La (A)storia di Dito Montiel

28 November 2009

MV5BMTU3OTQwNDAwMV5BMl5BanBnXkFtZTcwNjQ3OTYzMQ@@. V1. SX270 SY400  La (A)storia di Dito Montiel

Avevo intervistato Dito Montiel qualche tempo fa alla Mostra del Cinema di Venezia quando, con il suo primo film A Guide to Recognizing your Saints, ha vinto il premio della sezione Settimana della Critica.

Il film è un prodotto di nicchia di quelli –si dice ora- dalla coda lunga. Non so se vi sia capitata occasione di vederlo, ma merita davvero. Anche perché non racconta solo la storia di Dito e dei suoi amici, ma ci trascina anche nel cuore del quartiere di Astoria, nel pieno degli anni 80.

La Astoria di oggi è cambiata tanto rispetto a quella che ci racconta Montiel.

Oggi il leggendario quartiere al di là dell’Upper East side è uno dei centri nevralgici della gentrification  new yorkese, con tanto di nuovi luoghi culto, come la nuova scuola per artisti dedicata al vecchio Frank (Sinatra), il PS1 , il Museum of the Moving Image e gli studios cinematorgafici dove vengono girati Gossip Girl e Sex & The City.

Il punto di vista di Dito, anche se parla di un quartiere ormai profondamente mutato, ci è però prezioso, perché capace di trasferire su di noi un po’ della passione e del dramma che hanno fatto parte della sua vita, di Astoria e di New York. E perchè così ci aiuta a capire un pochino di più quell’immenso melt’n’ pot di persone, colori, odori e situazioni che è la Big A.

Per cui ho pensato di rispolverare l’intervista, che vi ripropongo qui sotto.

FM: Ne La Guida ci presenti il luogo dove sei cresciuto e ci parli delle difficoltà che hai incontrato nel periodo della tua adolescenza. Quanto c’è di realmente autobiografico in tutto ciò?

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DM: Ho cercato di parlare delle persone e dei luoghi dove sono cresciuto, ma, mentre il libro (omonimo da cui è tratto il film) è autobiografico al 100%, nel film ho dovuto effettuare una selezione del materiale che avevo. Ho dedicato ad ogni personaggio il suo momento e ho a volte aggiunto qualche modifica, per esigenze sceniche…

Ovviamente questo mi ha portato a dovermi difendere dalle accuse finto bellicose dei miei amici protagonisti, che sapevano come le cose erano andate davvero.

FM: Nel cast della Guida ci sono sia attori professionisti (Rosario Dawson, Robert Downey Jr, Channing Tatum,..) che tanti non attori, è stato complicato coordinare  tutti?

DM: In effetti è stato un hard job. Ho cercato di rendere più spontanei possibile gli attori professionisti e li ho mescolati a quelli presi per strada, che reclutavo io stesso, improvvisandomi talent scout. Una delle ragazzine, pensa, l’ho incontrata sul treno e le ho lasciato il mio biglietto da visita, probabilmente la sua prima impressione deve essere stata “questo qui è un pazzo…”

FM: Tu vieni da una carriera che è stata innanzitutto musicale, poi hai fatto il modello di underwear (per Calvin Klein, ndr) e ora di sei dato alla regia. Ti è piaciuto fare il regista? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

DM: Io amo molto il cinema e i film, insomma, mi piace fare questo lavoro, anche se, visto che non ho mai frequentato scuole di cinema forse non conosco la maniera “corretta” di girare un film. Sono molto più istintuale e immediato di chi ha fatto una academy.

Tutto sommato però questa, insieme alla scrittura, è la mia passione, ed è anche ciò che mi ha salvato dal caos in cui vivevo quando stavo ad Astoria.

Negli ultimi anni poi ho vissuto  a Los Angeles e lì fare cinema è un must: il mio secondo film, Fighting, è appena uscito in sala e nel 2010 uscirà il mio nuovo lavoro: The Brotherhood of the rose.

Ora sto lavorando su un altro film ambientato nel Queens…quindi questo inverno lo passerò anche io a New York.

Francesca Masoero

pixel La (A)storia di Dito Montiel

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker. Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter. È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

4 commenti for “La (A)storia di Dito Montiel”

  1. LucaP

    The Guide è bellissimo

  2. FranzM

    CONCORDO, the Guide è bellissimo e Montiel uno dei giovani registi americani da tenere d’occhio…

  3. [...] Montiel lo annusiamo quasi, e lo vediamo chiarissimo nella versione cinematografica del suo libro Guida per riconoscere i tuoi santi. Le immagini ci si stampano a tal punto nella mente che arrivati a NY la sensazione che proviamo è [...]

  4. [...] romanzo di Dito Montiel è assolutamente trascinante e spaccacuore, ed è un omaggio all’infanzia dell’autore trascorsa [...]

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Francesca Masoero

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker.

Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter.

È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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