Oggi a New York: Tinoshi Kitazawa

:: Ciao! Raccontaci brevemente di te! Che dire, sono un quasi-pirata che per caso ha fatto ingegneria a Torino, ma solo perché i cappuccini sono decisamente migliori che in qualunque altro angolo del globo (tranne il Caffé Trieste a San Francisco, a dire il vero). Subito dopo la laurea ho avuto la fortuna di poter partire per la California, per i soliti tre mesi (in semiclandestinitá) che poi si sono tramutati in tre anni e in una Carta Verde. In questo istante a dire il vero mi trovo a Barcellona, dove seguo un Master di Design e Programmazione di Videogiochi all’Universitá Politecnica della Catalunya (purtroppo qui i cappuccini qui sono piú cattivi, ma per lo meno non mettono il pesto sul pollo). Cerco la felicitá viaggiando invece che dentro di me, quindi sono sempre in giro a cambiar cielo. Ah si, e poi in realtá disegno fumetti (ndr, ecco il suo sito).

:: Come è il tuo rapporto con l’America? Conflittuale, come in ogni storia importante. E’ un paese dove da un lato ti sembra che ogni strada sia possibile, e se lavori e hai fortuna (ed entrambe le cose possono succedere) puoi raggiungere tutti i tuoi obbiettivi. Dall’altro sei conscio che se dovesse andarti male, verresti lasciato totalmente solo. In quel caso ti andrebbe davvero male. Un paese senza mezze misure, dove puoi sempre reinventarti, potenzialmente all’infinito.
E poi c’e’ la California. Io sono tra quelli che, non mi vergogno a dirlo, l’ha sempre considerata un mito. Non credo sia una banalitá, per lo meno non lo é per me. Non mi sono innamorato mai di nessun altro posto come della California. Credo che il motivo sia semplice: é un luogo dove anche stando fermo, anche se stai piantando radici, ti alzi al mattino e ti senti in costante movimento, sempre sulla strada. Non so se mi spiego… Prendi la macchina, vai dritto sulla 101 e di colpo, l’Oceano.
:: Qual è il viaggio che devi ancora disegnare? Il mio obbiettivo é di visitare tutti i paesi del mondo, in attesa che si possa viaggiare anche su Marte. Dovessi cominciare l’elenco diventerebbe lunga, si farebbe prima a prendere un Atlante, sfogliarlo e per ogni pagina dire: QUI. Ogni viaggio apporta qualcosa, e volente o nolente, anche se magari indirettamente, ti plasma. Devo ancora disegnare qualsiasi viaggio avró la fortuna di intraprendere.

:: Cosa non deve mai mancare nella tua valigia? Secondo la ‘Guida Galattica Per Autostoppisti’ l’unica cosa che non puó mancare é un asciugamano ( la cosa “più massicciamente utile che un autostoppista interstellare possa avere.”). Concordo. Io di mio, se ho ancora spazio, aggiungo le seguenti cose:
- Fogli e pennelli, per disegnare durante il viaggio. Il colori o la dimensione dei fogli di carta non sono importanti, tanto in viaggio non disegno.
- Un’armonica a bocca, di tonalitá diversa a seconda del luogo in cui vado. Tanto non la so suonare.
- Una guida del prossimo posto che visiteró DOPO questo viaggio. Mi aiuta a ricordare che non devo fermarmi. Tanto in ogni caso non la leggo.
Peró se non avessi queste cose con me, mi sembrerebbe di aver dimenticato qualcosa di importante. Per lo meno evito di pensare continuamente: ‘Ecco, se avessi avuto questo oggetto, ADESSO avrei potuto usarlo!’.
:: Un viaggio ti ha mai ispirato una storia? Indubbiamente ogni viaggio mi ha ispirato. Nessun viaggio in particolare peró é stato tradotto in storia (sempre che si possano definire ‘storie’ i miei fumetti)(e sempre che possano essere definiti ‘fumetti’ quelle cose che disegno). Quello che cerco di fare é astrarre le situazioni che descrivo, di modo che non siano valide solo in questo tempo o in questo posto, o che siano comprensibili solo se chi le legge ha visitato il luogo del quale parlo. Le mie strisce sono ambientate in non-luoghi, con personaggi senza nome. Sono come un coagulo di pensieri e di esperienze (e molte stupidaggini, soprattuto) che pur avendo vissuto in prima persona spesso comprendo solo mentre trascrivo su carta. Tutti i viaggi in questo senso, e per viaggio intendo qualunque spostamento, anche minimo, che presupponga l’istinto di andare, sono stati e sono fondamentali. Piú conosci realtá diverse, piú si sviluppa la capacitá di astrarre e pescare dal vaso degli elementi comuni. Delle terre straniere non so se mi affascinano maggiormente le differenze o le somiglianze. Poi ovviamente, ricordo perfettamente dove come quando e perché mi é venuta una certa idea. E rileggendo le strisce dall’inizio, a volte, ripercorro gli ultimi anni della mia vita. Come se ci fosse un diario nascosto tra le righe. Ma questa é un’altra storia.

:: Come disegneresti il perfetto americano? Il perfetto americano in realtá non esiste (per fortuna, tanto non saprei disegnarlo). Cosí come non esiste il perfetto italiano. So di dire una banalitá quando affermo che la visione che abbiamo noi di loro é storpiata e stereotipata tanto quanto quella che hanno loro di noi. O comunque é estremamente riduttiva e caricaturale. Come é vero che non si puó fare di tutte le erbe un fascio, lo é a maggior ragione se si parla di un paese cosi grande e cosí differenziato come gli USA. Il surfista californiano, il pendolare newyorkese, il mormone, il cowboy texano, il bluesman di chicago e il musicista di memphis alla fine hanno comunque qualcosa in comune. Sono tutti figli di una politica di omogeneizzazione imposta dalla necessitá di tenere sotto controllo un territorio vastissimo. ‘The system’, e non ci scappi. A me sembra che siano odinati anche nel disordine. Si mettono in fila anche per fare casino! Alla fine li potrei disegnare cosí come sono. Nei loro costumi tipici, apparentmeente molto diversi e coloriti, ma su di un palco, a recitare in maniera ordinata il proprio ruolo, piú che maschere di un caotico carnevale. E cosi ho fatto di tutte le erbe un fascio anche io!
Nuok è New York raccontata dai creativi italiani che la abitano. Non la solita Grande Mela quindi. Un magazine online di lifestyle, cibo, arte e cultura aggiornato quotidianamente e indispensabile per viaggiatori, residenti, sognatori e chiunque voglia conoscere il lato inedito di NY.













Bella intervista! Ma se ritorni a Torino fammelo sapere (magari su Twitter) ‘che ti offro un cappuccino come si deve…
W Nuok
bella li’ Giorgio, bella intervisa
ciao un abbraccio