Pout pourri metropolitano

17 January 2010

Una volta New York era considerata la fucina del melt ‘n’ pot, perchè qui miriadi di identità venivano frullate e remixate in una macro identità multisfaccettata ma unica.

Poi è arrivata la salad bowl, in cui tutti gli ingredienti stanno insieme, nella stessa tazza, ma mantengono le loro qualità e caratteristiche, no matter what e a prescindere dal tipo di dressing .
C’era il trickle down, una volta, e poi è arrivato il bottom up e quindi il supermarket of style.

Ma la mia impressione, a New York, è quella di essere immersa in una ciotola di pout pourri.

Eh sì perchè nel pout pourri, anche se l’odore principale è uno solo (pino, rosa o arbre magique), ogni elemento riesce a conservare un po’ del suo originario aroma.

La cannella sa di cannella e i petali di rosa profumano di maggio.
Ogni profumo, ogni elemento è diverso e autonomo, eppure vive nello stesso contesto (la ciotola) ed è tenuto insieme dallo stesso odore omogeneizzante e superficiale.

Prendete, ad esempio, la gente sulla metro di New York.

C’è chi legge riviste di gossip e chi il nuovo libro di John Grisham.
Chi sfoglia con aria ingrifata una rivista piena di omini semi naked che offrono i propri servizi a pagamento e chi si contorce il cervello appresso alla versione in anglo americano della Divina Commedia (non oso neanche immaginare cosa deve essere).
C’è chi legge mini torha da taschino, chi si dedica ai classici della letteratura americana e chi opta per il New York Times.
C’è anche chi legge le fiabe, ad alta voce, e chi solfeggia bisbigliando, tenendo tra le mani lo spartito di una qualche sonata di Bach.

DSCN1399 1024x768 Pout pourri metropolitano

C’è chi legge un e-book sul Kindle, chi controlla la lista delle apps sull’iphone e chi consulta la Lonely Planet di New York.

Ognuno, come nel pout pourri, sta immerso nello stesso contesto.

Ma ognuno mantiene, anche underground, il suo stile, la sua identità il suo gusto.

Ed è proprio questo il bello.

Perchè a New York non ci si omologa, anzi. Si diventa ancora più specifici.

Francesca Masoero

pixel Pout pourri metropolitano

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker. Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter. È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

2 commenti for “Pout pourri metropolitano”

  1. juliet

    verissimo!
    io sulla linea gialla beccavo sempre gente che leggeva america oggi…un must per gli italo americani direi

  2. a me è capitato invece di vedere la faccia del nostro premier che torreggiava su dei giornali cinesi…pensa un po’ te,,,;)

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Francesca Masoero

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker.

Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter.

È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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