Groceries shopping in New York

16 November 2009

Fare la spesa in un supermarket americano è un’esperienza che ha del favoloso.
No wonders che Walt Whitman ci girasse così sperduto e allampanato.

Ovunque uno guardi, trova una sfilza di prodotti misteriosi, confezionati in packaging coloratissimi e arzigogolati.

Le materie prime – di base- tipo pasta, pane e riso sono pressochè introvabili, ma, in compenso, c’è il riso con fagioli e maiale liofilizzato, la pasta col formaggio, il pane iperproteico.
Il problema è che, per trovare qualcosa che fosse commestibile senza preoccuparsi delle conseguenze bio-organiche, un italiano abituato alla semplicità di colori e forme di un carrefour o di una coop ci mette ore.

Che dire poi delle surreali confezioni king size, del tipo 4 litri di succo di frutta ACE o 2 kili di cereali Kellog’s? Se mai uno decidesse di comprare quei mega pacchetti poi, per portare le buste di groceries a casa, dovrebbe contattare l’incredibile Hulk – no joke.

Poi certo, si trova anche qualche prodotto italiano, infilato negli scaffali dei cibi esotici, come da noi il riso basmati e la salsa di soja. E si vede però che sta un poì scomodo e che si chiede dove siano il parmigiano reggiano e il latte Granarolo.

Già perchè, anche se la filiale new york-ish di Eataly non ha ancora aperto (pare lo farà nel 2010), anche nei supermercatinipiù scrausi di Carroll Gardens vi capiterà di imbattervi nella pasta Garofalo e in quella Barilla, nell’olio Bertolli e nell’acqua Panna, intenti a cercare di mimetizzarsi in mezzo ai luccicosi prodotti made in the usa.
Fate però attenzione perchè, spesso, anche se i prodotti sono formalmente italiani, sono in realtà prodotti sul suolo americano e quindi le tecniche di lavorazione cambiano. Per cui, leggete sempre bene le etichette e cercate i “products of italy” tra gli scaffali del vostro supermercato di fiducia.

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E se, nei vostri giorni newyorkesi, deciderete di optare per una dieta che non sia all’insegna del junk food e dei cibi imbottiti di proteine, vitamine e ormoni, provate a fare un tour da Whole Foods e Food Emporium.

Come supermercati costano un pochino più degli altri, ma almeno lì avrete la sicurezza di mangiare roba buona e che non vi faccia crescere troppi peli. E poi sono aperti fino alle 10 pm e strategicamente collocati vicino alle entrate della metro (il Whole Foods in Union Square e quello in Bowery sono raggiungibilissimi anche da Brooklyn, rispettivamente con la R/N e con la F).

Tra l’altro hanno entrambi una zona di bakery (buonissimi i muffins alla zucca di Whole Foods), una di self service, dove potrete comprare piatti freddi e caldi -vanno a peso, non a scatola per cui: occhio!- e persino una sezione sushi, dove con 10$ vi portate a casa 8 rolls con tonno e avocado.

Per ora WF e FE sono solo a Manhattan, quindi se abitate a Brooklyn e  l’idea di fare una corsa in treno carichi di buste 100% recycled paper non vi entusiasma, potete optare per Trader’s Joe e la Park Slope Food Coop.

Lì bisogna diventare membri e fare dei turni come shop assistant, ma -con un po’ di fortuna- potreste finire a sistemare formaggi sugli scaffali con Adrian Grenier, un habituée della Coop di Park Slope.

Eh sì, perchè a New York il celebrity watching si fa anche durante il groceries shopping.

Francesca Masoero

pixel Groceries shopping in New York

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker. Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter. È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

1 commento for “Groceries shopping in New York”

  1. LucaP

    whole foods è un paradiso dei supermarket.
    buono da impazzire è il latte di cocco OZ mi pare che si chiami. E poi la zona selfservice con falafel, noodles, cous cous…viene fame solo a pensarci.

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Francesca Masoero

Francesca Masoero non è la campionessa di canottaggio che appare se digitate il suo nome su Google. È l’altra, la multitasker.

Ha un (in)utile dottorato in cinema e marketing; racconta in modo non convenzionale e creativo New York, Torino e Bologna su NUOK e scrive di eventi, lifestyle e cultura per Lookout Magazine; si occupa di marketing, comunicazione, pr e web 2.0 tra Torino (la sua città natale) e New York (la sua città ideale). In più, a volte fa la stylist e a volte la cool hunter.

È creativa, ma pignolissima. Sembra zen, ma è perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. La salvano le piccole cose della (sua) vita: il rock’n’roll, la pasta al pesto, internet e il suo nuovo bellissimo frigorifero da 300 litri, pieno di quello che il suo fidanzato chiama “cibo da conigli”.

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