New York City- aka come consumare la carta di credito in un battibaleno

4 November 2009

New York è una città strana.

Il tempo cambia in un attimo, le strade sono un reticolo quasi labirintico di edifici e blocks praticamente identici (per cui io, che sono nata senza il senso dell’orientamento, mi perdo un giorno sì e l’altro pure) e ci sono sales più o meno ovunque.

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Per cui, come niente, ci si può ritrovare a fare shopping in un quartiere in cui si è capitati per caso mentre si tentava di sfuggire ad una improvvisa tempesta di neve.

E’ così che sono stata indotta a fare i miei ultimi acquisti.

Non è che io avessi intenzionalmente mosso le chiappe verso il Century 21 o verso Kenneth Cole o verso Amarcord.

Anzi, camminavo tranquilla in direzione New York University (nel West Village, di fronte a Washington Square dove –pensate un po’- c’è una statua di Garibaldi), da brava studentessa diligente che la mattina presto si reca in facoltà, pronta ad affrontare un manipolo di studenti dagli accenti incomprensibili e pronta a sedermi in un’aula grigiastra e calda, tanto simile a quelle che ci sono a Palazzo Nuovo.

E però, per colpa della pioggia, della grandine e del vento mi sono, come per incanto, molto spesso ritrovata a comprare sneakers, borsette da polso super trendy e t-shirts vintage anni ‘80.

Ma, ripeto, nulla era premeditato, è tutto successo per caso.

Io, lo ribadisco, avevo tutte le migliori intenzioni di recarmi in facoltà e di non usare la carta di credito.

Solo che, a volte, la vita prende delle pieghe imprevedibili e così il portafoglio, a fine giornata, si ritrova improvvisamente più leggero.

Anyways, a parte queste digressioni degne di Carrie e di Becky (e so che tutte le shop-a-holics in ascolto ben comprenderanno i riferimenti), altra cosa assolutamente amazing qui nella City è poi il fatto che nessuno o quasi è davvero nato e cresciuto a New York.

Anzi, praticamente tutta la gente che si incontra sui treni, per strada, in fila davanti alle fitting rooms e in aula in NYU, viene da qualche luogo sconosciuto e far far away, ed è arrivata a New York per studiare, lavorare, fare shopping, conoscere gente e vivere in questa città incantata, piena di luci e di insegne colorate.

Io per prima, in effetti, corrispondo perfettamente alla descrizione dell’ abitante (temporaneo) della City, dopotutto vengo da Cumiana, che non è proprio dietro l’angolo e quasi sicuramente non è neanche troppo celebre come meta, pure se stiamo lavorando per renderla 100% “tourism friendly & appealing”.

Per cui il fatto di non sapere bene l’inglese o di non conoscere bene la città non è mai un problema: ci sarà sempre qualcuno messo peggio di voi e qualcuno che invece saprà darvi indicazioni ad hoc, aiutandovi a trovare la fermata della metro che, da circa due ore, stavate cercando senza sosta (e senza successo).

Mica come a Parigi, che se mai si sbaglia un accento o si azzarda un “Excusez moi, où est ce que ce trouve Rue de Rivoli?” davanti ad un parigino d.o.c., si rischia, come minimo, l’esposizione al pubblico ludibrio.

New York è una città dove tutti possono essere quello che vogliono , parlare la lingua che vogliono e, last but not least, vestirsi come vogliono.

E quindi non state a pensare che uscire con la tuta sia out, perché anzi, sulla metro, per strada o da Whole Foods, troverete sicuramente qualcuno che ha pensato bene di andare in giro per la città in pigiama, forse per lanciare un nuovo trend o una nuova subculture, o forse semplicemente perché si era accorto di aver finito il pane integrale e aveva quindi pensato di fare una corsa al supermercato per comprarne una baguette,  fregandosene dei dress codes e dei consigli di The Sartorialist .

New York è estremamente eclettica e aperta alle sperimentazioni, in mezzo a tutti questi colori, negozi e persone si può insomma dare spazio alla propria creatività in modo eccezionale e ineguagliabile.

Per cui domani anche io proverò a mixare i miei vestiti in modo unconventional: leggings+ sneakers+top di seta+maxi maglione+ maxi cinta a fiocco.

E, già che ci sono, cercherò anche di dimenticare la carta di credito a casa.

Dopotutto, mesi di uso continuo, si merita anche lei un po’ di riposo.

Speriamo solo che nessuno mi prenda per pazza.

Ma, dopotutto, sono a New York e quindi, nonostante il mio abbigliamento “originale”, dovrei riuscire a mimetizzarmi nella folla senza problemi: qui essere strambi è assolutamente normale.

Francesca Masoero

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Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker. Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter. È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker.

Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter.

È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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