY? La libertà di espressione.

:: Il posto di NY che ti è rimasto nel cuore? La riva del fiume di sera a Brooklyn, che visione…che topi…e il Charleston, non lo stile di musica ma un locale di Brooklyn.

















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